A Favignana torna a calare la tonnara  

Pubblicato da in data 18 Maggio 2019

A Favignana torna a calare la tonnara

Pubblicato il: 19/05/2019 16:22

(di Stefania Marignetti)

Dopo 12 anni (se si esclude la calata ‘fittizia’ del 2016), a Favignana torna a calare la tonnara. E’ una notizia importante perché è attorno al tonno che per secoli si è costruita l’economia (e anche la cultura) dell’isola, se non proprio messa in ginocchio, sicuramente messa a dura prova dal depauperamento degli stock di tonno rosso. Insomma, di tonno non ce n’era quasi più e così l’Unione Europea nel 2000 ha imposto le cosiddette ‘quote tonno’ ai Paesi del Mediterraneo per salvare il tonno rosso. E a Favignana il tonno non si può pescare più.

Risultato: in 15 anni il Mediterraneo si ripopola, sono gli stessi pescatori a segnalare il ritorno del tonno rosso nelle nostre acque e l’Iccat (la Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell’Atlantico) conferma il dato. Così, dopo il decreto del 17 aprile scorso sulla “campagna di pesca del tonno rosso – anno 2019” emanato dal Mipaaft, che assegna un surplus di quota indivisa di 84,69 tonnellate al sistema di pesca con tonnare fisse, l’azienda Castiglione il 2 maggio annuncia ufficialmente le operazioni di calo della tonnara di Favignana.

Al momento l’attività non è economicamente sostenibile, ma l’auspicio è la ripartizione di una quota garantita e un futuro incremento della stessa. Intanto la tonnara è stata calata ed è continuamente monitorata, in attesa che i tonni arrivino.

La tonnara ‘fittizia’ del 2016. Nell’aprile 2016 Castiglione calò la tonnara a Favignana, senza diritti sul pescato, perché altrimenti, trascorsi i 10 anni dall’ultima tonnara, l’Ue avrebbe cancellato Favignana dalla lista delle potenziali tonnare italiane. L’operazione richiese un investimento ingente e a fondo perduto, data l’impossibilità di commercializzare il pescato a causa della mancata assegnazione di quote all’isola. Un sacrificio che scongiurò la morte della tonnara di Favignana e che portò nel 2017 – grazie anche agli sforzi congiunti di Ministero, Regione Siciliana e comune di Favignana – alla sua iscrizione tra le tonnare spettanti quota.

Nel novembre 2018, il Mipaaft accredita la Nino Castiglione come soggetto in possesso dei requisiti tecnico- amministrativi per il calo della tonnara di Favignana, senza però definire la quota per la stessa. E’ solo con l’ultimo decreto del 17 aprile scorso, che si chiariscono i criteri di assegnazione. Criteri che destano non poca preoccupazione in casa Castiglione: “L’attuale distribuzione delle quote non garantisce la sostenibilità economica della tonnara. Il rischio imprenditoriale è molto alto – dichiara Filippo Amodeo, amministratore dell’azienda Castiglione – ma la nostra ambizione è essere partner tecnico di amministrazioni locali e nazionali e insieme a loro dare dignità al nostro territorio attraverso la pesca sostenibile, l’indotto e il turismo, la ripresa degli antichi mestieri, le produzioni di eccellenza”.

Castiglione gestì la tonnara di Favignana (lo stabilimento Florio, oggi musealizzato – Foto) dal 1985 al 1996. Lo stabilimento resterà così (anche perché la mattanza non si fa più), un’attrazione per turisti, ma Castiglione (che ha anche acquistato il marchio Florio) chiede di poter utilizzare gli spazi oggi ancora non utilizzati, cosa che permetterebbe da una parte di abbattere i costi dei trasporti, dall’altra di lavorare reti e attrezzature varie nel luogo da sempre deputato a questa attività e in più di aggiungere un vantaggio turistico che è quello di permettere ai visitatori di vedere i tonnaroti al lavoro.

Calare la tonnara equivale a occupare circa 50 addetti, coinvolgere un indotto significativo e recuperare la lavorazione e l’inscatolamento del tonno rosso del Mediterraneo che nello stabilimento Florio di Favignana ha avuto una fortissima tradizione.

Lo stabilimento Florio di Favignana è stato attivo dal 1884 a 1982. Di proprietà dei Florio fino al 1937, viene poi acquistato dai Parodi per poi passare ai Castiglione nel 1985. Qui, dopo la mattanza (che durava circa 40 giorni, da aprile a giugno), veniva portato il tonno per essere pulito, lavorato, inscatolato (è il primo stabilimento a conservarlo sottolio) e sottoposto ai controlli di qualità. Lo stabilimento occupa una superficie di 36mila mq ed era l’industria del tonno più grande di tutto il mediterraneo: arrivava ad occupare fino a 900 operai.


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