Animali in ospedale a trovare padroni, la mappa del ‘pet-visiting’  

Pubblicato da in data 19 Maggio 2019

Animali in ospedale a trovare i padroni, la mappa del 'pet-visiting'

Un Golden retriever all’inaugurazione del servizio ‘4 Zampe con te’ dell’ospedale dei Castelli

Pubblicato il: 20/05/2019 15:35

di Barbara Di Chiara

Non solo figli, zii, nonni, amici. Anche i quattrozampe possono ormai fare visita ai propri padroni ricoverati in ospedale. L’ultimo in ordine di tempo a prevedere questa possibilità è stato l’ospedale dei Castelli (Ariccia, Roma), nel Lazio, che ha inaugurato l’area ‘4 Zampe con te’, dove i degenti hanno la possibilità di incontrare gli amici cani, gatti e conigli. Ma gli esempi di corsie ‘pet-friendly’ in Italia sono sempre più numerosi e vanno da Nord a Sud. Ecco quindi una mappa del ‘pet-visiting’ in Italia.

Nel Lazio è stato recentemente emanato un decreto che consente e disciplina l’accesso degli amici a quattro zampe ai pazienti di strutture sanitarie e ospedaliere, pubbliche e private. La Lombardia ha adottato una normativa simile già nel 2016, che è stata recepita dalla maggioranza delle aziende sanitarie e che vale anche per le case di riposo: un esempio è l’Asst Lariana, che ha aperto alla possibilità di portare i pet in visita ai degenti degli ospedali Sant’Anna di San Fermo della Battaglia, Sant’Antonio Abate di Cantù e ‘Felice Villa’ di Mariano comense, anche se la visita non è possibile in Anestesia e Rianimazione, Medicina d’urgenza/Pronto soccorso, Chirurgia, Chirurgia d’urgenza e Terapia intensiva neonatale.

In Umbria, l’ingresso di cani e gatti nelle strutture ospedaliere è disciplinato da un regolamento e avviene in aree riservate, in determinati orari, su richiesta dei pazienti, sempre nel rispetto delle norme igieniche e di sicurezza e con tutte le accortezze del caso. In Toscana, fin dal 2014, sono molte le realtà sanitarie che consentono queste ‘visite speciali’: a questo scopo, ad esempio, l’Ausl Toscana Centro, ha anche avviato un percorso di formazione di 15 operatori sanitari dell’ospedale Santa Maria Nuova. All’Hospice Universo Salute – Don Uva di Bisceglie (Bat) è invece partito il primo progetto di questo genere in Puglia. Anche all’ospedale Gaslini di Genova, in Liguria, cani e gatti possono entrare nel reparto di Neuropsichiatria Infantile per dare sollievo ai piccoli degenti.

Ci sono poi casi di animali molto speciali, arruolati a sostegno dei pazienti, soprattutto bambini: il reparto pediatrico dell’ospedale Santa Maria Annunziata di Firenze ha aperto le porte al cane Serena, un Basset hound che, due volte al mese, va a trovare i bambini ricoverati e in particolare i piccoli che sono stati sottoposti a interventi di tonsillectomia e adenoidectomia. Serena li accompagna in sala operatoria e soprattutto li aspetta al loro ritorno o al loro risveglio. I bimbi hanno così la possibilità di distrarsi e passare in compagnia del cane le ore in attesa o dopo l’intervento.

Come ricorda all’Adnkronos Salute Marco Melosi, presidente dell’Associazione nazionale medici veterinari italiani (Anmvi), “gli ultimi dati Censis ci hanno confermato che il 35% delle persone che possiedono un animale lo considerano esattamente come un figlio. Anche Federanziani ha evidenziato che, nel tempo libero, i nostri nonni preferiscono come prima cosa leggere un libro, ma come seconda prendersi cura del loro cane o gatto. Tutti gli studi scientifici assicurano che il rapporto con gli animali ha un effetto positivo sulla persona, con una riduzione della pressione sanguigna e del battito cardiaco quando li si accarezza, oltre a portare una ventata di speranza per la guarigione. Per non parlare della ‘pet therapy’, su cui abbiamo solo dati positivi”.

Occorre accogliere il proprio animale in ospedale, però, con piccole precauzioni: “Deve essere sano a livello clinico e soprattutto deve essere abituato a trovarsi in un ambiente frequentato da tante persone. Deve quindi avere un temperamento socievole, una indole docile. Altra cosa importante è che, soprattutto d’estate, abbia fatto una profilassi accurata nei confronti degli ectoparassiti come pulci e zecche, e un controllo sulla presenza di micosi”.

“L’ambiente ospedaliero è un ambiente protetto e bisogna fare attenzione a non introdurre possibili pericoli, informandosi anche se all’interno del padiglione o della camera non ci siano soggetti allergici al pelo o alla forfora di cane e gatto. A proposito del pelo, è buona regola – suggerisce – spazzolare l’animale prima che entri nella struttura sanitaria. Pulizia del pelo, buone condizioni di salute, buon temperamento sono quindi le condizioni accertate le quali è sicuramente possibile, e molto positivo anche per lo stesso animale, portare il quattrozampe in visita in corsia”.


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