Scarcerato talebano Usa, è polemica   

Pubblicato da in data 22 Maggio 2019

Scarcerato talebano Usa, è polemica

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Pubblicato il: 23/05/2019 16:42

Il ‘talebano americano’ è tornato ad essere un uomo libero. E’ infatti uscito dal carcere John Walker Lindh, il giovane californiano la cui cattura al fianco del gruppo che ha dato rifugio ai terroristi dell’11 settembre sconvolse l’America e che nel 2010 è stato condannato a 20 anni di prigione, nel primo processo condotto durante la guerra al terrorismo lanciata da George Bush.

Lo sconto di pena è stato concesso per buona condotta, rendono noto dalla prigione federale di Terre Haute, in Indiana, dove Walker Lindh è stato rinchiuso per 17 anni in un’unità di massima sicurezza. Ora sarà in libertà vigilata, con il divieto di avere un passaporto, di usare Internet senza un controllo, comunicare con noti estremisti e condurre conversazioni online in linguaggi diversi dall’inglese. Dovrà anche sottoporsi a controlli psichiatrici. Il suo avvocato ha detto che Lindh intende andare all’università.

Ma la mossa sta provocando polemiche, con il senatore repubblicano Richard Shelby, che ha detto che anche Donald Trump era d’accordo nel non permettere al talebano americano di usufruire degli sconti di pena previsti dalla legge federale. Era già stata molto più leggera di quanto richiesto la condanna originale di Lindh, dal momento che i procuratori non riuscirono a dimostrare che avesse combattuto o cercato di uccidere americani insieme ai talebani.

“Non sono partito per combattere contro l’America e non l’ho mai fatto, ho fatto un errore ad unirmi ai talebani, se avessi saputo allora quello che so ora non l’avrei mai fatto”, disse al giudice federale T.S. Ellis l’allora poco più che ventenne Lindh che ammise di aver incontrato Osama bin Laden in un campo di addestramento ma disse di essersi rifiutato di partecipare ad attacchi contro americani.

Il giudice Ellis non ritenne sufficienti neanche le prove del presunto coinvolgimento di Lindh nella morte di Johnny “Mike” Spann, agente della Cia ucciso in una rivolta nella prigione afghana dove era detenuto il talebano americano. Da sempre convinto della responsabilità di Lindh nell’omicidio del figlio, il padre di Spann lunedì scorso ha inviato una leggera al giudice Ellis chiedendogli di aprire un’indagine su un recente rapporto di intelligence del 2016 in cui si afferma che Lindh ha “continuato ad inneggiare alla jihad globale”.

Nei giorni scorsi Nbc news ha rivelato di aver ricevuto lettere di Lindh – che ora ha il nome islamico di Yayyah Lindh – nel 2015 in cui si affermava che lo Stato Islamico stava “facendo un lavoro spettacolare”. In carcere Lindh, che ha preso il nome di Yayyah, ha continuato a seguire rigidamente le regole del Corano, sfidando con successo


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