Brexit: la sfida per la successione, Boris Johnson l’eterno favorito/Adnkronos  

Pubblicato da in data 23 Maggio 2019

La sfida per il dopo May

(Ipa/Fotogramma)

Pubblicato il: 24/05/2019 16:11

Appare destinato ad affollarsi nei prossimi giorni il campo dei candidati alla successione a Theresa May con Boris Johnson che ora viene indicato come il favorito dai bookmaker britannici. Ma l’ex sindaco di Londra, il campione della Brexit, eterno favorito che già nel 2016 non riuscì ad aggiudicarsi la successione a David Cameron, potrà nei prossimi giorni dover fare i conti con una serie di sfide. Anche da parte di colleghe di partito tra le quali Andrea Leadosm e Penny Mordaunt, alle quali forse pensava la May quando ha detto di essere orgogliosa di essere stata “la seconda donna premier, ma certamente non l’ultima”

Ecco i principali candidati.

BORIS JOHNSON

Con i boomaker che lo danno 6 a 4, l’ex ministro degli Esteri, soprannominato un tempo “l’Heineken candidate” per la sua capacità di attirare i voti non tradizionalmente tories, ma anche tra la gente comune, può contare su un forte appoggio popolare – un sondaggio del Times gli ha dà i favori del 39% dei favori, con Dominic Raab secondo con il 13% – che con ogni probabilità lo farà arrivare al duello finale. Controverso, anche tra molti colleghi per le sue posizioni eccentriche, estreme, e per il suo appoggio al no deal, Johnson ultimamente ha abbassato i toni.

Forse per rispondere alle pressioni dei moderati che hanno lanciato l’allarme sul rischio di una leadership tories che adotti “la comoda coperta del populismo” in risposta alla minaccia di Nigel Farage. E nel tweet con cui ringrazia la “stoica” May si mostra pronto a rispondere all’invito per cercare il consenso e trovare “l’unità per uscire dalla Ue”.

DOMINIC RAAB

L’ex ministro euroscettico per la Brexit, dimessosi dopo 4 mesi di incarico in contrasto con l’accordo negoziato con la Ue, si fa già fotografare per le interviste con la moglie in cucina. Ed è già attivo un account Twitter semi ufficiale “Ready For Raab”, in cui si esorta il 45enne esponente della nuova guardia dei Tories, che è stato uno degli animatori del referendum per Leave, a prendere la guida del partito e del Paese.

JEREMY HUNT

Remainer al tempo del referendum, ha anche sostenuto brevemente l’idea di una seconda consultazione dopo il voto del 2016, ora il ministro degli Esteri ha rinnegato l’idea e viene considerato un “born again Brexiteer” che promette di mantenere anche l’idea del no deal sul tavolo. La carta principale con cui potrebbe ‘vendere’ la sua candidatura potrebbe essere quella di potere unire le diverse fazioni del partito, ormai dilaniato dopo tre anni di Brexit infinita. Ma la paura di molti è che potrebbe essere un’altra incerta di compromesso, “una Theresa in pantaloni”. Senza contare che politici, e soprattutto elettori tories, potrebbero continuare ancora a vedere in lui un “remainer”.

MICHAEL GOVE

Artefice della pugnalata alla schiena con cui, nel 2016, fece naufragare la candidatura a premier di Johnson – di cui era stato il numero due nella campagna per la Brexit – candidandosi a sorpresa ed alla fine favorendo la vittoria della May, Gove in questi anni ha cementato la sua posizione nel cuore della leadership tories. Ma a molti ‘Brexiter” duri e puri non piace il fatto che il ministro dell’Ambiente sia rimasto fino all’ultimo leale al governo della May.

ANDREA LEADSOM

Alla vigilia delle elezioni europee, quando tutti ormai consideravano una questione di ore l’annuncio delle dimissioni della May, ha lasciato il suo incarico di ministro dei rapporti per il Parlamento, ultima fuoriuscita dal governo May per la sua incapacità di rispettare la volontà popolare sulla Brexit. Forte del sostegno dei Brexiteer, la 57enne sta considerando ora la possibilità di tentare di nuovo la corsa per la leadership dopo il duello tutto tra donne del 2016, quando Leadsom alla fine si ritirò dopo aver detto che lei sarebbe stata una premier migliore della May perché ha avuto figli.

SAJID JAVID

Figlio di un autista di bus pachistano, il ministro dell’Interno, ex manager della Deutsche Bank, è un Brexiteer dell’ultima ora che, dopo aver sostenuto il Remain durante il referendum, ora si dice pronto a considerare il ‘no deal’. Considerato un front runner per la successione per diversi mesi, Sajid Javid ha visto la sua stella oscurarsi per le critiche sul modo con cui ha gestito il flusso di migranti attraverso la Manica e la sua decisione di togliere la cittadinanza a Shamina Begum, la ragazza partita teen ager dalla Gran Bretagna per andarsi ad unire all’Is.

PENNY MORDAUNT

Convinta sostenitrice della Brexit, la 46enne riservista della Marina ha consolidato la sua posizione politica diventando la prima donna ministro della Difesa, dopo il siluramento di Gavin Williamson, accusato di aver rivelato ai media il contenuto di una riunione del National Security Council. Considerata un outsider, potrebbe comunque essere lei la sorpresa nella lotta per la successione alla May che, nel suo discorso di oggi, ha ricordato di essere stata “la seconda donna premier, ma certamente non l’ultima”.


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