Con ‘mini-scosse’ al cervello si impara a vedere meglio  

Pubblicato da in data 26 Maggio 2019

Con 'mini-scosse' al cervello si impara a vedere meglio

Occhio

Pubblicato il: 27/05/2019 19:54

Più ci si esercita, meglio si impara a suonare. Lo stesso vale per la vista: con la pratica, si può imparare a vedere meglio. E questo anche nel caso di pazienti che hanno subito una perdita della vista per un trauma o un ictus. Il problema è che l’apprendimento spesso richiede molto allenamento, e dunque tempo. Ma cosa succede se il processo può essere accelerato? A scoprire un sistema hi-tech ed indolore per accelerare i risultati è un team internazionale di cui fa parte la scienziata tricolore Lorella Battelli dell’Istituto italiano di tecnologia (Iit), assistente alla Harvard Medical School, ed è primo autore Florian Herpich, giovane ricercatore dell’Iit. Il team ha scommesso sulla stimolazione cerebrale, scoprendo che un particolare tipo di ‘mini-scosse’ non invasive influenza la percezione e la memoria visiva in soggetti sani e con danno cerebrale.

I risultati, pubblicati sul ‘Journal of Neuroscience‘, potrebbero aprire la strada a una serie di tecniche per migliorare le capacità di apprendimento, ma anche per favorire il recupero della vista in chi ha subito un trauma o un ictus. L’apprendimento è difficile e spesso richiede molto tempo, spiegano Duje Tadin e Krystel Huxlin dell’University of Rochester, “perché dopo la prima infanzia il nostro cervello diventa meno plastico”. La capacità del cervello di cambiare e riorganizzarsi diminuisce man mano che una persona invecchia, quindi imparare nuovi compiti o riapprenderli dopo aver subito una lesione cerebrale diventa più difficile”.

Per capire se e come l’apprendimento percettivo visivo poteva essere accelerato, i ricercatori hanno sottoposto “a un gruppo di 45 giovani partecipanti un compito al computer”, racconta Lorella Battelli, raggiunta negli Usa dall’Adnkronos Salute. In una seconda fase i volontari sono stati divisi in 4 sottogruppi, sottoposti a diversi tipi di stimolazione cerebrale in aree differenti, mentre eseguivano lo stesso test: ogni stimolazione prevedeva l’applicazione di una corrente elettrica non invasiva applicata alla corteccia visiva, tranne in un caso in cui lo stimolo era fittizio. I ricercatori hanno scoperto così che un particolare tipo di ‘mini-scossa’ (chiamata stimolazione transcranica a rumore casuale Trns), ha avuto effetti notevoli sui partecipanti.

“Tutti i gruppi hanno migliorato con la pratica, ma il gruppo che si è allenato con la Trns è migliorato il doppio ed è stato in grado di imparare il compito meglio degli altri”, afferma Battelli. Sorprendentemente, i ricercatori hanno anche scoperto che quando hanno riesaminato i partecipanti sei mesi dopo, “i miglioramenti erano ancora presenti”. Il team, ha poi esteso lo studio in Trentino su 5 pazienti che avevano subito un ictus o un’altra lesione traumatica al cervello che aveva colpito la corteccia visiva, rendendoli parzialmente ciechi (“tre sono stati sottoposti a stimolazione attiva e due a stimolazione fittizia di controllo”).

Anche in questo caso la tecnica si è rivelata utile, e anzi i ricercatori hanno registrato un risultato dopo soli 10 giorni di ‘allenamento’ con stimolazione. Cosa che non si è verificata nel gruppo di controllo. “Si tratta di una stimolazione non invasiva totalmente sicura. La bellezza di questa terapia combinata sta nella rapidità del training – conclude Battelli – Quando lavori con pazienti con ictus capisci che c’è una grande fluttuazione nella loro capacità di restare concentrati. Dunque un allenamento che è breve ed efficace rappresenta un grande vantaggio”. Il team ha già avviato la domanda di brevetto per la tecnica.


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