Incombe asse Salvini-Meloni 

Pubblicato da in data 26 Maggio 2019

Incombe asse Salvini-Meloni

(Fotogramma)

Pubblicato il: 27/05/2019 17:53

Il giorno dopo il voto, Forza Italia si lecca le ferite. E il malumore cresce. Passata la notte elettorale, dati definitivi alla mano, il mancato raggiungimento della soglia del 10%, nonostante le oltre 500mila preferenze incassate dal leader Silvio Berlusconi in appena due settimane in tv, impone autocritica e l’apertura di una riflessione interna sul futuro. L’8,7 per cento evita il tracollo, ma fa male lo stesso, scuote big e peones. Non preoccupa più solo la ‘salvinizzazione’ già in atto da tempo, ma l’asse sovranista Lega-Fdi uscito rafforzato proprio dalle europee, che insieme ai ‘totiani’ e senza il Cav, punta a diventare il nuovo soggetto politico attrattivo della destra filosalviniana (anche moderata), alternativa al Pd e ai Cinque stelle.

Nel mirino: l’assenza di una strategia chiara, di governo e di partito; una campagna elettorale solo ‘contro’ i Cinque stelle, che ha portato consensi a Matteo Salvini; la gestione Tajani, specialmente per il flop al Centro. Senza contare il ‘fuoco amico’, che ha sottratto voti a tutti, facendo il gioco della coppia Salvini-Meloni. In queste ore di confusione e grande nervosismo si fa strada l’ipotesti di un “Congresso nazionale vero’‘ per un cambio di rotta, innanzitutto sotto il profilo organizzativo, che aprirebbe di fatto una resa dei conti, dove far emergere divisioni e maldipancia e costringere, una volta per tutte, chi non condivide più la linea politica del partito (Toti in testa) a uscire allo scoperto.

A chiedere la convocazione di un’assemblea nazionale è Mariastella Gelmini, che aveva lanciato questa proposta già prima delle elezioni: ”Fi deve riaffermare la sua identità, la sua connotazione liberale avviando una nuova stagione che passi da un congresso nazionale di rilancio”. Dello stesso avviso la vicepresidente della Camera, Mara Carfagna, (capofila dell’ala sudista in contrapposizione a quella del Nord, filoleghista) che se la prende in particolare con lo ”staff” di fedelissimi di Arcore, che hanno gestito la ‘campagna di Bruxelles’: ”Mai come ora ci appare chiaro che Fi deve fare punto e a capo”. Toti ne approfitta per lanciare un ennesimo affondo: ”Ora basta scuse e bugie! Tutti a casa e cambiamo davvero per ripartire”.

Toti è categorico: “Di certo questa è una lenta agonia che porta al decesso, che non starò a guardare senza reagire”. Il governatore ligure non parla direttamente del progetto di un nuovo contenitore con Meloni-Fitto alleato del Carroccio, ma invita i forzisti delusi a guardarsi attorno: ”Troviamo una larga sala, invitiamo tutti i sindaci, i consiglieri regionali, gli assessori, tutti gli amministratori comunali, di municipio, gli onorevoli che hanno il coraggio di fare un passo oltre la loro poltrona e credo siano tanti. Troviamoci tutti insieme -scrive su Fb- confrontiamoci sulla linea politica, stabiliamo le regole e contiamoci all’interno diun mondo che non può essere solo quello di FI, deve essere un mondo di tutti coloro che appoggiano un manifesto di valori liberali, di riformisti, di popolari, cattolici, quel mondo che ha rappresentato per tanti anni Fi, quel gigante che fu il Pdl”.

Ruggieri è il più duro con il governatore ligure senza nominarlo: ”Fuori chi ha remato contro. Per rinnovare bisogna crederci, non sabotare. Urge un brutale rinnovamento, basta conventiones ad escludendum, pettegolezzi e dittatura di mediocri”. Quindi ‘salva’ solo il Cav: ”Eccezion fatta per te, Presidente, è tutto da rifare. E non da oggi. Serve modernità e tornare a crescere”.

Gelmini indica le prossime mosse che passano tutte per un rapido cambiamento dell’assetto organizzativo: ”Serve un ”percorso nuovo” e va avviata ”una costruttiva autocritica sui limiti della nostra azione”, attraverso una “profonda riflessione sulla riorganizzazione del nostro movimento”.

“Il partito – avverte Carfagna – non può più essere gestito da uno staff, ha bisogno invece di una nuova struttura politica in grado di prendere decisioni e di valorizzare le energie e le competenze che si sono formate in questi anni e dalle quali non è più possibile prescindere”. E ancora:” Sui territori e in Parlamento esiste una classe dirigente che non ha nulla da invidiare a nessuno, va valorizzata e messa alla prova. Persino le liste per le elezioni europee sono passate in ufficio di presidenza soltanto per una formale ratifica. È evidente -conclude l’ex ministro- che così non può funzionare, a meno che non si voglia calpestare la storia di Forza Italia”.

Pure il senatore Andrea Cangini, l’unico a presidiare per i forzisti nella notte elettorale la Sala della Lupa a Montecitorio, chiede di darsi una mossa: ”Bisogna mantenere i nervi saldi, ma sicuramente serve un segnale di cambiamento”.

Tra i giovani, si fa sentire Armando Cesaro, capogruppo di Fi in Consiglio regionale della Campania, esponente dell’ala sudista e molto vicino a Francesca Pascale, compagna del Cav: ”Serve subito un ricambio generazionale. Fi non ha raggiunto neppure il 9%: è evidente che il partito non ha retto e chi lo ha guidato in questo periodo deve assumersene le responsabilità e fare un passo indietro”.

Sono critici anche Stefano Mugnai e Massimo Mallegni, che con una nota congiunta sferzano il partito e accolgono la proposta Gelmini di fare un’assise nazionale e chiedono la nomina di un coordinatore nazionale: ”Dobbiamo riflettere seriamente su dove vogliamo andare, attraverso quale percorso e che idea di Italia vogliamo difendere. E per fare tutto questo, da che mondo è mondo, serve un congresso”.

“Il partito -avvertono, rispettivamente, il vicepresidente del gruppo Fi alla Camera e il vicepresidente del gruppo azzurro al Senato- deve essere riorganizzato, tutelando e valorizzando quanto di più prezioso abbiamo: la figura di Silvio Berlusconi. Un congresso nazionale per eleggere il nuovo coordinatore nazionale e avere una classe dirigente scelta dai cittadini”.

E ancora: ”Un percorso democratico in tutta Italia, in ogni provincia, con facce nuove, credibili. Se faremo così potremmo tornare a fare la differenza nell’interesse esclusivo dei cittadini’.Da queste europee emerge la netta affermazione della Lega che ormai è la prima forza politica anche nel centro Italia. Solo in Toscana la Lega prende meno voti del Pd. E solo in Toscana fra le regioni del centro, Forza Italia ha più voti di Fratelli d’Italia”.


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