“Flat tax da 50 mld è provocazione”  

Pubblicato da in data 27 Maggio 2019

Flat tax da 50 mld è provocazione

Immagine di repertorio (Fotogramma/Ipa)

Pubblicato il: 28/05/2019 19:29

Di Luana Cimino

L’annuncio post-elettorale del vice premier Matteo Salvini per maxi tagli fiscali fino 50 miliardi di euro appare come “una provocazione”. Ne sono convinti autorevoli esponenti del governo interpellati dall’Adnkronos sul progetto prefigurato del leader leghista forte del 34% di consensi nel voto per le Europee.

Intanto, lo spread torna ai massimi da febbraio, sfiorando quota 290, sotto la spinta dei risultati elettorali di un Carroccio sempre più riluttante verso i vincoli Ue e dei timori di una procedura Ue sui conti.

“Salvini spara alto sapendo che non è possibile varare una flat tax da 30-50 miliardi. Queste risorse non esistono, quindi è una provocazione”, dicono le fonti governative. D’altra parte, che il costo della tassa piatta al 15% fosse entro una forchetta compresa tra i 30-50 mld era già chiaro dalle simulazioni girate in Via XX settembre l’anno scorso quando si lavorava alla stesura dell’ultima Legge di Bilancio. E il taglio Irpef, per altro, trovava favorevole anche il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, a patto che fosse una misura ragionata e graduale da finanziare con il riordino delle tax expenditures. Favorevole all’inserimento della tassa piatta nell’ultima Legge di Bilancio anche M5S ma la Lega preferì puntare tutta la sua ‘posta’ su Quota 100, limitando la flat tax all’intervento sugli autonomi. Oggi un piano di shock fiscale appare agli occhi della maggioranza una mission difficilmente praticabile, tra la sfiducia dei mercati, le casse pubbliche praticamente a secco e la Ue sul piede di guerra.

E’ attesa infatti per domani la lettera della Commissione europea al Mef per chiedere chiarimenti convincenti sui rialzi del debito pubblico. Una missiva nella quale Bruxelles chiederà quali siano i fattori rilevanti di cui tenere conto nel valutare il mancato rispetto da parte dell’Italia della regola del debito, cresciuto nel 2018 al 132,2 per cento del Pil, dal 131,4 per cento del 2017. Ma il momento della verità sarà il 5 giugno quando l’esecutivo Ue pubblicherà le raccomandazioni sull’Italia con le quali potrebbe aprire una procedura alla luce delle deviazioni sui conti.


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