Maltempo: Arpae: “45% E. Romagna pericolosità media rischio idraulico e idrogeologico”  

Pubblicato da in data 28 Maggio 2019

Pubblicato il: 29/05/2019 12:49

“L’Italia è un territorio soggetto a molti rischi. Volendo illustrare in particolare la regione Emilia Romagna e parlando di rischio legato al territorio, salta agli occhi la problematica di rischio idraulico, quindi piene dei fiumi, e anche di rischio idrogeologico, ovvero frane”, dichiara a AdnKronos Sandro Nanni, responsabile di servizio sala operativa e centro funzionale di Arpae Emilia-Romagna, considerando le alluvioni che hanno ferito e continuano a colpire la regione, sia in questi momenti di allerta rossa sia nel mese che sta giungendo a termine, e farne un’analisi in breve.

Il responsabile spiega:“Con la direttiva europea, emanata nel 2007, la numero 60, è stato chiesto di condurre uno studio a tutte le regioni degli stati membri, fra cui anche l’Italia, e quindi la regione Emilia Romagna, affinché gli stessi potessero predisporre un piano per la gestione del rischio alluvioni. In parole povere, lo studio condotto aveva l’obiettivo di una valutazione per indicare le aree del proprio territorio che avevano delle pericolosità e dei rischi, individuando dei livelli di pericolosità”.

Continua definendo:”Sono tre i livelli di pericolosità. Quest’ultima è classificata in: bassa, media ed elevata. Con la pericolosità media, per esempio, ci sono delle situazioni di criticità, quali possibili inondazioni che possono riguardare un territorio con un tempo di ritorno fra i 100 e i 200 anni. Per tempo di ritorno si intende la frequenza dell’evento, su un territorio, collocato in questa finestra di tempo”.

Nanni prosegue:“Per quanto riguarda la regione Emilia Romagna, quale centro funzionale Arpae, la valutazione sulle aree che hanno questo tipo di ritorno, fra i 100 e 200 anni, quindi una probabilità media di pericolosità, sono il 45% del territorio: quasi tutta la parte della pianura ha questa possibilità di alluvioni con questi tempi di ritorno. Queste possono essere quelle piene che superano gli argini causando alluvioni sui territori circostanti”.

Afferma ad ulteriore chiarimento:“I cambiamenti climatici possono comportare un’aumentata probabilità che si verifichino fenomeni alluvionali in una certa area? Si, questo sarebbe lo scenario dal 2020 al 2050, con un aumento degli eventi estremi. Probabilmente noi ne stiamo già vedendo una certa parte, perché prendendo in riferimento questi ultimi quattro, cinque anni, in merito alla nostra regione, si è assistito e si assiste, in punti diversi del territorio, ad eventi che hanno interessato i fiumi, facendo superare i massimi storici presso le stazioni idrometriche”.

Nanni, conclude:”Stiamo già registrando degli eventi estremi e, se la loro frequenza comincia ad essere non di un singolo evento ma di più eventi, allora l’eventuale analisi si inquadra bene nello scenario di un cambiamento climatico”.


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