‘Ndrangheta: De Raho, ‘nessuna cautela fu adottata verso Marcello Bruzzese e famiglia’  

Pubblicato da in data 28 Maggio 2019

De Raho, nessuna cautela adottata verso Marcello Bruzzese e famiglia

Pubblicato il: 29/05/2019 17:19

“Nessuna cautela” è stata adottata nè nei confronti di Marcello Bruzzese, fratello del collaboratore di giustizia Girolamo, che fu ucciso il giorno di Natale 2018 da due sicari della ‘ndrangheta a Pesaro in via Bovio, nè nei confronti del suo nucleo familiare addirittura “pubblicizzato con proprio nome all’esterno dell’edificio” in cui abitava. Ad affermarlo è stato Federico Cafiero De Raho, procuratore nazionale antimafia nel corso dell’audizione presso la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, svoltasi oggi presso l’Aula del IV piano di Palazzo San Macuto, a Roma.

“Quello che è peggio – ha sottolineato De Raho – è che nessuno si sia mai accorto che Marcello Bruzzese si recasse settimanalmente regolarmente fuori dal territorio e si trattenesse fuori da quella città 5 giorni su 7, rientrando quindi il venerdì”. Una carenza al vaglio delle necessarie verifiche da parte della Commissione centrale e del Servizio centrale. “Il Nop (Nucleo Operativo di Protezione – ndr) – spiega il Procuratore – dovrebbe avere possibilità di verificare puntualmente i movimenti dei collaboratori di giustizia e dei familiari. Dovrebbe essere il riferimento a cui puntualmente riportare ciò che necessario e soprattutto l’allontanamento dal luogo di residenza”.

“Ogni allontanamento – denuncia De Raho – sarebbe dovuto essere segnalato, autorizzato” come tra l’altro prevede il contratto di collaborazione dei familiari che impone il rispetto di una serie di regole”. Anche nel caso della “situazione particolare in cui si trovava Marcello Abruzzese” per il quale da 18 mesi “era stato espresso parere favorevole alla capitalizzazione” in cui “si passa da misure di protezione speciali ad ordinarie. Ma nel nostro caso – precisa – ancora non era stato capitalizzato. Dunque dovevano essere in atto misure speciali”. Considerazioni queste che secondo il procuratore nazionale antimafia “non modificano assolutamente sia i doveri del servizio centrale che del soggetto che doveva rispettare le regole” e sottopongono il caso “alla valutazione delle procure competenti e all’approfondimento della Commissione”.


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