“Pamela usata come un giocattolo”  

Pubblicato da in data 28 Maggio 2019

Pamela usata come un giocattolo

(Foto da Facebook)

Pubblicato il: 29/05/2019 15:08

Oseghale ha strumentalizzato Pamela come un giocattolo: si era ripresa ma era in stato confusionale dovuto alla droga, lui frettolosamente ha soddisfatto le sue voglie sessuali inducendola a un rapporto sessuale non protetto”. Così il procuratore Giovanni Giorgio nella sua replica, davanti alla Corte d’Assise di Macerata, al processo che vede imputato Innocent Oseghale, accusato di aver violentato, ucciso e fatto a pezzi Pamela Mastropietro. Giorgio ha replicato alle parole dell’avvocato Umberto Gramenzi, nella scorsa udienza, dove aveva affermato che per la difesa il rapporto sessuale tra Pamela e il nigeriano era stato consenziente e aveva fatto notare che Pamela dopo l’allontanamento dalla comunità aveva avuto rapporti sessuali con altri due uomini.

Oggi potrebbe arrivare il verdetto per Oseghale. Appena arrivata al tribunale di Macerata la mamma della 18enne romana, circondata dai familiari, guardando i manifesti affissi per la figlia davanti al Palazzo di giustizia (‘Pamela C’è’ e ‘Verità e giustizia per Pamela’ sottolineati in tricolore) ha applaudito e ha urlato ‘Giustizia per Pamela’.

Secondo Giorgio è provato che con gli altri due uomini Pamela ebbe rapporti protetti e avendo con lei dei preservativi, non si capisce “perché mai Pamela avrebbe dovuto decidere di avere solo con Oseghale un rapporto non protetto” come testimonia il fatto che il dna di Oseghale è stato l’unico di quelli ritrovati sui resti riconducibile a un rapporto sessuale. Nel corso delle repliche il procuratore ha poi difeso l’attendibilità del teste collaboratore di giustizia Vincenzo Marino, messa in dubbio dalla difesa di Oseghale. La pm Stefania Ciccioli ha puntato l’attenzione sulla violenza sessuale, sul fatto che i resti di Pamela sono stati lavati con la candeggina e alcune parti non sono state più trovate: il lavaggio con la candeggina e l’asportazione di alcuni organi, secondo l’accusa, sono avvenuti “per cancellare le prove”.

Per il procuratore “Oseghale, quando la ragazza ha manifestato il desiderio di andarsene, ha risolto a modo suo: ha riaffermato la signoria brutalmente mascolina”. E riguardo alla violenza sessuale, Giorgio ha sottolineato che Oseghale è stato “fedele a un principio: la sola legge che conta è quella del proprio io”. “Pamela ha subito violenza, Pamela si drogava non per vizio ma per la patologia psichiatrica della quale soffriva, voleva scappare ed è stata uccisa”, ha detto l’avvocato Marco Valerio Verni, nelle repliche. Ricordando alcune intercettazioni tra i nigeriani amici di Oseghale, in cui si diceva che l’imputato aveva offerto la ragazza anche a uno di loro che però aveva rifiutato dicendo che non gli piacevano le ragazze bianche, Verni ha osservato: “Può anche darsi che a Pamela non interessasse sessualmente l’uomo di colore, è strano? – ha sottolineato ribadendo che il rapporto non fu consensuale- Oppure è politicamente scorretto affermare ciò?”.

La richiesta di ergastolo con isolamento di 18 mesi, avanzata dalla procura, è improntata alla “misura ed equità tenendo conto di tutto ciò che Oseghale ha fatto”, ha sottolineato Giorgio nella sua replica citando un passaggio del libro ‘Il procuratore della Giudea’ di Anatole France dove in una conversazione tra Ponzio Pilato ed Elio Lamia, quest’ultimo afferma: “In ogni cosa bisogna osservare misura ed equità”.

“Ci dimentichiamo, in queste repliche, del punto centrale del processo, nessuno ne ha parlato: l’oggetto e la vitalità o meno delle lesioni”, ha detto dal canto suo l’avvocato Simone Matraxia, legale insieme al collega Simone Gramenzi di Innocent Oseghale. “Avete la possibilità di avvalervi delle migliori professionalità, fate la perizia”, ha detto Matraxia rivolgendosi alla Corte e ribadendo la richiesta di una nuova perizia per maggiori accertamenti sulle ferite che per l’accusa sono causa della morte mentre per la difesa su ciò non ci sono certezze e potrebbero essere inferte post mortem quando il corpo è stato sezionato. “Noi non abbiamo paura della verità – ha aggiunto – ma non è giusta una condanna su un’ipotesi” relativa alla vitalità delle ferite. “Quella della violenza sessuale è un’ipotesi infondata probatoriamente. Il Tribunale della Libertà e il gip di Macerata si pronunciarono su questa fattispecie di reato e avevano escluso, già all’epoca, gravi indizi di colpevolezza. Figuriamoci se oggi possa essere stata raggiunta la prova su questo aspetto”, ha affermato poi Matraxia per il quale “bisogna riflettere sull’ordinanza del Tribunale della Libertà che è scrupolosa e dettagliata. Qui non è in discussione l’inferiorità psichica di Pamela, qui la fattispecie di reato è diversa: l’abuso deriva dal fatto che Pamela ha assunto droga”. E secondo i legali del nigeriano Pamela, nonostante l’assunzione di sostanza stupefacente, può aver acconsentito a un rapporto sessuale che è stato appunto, secondo la difesa, consenziente.


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