Caccia a talenti del lusso, ne mancano 236 mila  

Pubblicato da in data 29 Maggio 2019

Caccia a talenti del lusso, ne mancano 236 mila

Pubblicato il: 30/05/2019 18:16

(di Cristina Armeni)

A.a.a. Cercasi tecnici e professionisti dell’industria del lusso. I grandi marchi Made in Italy sono a caccia di talenti, all’appello mancano, infatti, circa 236 mila tecnici specializzati da qui al 2023. Una carenza di personale che riguarda le industrie manifatturiere delle eccellenze nei diversi settori: automobili, design, mobili, alimentare, gioielleria, ospitalità, nautica. A segnalarlo è Altagamma, la Fondazione guidata da Andrea Illy, cui fanno capo le migliori imprese dell’alta industria culturale e creativa che fattura 115 miliardi di euro in Italia, fornisce un contributo al Pil del 6,85% , coinvolge 402.000 occupati tra diretti e indiretti e rappresenta una quota del 53% dell’export .

L’occasione è stata la Consulta strategica di Altagamma alla Camera dei Deputati, in occasione della presentazione del libro “I talenti del fare”. Un evento al quale hanno partecipato, tra gli altri, il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli, il vice ministro allo Sviluppo Dario Galli e alcuni esponenti delle industrie di Altagamma, Serge Brunschwig, presidente e ad di Fendi, Stefano Domenicali, presidente e ad di Lamborghini.

Altagamma ha quantificato il fabbisogno di personale, il 70% del quale corrisponde a profili tecnici e professionali. Tra i diversi settori l’automotive sarà il più esigente perché avrà bisogno di 89.400 tra progettisti, meccatronici e manutentori. A seguire l’alimentare con una richiesta di 49.000 unità tra tecnici della vinificazione, della comunicazione, guide enoturistiche.

La moda avrà bisogno di 46.400 persone, in particolare di tecnici specializzati in calzature, pelletteria, sartoria, tessuto e maglieria, per non parlare del mondo della ospitalità di lusso con una richiesta di 33.220 addetti e il design e il settore del mobile che avrà una carenza di 18.300 artigiani e tecnici specializzati. Alla radice del problema sta la mancanza di una formazione adeguata, e anche di una informazione sulle prospettive di lavoro che tali settori offrono.

“Si tratta di mestieri manuali che vanno valorizzati per formare i talenti del futuro, -ha rimarcato Illy – altrimenti le manifatture andranno all’estero. L’Italia ha un sistema di istruzione professionale complicato, – ha osservato Andrea Illy – frammentato tra governo e regioni e anche i sistemi legislativi sono complicati perché per creare istituti tecnici superiori bisogna fare una fondazione. Oggi ce ne sono soltanto 90 in Italia”.

Secondo il ministro Bonisoli “per colmare il ‘buco’ generazionale nel mercato occorre fare un serio lavoro di recupero dei mestieri manifatturieri e un’offerta formativa adeguata che possono essere garantiti grazie al patrimonio inestimabile di competenza delle aziende italiane, con la cooperazione delle Istituzioni”.

Per Dario Galli, è“fondamentale rivedere il rapporto tra le scuole e le industrie, avvicinandole il più possibile, e fare un’azione importante sulle famiglie facendo capire che ci sono professioni che una volta potevano essere considerate di serie B e che in realtà per la possibilità di trovare lavoro e percorrere una carriera interessante sono decisamente più soddisfacenti di lavori che vengono considerati più importanti”.

L’esperienza di Lamborghini è diversa, grazie a un partenariato pubblico-privato infatti non ha un problema di carenza di personale perché “negli ultimi due anni abbiamo assunto 700 persone, raddoppiato gli stabilimenti e sviluppato” ha detto Stefano Domenicali. “I nostri investitori, che sono gli azionisti del gruppo Volkswagen, tramite Audi, hanno investito da noi e hanno lasciato le competenze. Anche se – ha aggiunto – dobbiamo guardare avanti, e il tema delle competenze e di come stanno cambiando è il tema centrale del futuro”.

Sulla stessa lunghezza d’onda l’osservatorio di un marchio dell’alta moda come Fendi. “L’artigianato è un’opportunità fantastica per l’Italia per creare posti di lavoro – sostiene Brunschwig Noi come Fendi e tutta l’industria della moda siamo in crescita, anche sui mercati esteri e in particolare in Cina”.


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