Lettera Ue costerà cara a imprese venete  

Pubblicato da in data 29 Maggio 2019

'Letterina' Ue costerà cara a imprese

(Foto Fotogramma)

Pubblicato il: 30/05/2019 21:52

“La domanda può apparire provocatoria: pesa di più una multa da Bruxelles da 3,5 miliardi o il 34% di voti ottenuti alle elezioni Europee? La risposta tocca alla Lega di Matteo Salvini, di fronte a una Commissione Europea intenzionata a far valere le proprie ragioni sul debito eccessivo contratto dall’Italia. E, a quanto risulta, propensa ad una procedura d’infrazione del valore, appunto, di 3,5 miliardi verso l’Italia”. Lo sottolinea ‘Fabbrica Padova’, Centro Studi di Confapi.

“Le più colpite saranno le aziende che ricorrono al credito, oggi stimabili in circa 44 mila nel territorio padovano e in 220 mila in quello veneto. Le maggiori incognite riguardano soprattutto loro, e in particolare le aziende di piccole e medie dimensioni, che sono da tempo alle prese col perdurare di una situazione complicata. Stando ai dati di Bankitalia, l’andamento dei prestiti per classi dimensionali di impresa anche tra il 2017 e il 2018 ha continuato a essere in flessione per le imprese con meno di 20 addetti (-4,5% nel territorio padovano, -2,7% in quello veneto). Nel complesso, in questo arco temporale, gli impieghi totali si sono ridotti di 1,5 miliardi nel territorio padovano (da 26,2 miliardi a 24,7) e di 6,7 miliardi in quello veneto (da 148,4 a 141,7)”, sottolinea Confapi Padova.

“Le eventuali sanzioni all’Italia da parte della Commissione Ue costituirebbero un problema, anzitutto perché sottrarrebbero circa 3,5 miliardi al budget di spesa dello Stato. Ma il conto più salato sarebbe quello indotto dall’inevitabile, ulteriore aumento dello spread. La multa arriverebbe infatti alla fine di un articolato processo fatto di raccomandazioni continue da parte della Commissione Ue e di continui dinieghi a ipotesi di compromesso da parte del governo italiano. Le sanzioni avrebbero così l’effetto di accentuare al massimo la tensione sui titoli di Stato, innescando una dannosissima stretta”, avverte l’associazione.

“La vendita di titoli di Stato spingerebbe di nuovo in su lo spread (perché, in Borsa, ordini di vendita massicci fanno paventare gravi perdite all’orizzonte e vengono considerati alla stregua di un aumento del rischio) che con tutta probabilità potrebbe sforare la soglia, oggi considerata limite, di 400 punti base. Gli effetti principali sarebbero due: da una parte il bilancio dello Stato verrebbe gravato di nuove enormi spese per interessi, dall’altra la perdita di valore dei titoli pubblici determinerebbe anche una diminuzione dei patrimoni delle banche che hanno titoli in portafoglio e che sarebbero così costrette a sottrarre risorse all’erogazione di credito per destinarle a copertura di tali diminuzioni patrimoniali”, denuncia Confapi Padova.

“I numeri lasciano poco spazio a dubbi, e per evitare provvedimenti il governo dovrà dare forti rassicurazioni sulla prossima legge di bilancio. Dovrà quindi recuperare almeno una parte dei circa 30 miliardi previsti nel Documento di economia e finanza per il 2020 con un ulteriore inasprimento della pressione fiscale. Se non lo farà, l’apertura della procedura sarà immediata. Ma anche se non fosse così, la reazione dei mercati finanziari non si farebbe attendere, come mostrano già le tensioni recenti sui titoli di Stato”, afferma il presidente di Confapi Padova Carlo Valerio.

“Ancora non sappiamo quali ripercussioni politiche avranno i risultati delle recenti elezioni europee sul governo Conte, ma, in ogni caso, se questo o un altro governo proseguisse per la strada seguita sin qui, il rischio sarebbe quello di una spirale di crescita del rapporto debito/Pil, di un ulteriore inasprimento dello spread e di contrazioni ulteriore del credito, con prospettive nefaste per tutti. E questo rischia di accadere perché la politica economica del governo sino a oggi non ha incontrato assolutamente le esigenze del settore produttivo. Stiamo parlando di provvedimenti come il Reddito di cittadinanza e Quota 100 mirati essenzialmente a mantenere degli equilibri politici e a tentare di rispettare le promesse fatte in campagna elettorale”, stigmatizza Valerio.

“Promesse che, l’abbiamo ribadito più volte, erano assolutamente esagerate e irrealizzabili. Non sappiamo ancora se la linea cambierà ma certo è che questo Governo, che sulla carta vuole difendere i più deboli, in realtà ha sin qui indebolito proprio le fasce sociali più in difficoltà, perché con l’aumento dello spread cresce il costo del denaro e ne diminuisce la disponibilità. Il cambio di passo non è solo urgente, ma necessario. Ne va del bene dell’Italia”, conclude.


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