Caos procure   

Pubblicato da in data 30 Maggio 2019

Caos procure

(Fotogramma)

Pubblicato il: 31/05/2019 12:28

Il consigliere togato del Csm Luigi Spina, indagato dalla procura di Perugia con l’accusa di favoreggiamento e rivelazione di segreto nell’ambito dell’inchiesta che ha coinvolto anche i pm romani Luca Palamara e Stefano Rocco Fava, si autosospende dalle attività del consiglio. Lo rende noto il comitato di presidenza dell’organo di governo autonomo dei magistrati. “Il comitato di presidenza comunica che in data odierna il consigliere Luigi Spina, in considerazione degli eventi che recentemente lo hanno coinvolto – si legge in una nota – ha dichiarato che non parteciperà all’attività delle commissioni e del plenum del Consiglio superiore della magistratura e ha chiesto di essere sostituito dalle funzioni di componente delle commissioni. Tale comunicazione rende allo stato non necessaria una ulteriore iniziativa del comitato dovendosi considerare equivalente a una sospensione da tutte le attività consiliari”.

BONAFEDE – La vicende che stanno investendo i giudici Palamara e Fava sono, a quanto di apprende, all’attenzione del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che, già nei primi giorni di maggio, ha investito l’ispettorato del ministero del compito di svolgere “accertamenti, valutazioni e proposte”.

Il Guardasigilli che, come viene riferito, è molto preoccupato data la delicatezza della vicenda che coinvolgerebbe anche le nomine del Csm, tiene il massimo riserbo e si riserva di assumere ogni opportuna iniziativa quando il quadro sarà più chiaro, nel pieno rispetto dell’autonomia della magistratura che ha aperto un’inchiesta.

PALAMARA – “Mi sono dichiarato totalmente estraneo alla infamante accusa di aver ricevuto 40mila euro” ha detto l’ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, indagato per corruzione, dopo essere stato ascoltato per la seconda volta dai pm di Perugia alla presenza dei suoi legali, gli avvocati Benedetto e Mariano Marzocchi Buratti e Michele Di Lembo. “Si tratta di una ipotesi che la Procura di Perugia ha voluto contestarmi in relazione alla quale ho totalmente fornito ogni elemento per dimostrare di non aver mai ricevuto somme di denaro, di non aver mai avuto rapporti con gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore e soprattutto di non aver mai perorato il nominativo di Giancarlo Longo per la Procura di Gela, anche perché non solo non ero nella competente commissione quell’anno come è facilmente riscontrabile ma soprattutto perché a nessuno ho mai indicato tale nominativo”. “Oggi, nell’interesse della magistratura tutta voglio mandare un segnale distensivo poiché non mi riconosco in quanto pubblicato sui giornali, non avendo avuto mai l’intenzione di danneggiare nessun collega del mio ufficio e tantomeno l’aggiunto Paolo Ielo e di aver espresso giudizi e opinioni che sono stati captati nell’ambito di un’attività di intercettazione e che rappresentano esclusivamente momenti di tensione interna all’ufficio per la nomina dei vertici di Roma con la convinzione e la consapevolezza che ogni scelta avverrà senza alcuna interferenza da parte del Csm”. “Ho iniziato a produrre documentazione inerente i viaggi da me effettuati e i relativi pagamenti – aggiunge l’ex consigliere del Csm – riservandomi di produrne ulteriori e smentendo altresì ogni illazione su presunte regalie”.


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