L’urlo di Matteo: “Su cannabis è caccia alle streghe”  

Pubblicato da in data 30 Maggio 2019

L'urlo di Matteo: Su cannabis è caccia alle streghe

Pubblicato il: 31/05/2019 12:59

di Federica Mochi

Più che arrabbiato, Matteo è deluso. “Il problema è che si è tornati a un anno fa invece di andare avanti, non hanno sistemato la questione con chiarezza. Certo che apro il negozio, per quanto ci riguarda è tutto come prima”. Roma, via dei Falegnami. Pieno centro. A due passi da Largo Argentina e dai palazzi della Politica, Matteo Baldarelli, 37 anni, è il titolare di Superba, concept store che vende cannabis light e oggetti di design e che nel quartiere è diventato un punto di riferimento per habitué e turisti.

Ieri la Corte di Cassazione ha decretato che commercializzare i prodotti derivati dalla cannabis Sativa è un reato “salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante”. Ora si dovranno attendere le motivazioni degli ermellini rossi per fare chiarezza su un settore che in Italia è in continua espansione: conta circa 800 negozi e un volume d’affari calcolato, dal Consorzio nazionale per la tutela della Canapa, di 150 milioni di euro solo nel 2018. Per non parlare dei terreni coltivati a cannabis sativa che, dai 400 ettari del 2013, hanno raggiunto quota 4.000 ettari, secondo una stima della Coldiretti.

Matteo non pare sorpreso dalla sentenza. “Mi dà fastidio il fatto che faccia notizia e poi, magari, tra due giorni non succeda niente, così è puro terrorismo – dice all’Adnkronos -. Salvini sta facendo chiudere i negozi dei ragazzi, dei suoi italiani e dei suoi contribuenti. Non riesco a capire quali vantaggi ne tragga”. Infatti, il ministro dell’Interno, qualche settimana fa, aveva annunciato di voler chiudere tutti i negozi di cannabis light e il 9 maggio scorso ha diramato una direttiva del Viminale sollecitando le Questure a monitorare i requisiti di legge dei negozi. Perché, secondo Salvini, “in un caso su due in caso di controlli si rivelano centro dello spaccio”. A febbraio era stata sempre la Cassazione a stabilire che la cannabis light è considerata lecita fissando come parametro il Tch (tetraudricannabiolo, una sostanza contenuta nella cannabis inclusa tra gli stupefacenti) tra lo 0,2 e lo 0,6%.

“Tutti i miei prodotti sono sotto lo 0,5 – spiega Matteo – da noi la caccia alle streghe c’è sempre stata, prima vendevamo prodotti svizzeri fino allo 0,6 di Thc, ora siamo passati a prodotti italiani allo 0,2″. Matteo, che fino a un anno fa viveva a Londra, ha aperto Superba nel marzo 2018 assieme a due amici, con l’idea di mettere in piedi un concept store che non fosse un canapa shop come tanti. “Lo abbiamo fatto perché siamo innamorati di questo Paese. Io faccio il poligrafico e lavoro nella pubblicità da 10 anni. Assieme a un mio socio, che a Londra lavora nella moda e a uno di Roma che si occupa di cinema, abbiamo deciso di investire soldi e risorse in un mercato che sapevamo non fosse solo un trend di passaggio”.

E così è stato. I ragazzi ci hanno scommesso. E ora gli affari vanno a gonfie vele. Tanto che Matteo era arrivato ad assumere due dipendenti, ora ridotti a uno solo. Il business è variegato. Oltre a oggetti di design, birra artigianale e t-shirt, il fiore all’occhiello dello store è, appunto, la canapa. Infiorescenze ma non solo. Matteo vende anche Cbd oil, un olio a base di Cbd, un cannabidiolo “che è il contrario del Thc che si trova nella stessa pianta e nello stesso fiore ma che ha valori benefici – spiega Matteo – perché aiuta a rilassarsi, a dormire in maniera più naturale, è un antidolorifico, anti infiammatorio”. Insomma, “è tutto tranne che una droga”, assicura Matteo.

Il negozio è low profile, “non urla ‘cannabis light’ – prosegue Matteo – qui vendiamo oggetti di design fatti a mano e se, da domani, dovessi togliere la lavagnetta fuori dal negozio con la scritta ‘Cannabis di qualità superiore’ diventerebbe un negozio come altri”. Anche la clientela è fissa. Si va dai residenti – italiani dai 30 agli 85 anni – ai turisti di passaggio nella Capitale che entrano, provano i prodotti e poi tornano. “Sono professionisti, studenti e anche parlamentari – dice Matteo – gente che lavora nei dintorni, che ha due lauree e parla più di una lingua”.

“Ora questo clima da caccia alle streghe rischia paralizza un settore che è in espansione, non riesco a capire perché – continua Matteo -. Molte persone associano ancora questi prodotti a qualcosa usato da persone vicine al centrosinistra ma non è così. Abbiamo cercato di creare un negozio, non un movimento politico. Qualcuno dovrà pur chiarire questa sentenza”.

Ieri, quando è uscita la notizia “abbiamo chiamato avvocati, associazioni per informarci e capire cosa succederà ora – dice Matteo – Noi abbiamo fatto un investimento ma ci sono persone che hanno speso milioni di euro e che hanno le farm di estrazione”. Insomma, la delusione di Matteo è tanta. “Sono tornato in Italia dopo 10 anni. Se la prendono con quattro ragazzi che si sono creati un posto di lavoro e che a loro volta hanno creato posti di lavoro senza dover chiedere conto ai politici”.


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