Debito pubblico Italia, gigantesco e poco ‘sostenibile’  

Pubblicato da in data 6 Giugno 2019

Debito pubblico Italia, gigantesco e poco 'sostenibile'

Pubblicato il: 07/06/2019 18:32

Anche il debito pubblico, come le grandi aziende, può non passare il test della ‘sostenibilità’ sui mercati e restare fuori dalle scelte di investimento dei grandi fondi, in fuga dai Titoli di Stato non solo per le difficoltà di un Paese a rifinanziare i propri debiti, ma anche per le sue scelte di natura sociale, politica e ambientale.

E’ il senso della classifica di Degroof Petercam Asset Management che analizza in termini più generali (e filosofici) la sostenibilità del debito dei Paesi Ocse ed emergenti, ottimizzando il rapporto rischio-rendimento. Ebbene, l’Italia è nella parte bassa della classifica, al 30esimo posto. Non tanto per la mole del suo debito pubblico, che ormai supera i 2.400 miliardi di euro, ma per “l’evoluzione demografica preoccupante e le disuguaglianze sociali” in crescita.

“Il Paese – spiega la società di gestione del risparmio – è sempre stato nella metà inferiore della classifica di sostenibilità e la situazione rimane preoccupante. L’ampia insoddisfazione della popolazione, dovuta a un’evoluzione demografica non sostenibile e a una crescente disuguaglianza sociale, non offre supporto alla stabilità economica e alla fiducia degli investitori. Inoltre, la situazione è grave per il basso punteggio nel pilastro dell’Educazione e Innovazione, perché mette a repentaglio la capacità delle prossime generazioni di invertire la tendenza”.

Altrettanto deludenti in termini di sostenibilità del debito sono il Giappone, gli Stati Uniti, tra i Paesi Ocse, e il Brasile, tra i Paesi emergenti, mentre trova conferma la posizione al vertice di Paesi come la Norvegia, la Svizzera, la Danimarca e la Svezia.

Nei criteri usati per classificare i Paesi rientrano anche le azioni per combattere il cambiamento climatico e la scarsità delle risorse naturali. Negli ultimi dieci anni il Giappone (21esimo) è sempre rimasto al di fuori dell’universo investibile del fondo Dpam L Bonds Government Sustainable. Aldilà dei noti problemi demografici – un tasso di fertilità tra i più bassi a livello mondiale – i risultati registrati sono stati particolarmente deludenti anche per quanto riguarda la tutela dell’ambiente.

Tokyo ha iniziato a sviluppare la produzione di energia nucleare a metà del ventesimo secolo rendendola una delle sue priorità negli anni ’70. Nel 2010, questa fonte rappresentava oltre il 25% dell’energia elettrica prodotta e aveva l’obiettivo di raggiungere un livello pari al 40%. Ciò è stato fatto a scapito delle fonti rinnovabili, il cui utilizzo rimane limitato al 7% della produzione di energia elettrica. A titolo di paragone, in Danimarca le energie rinnovabili rappresentavano il 65% dell’elettricità totale prodotta nel 2015.

L’assenza di democrazia interna lascia Cina, Russia e Arabia Saudita fuori dall’universo di investimento obbligazionario ‘sostenibile’.

Nel caso del Brasile, invece, al 53esimo posto, “il deterioramento della libertà civili e politiche è stato impressionante: se nel 2013 nella classifica di Freedom House il Brasile si attestava a 2 in termini di tutela dei diritti politici su una scala da 1 a 6 (con 1 il punteggio più alto), attualmente – rileva Degroof Petercam – si attesta rispettivamente a 5 e 6 per quanto riguarda i diritti politici e le libertà civili”. Dal punto di vista economico, il tasso di disoccupazione è raddoppiato (da 6,99% a 12,04%) negli ultimi cinque anni, con una particolare incidenza di quello relativo alle fasce più giovani di popolazione.


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