Dini: “Governo tecnico? In caso di crisi possibile soluzione-ponte”  

Pubblicato da in data 6 Giugno 2019

Dini: Governo tecnico? In caso di crisi possibile soluzione-ponte

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Pubblicato il: 07/06/2019 17:12

“Un governo diverso in caso di crisi? Magari un governo tecnico? Potrebbe darsi ma è impossibile fare paralleli con l’esecutivo da me guidato a suo tempo perché ogni situazione è particolare”. Lo dice all’Adnkronos Lamberto Dini, già premier di un governo tecnico nato nel gennaio 1995 dopo la fine improvvisa del primo esecutivo di centrodestra presieduto da Silvio Berlusconi. Ex direttore generale di Bankitalia, ministro del Tesoro con Silvio Berlusconi e poi suo successore a palazzo Chigi, Dini sa, per averlo vissuto di persona, di cosa si parla quando si parla di governo tecnico, visto che il suo durò quasi un anno e mezzo, dal gennaio 1995 al maggio 1996, quando cedette il passo a Romano Prodi.

“Certamente -ammette- se nessuno si volesse assumere la responsabilità della prossima Legge di bilancio, che sarà necessariamente dura, potrebbe anche darsi che il Quirinale individui una soluzione-ponte, prima di portare il Paese alle elezioni: un governo che cavi le castagne dal fuoco, per poi tornare alle urne nella primavera del prossimo anno”. Un modo per evitare tutto ciò? Dini fa capire che molto dipende dall’atteggiamento di Matteo Salvini. Il leader della Lega e vice premier “è un uomo politico di spessore e credo che arriverà il momento in cui capirà che sui conti pubblici, se vuole ottenere qualcosa, deve abbandonare i toni di sfida verso l’Unione Europea, e assumere un atteggiamento di collaborazione, perché le regole si cambiano insieme”.

Dovrebbe, però, “lasciare i panni del leader di partito per vestire quelli di presidente del Consiglio in pectore, ossia di uomo di Stato”. Anche perché, a suo giudizio, Salvini in voti li ha presi “sulle questioni migranti, legittima difesa, sicurezza” e non certo sulla rotta di collisione con l’Ue e magari con l’euro. Insomma, il Capitano venga a più miti consigli, o almeno a toni più morbidi: “Vuole cambiare le regole con i suoi alleati sovranisti e populisti in Europa? Peccato per lui -avverte- che quelli, in politica economica, siano più conservatori della Cancelliera Angela Merkel”. E l’Italia, con la linea dura, “si ritroverebbe isolata e… in mutande”.


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