Ecco i 10 in lizza per il dopo-May  

Pubblicato da in data 9 Giugno 2019

Ecco i 10 in lizza per il dopo-May

(Fotogramma)

Pubblicato il: 10/06/2019 20:33

Sono 10 i candidati alla successione di Theresa May come leader del partito conservatore e primo ministro britannico. La lista ufficiale dei contendenti, scaduti i tempi per la presentazione delle candidature, è stata diffusa dal Comitato 1922, il gruppo parlamentare dei deputati tory: sono in corsa Michael Gove, Matthew Hancock, Mark Harper, Jeremy Hunt, Sajid Javid, Boris Johnson, Andrea Leadsom, Esther McVey, Dominic Raab e Rory Stewart.

Ha ritirato la candidatura all’ultimo momento l’unico che era favorevole ad un secondo referendum per la Brexit, Sam Gyimah. Ciascuno dei dieci candidati di lha ottenuto, secondo il regolamento, il sostegno di almeno otto deputati. Saranno i deputati a scegliere, con una serie di votazioni, i due contendenti finali. I due nomi saranno poi sottoposti al voto dei militanti del partito e il vincitore si saprà la settimana che inizia il 22 luglio. Ecco chi sono tutti i candidati in lizza:

BORIS JOHNSON: 54 anni, ex ministro degli Esteri ed ex sindaco di Londra. Vulcanico, brillante, gaffeur, la chioma bionda spesso scomposta, Johnson è la personalità più nota e popolare del gruppo. Deciso sostenitore della Brexit, dichiara che la Gran Bretagna uscirà entro il 31 ottobre con o senza accordo e che solo lui può fermare il Brexit party di Nigel Farage e i laburisti di Jeremy Corbyn. Johnson viene considerato il candidato favorito, ma è una personalità divisiva e questo potrebbe costargli la vittoria.

MICHAEL GOVE: 51 anni, ministro dell’Ambiente. Ambizioso e attivissimo, si è impegnato molto sui temi popolari come la lotta contro la dispersione della plastica. Ha fatto campagna per il Leave al referendum sulla Brexit, ma avverte che un’uscita dall’Ue con no deal porterebbe ad elezioni anticipate. Per questo, secondo il Telegraph, sarebbe pronto a rinviare ulteriormente la Brexit. Inizialmente fra i favoriti, ha visto calare le sue quotazioni dopo che confessato di aver fatto uso di cocaina in gioventù.

DOMINIC RAAB: 45 anni, è stato segretario per il negoziato sulla Brexit fra il luglio e il novembre 2018, quando si è dimesso in polemica con la posizione del governo May. Vuole rinegoziare l’accordo con l’Ue ed è pronto ad uscire anche con un ‘no deal’.

SAJID JAVID: 49 anni, ministro dell’Interno, musulmano di origine pachistana. Vuole rinegoziare l’accordo di uscita con l’Ue e propone una soluzione ‘digitalizzata’ per il confine irlandese. Non ha escluso il no deal, ma afferma che se il parlamento chiederà nuovamente un rinvio della Brexit non si opporrà.

JEREMY HUNT: 52 anni, ministro degli Esteri. Aveva votato Remain al referendum. Vuole negoziare nuovamente l’accordo di uscita dall’Ue, con una squadra negoziale che comprenda le varie anime del partito. Afferma che il ‘no deal’ sarebbe un “suicidio politico”.

ESTHER MCVEY: 51 anni, ministro del Lavoro. Sostiene la necessità di uscire dall’Ue senza accordo. A suo parere, grazie ad innovazioni tecnologiche, si può realizzare entro ottobre una frontiera invisibile fra Irlanda e Irlanda del Nord.

ANDREA LEADSOM: 56 anni, si è dimessa da ministro per i rapporti col parlamento il 22 maggio in polemica con la politica di Theresa May sulla Brexit. Dice che l’accordo per l’uscita dall’Ue “è morto”, ma che si potrebbero mantenere le intese su alcuni punti tramite dei mini accordi.

RORY STEWART: 46 anni, ministro per lo Sviluppo internazionale. Ha votato Remain ma dice di voler rispettare il risultato del referendum. Vuole trovare un compromesso sulla Brexit e dichiara che non farebbe mai parte di un governo guidato da Boris Johnson.

MATT HANCOCK:40 anni, ministro della Sanità. Afferma che il ‘no deal’ non è una scelta politica possibile perchè verrebbe bloccata dal parlamento. Pensa che l’accordo con l’Ue non si possa cambiare, ma vorrebbe mettere un tempo limite al backstop (la clausola di salvaguardia sul confine in Irlanda).

MARK HARPER: 49 anni, è stato sottosegretario per l’immigrazione e i disabili con il premier David Cameron. E’ stato capogruppo dei Tories in parlamento fra il maggio 2015 e il luglio 2016. Aveva votato Remain ma ora sostiene che bisogna rispettare il risultato del referendum


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