La coop del Birrificio Messina punta a utile con ‘Cristalli di sale’ 

Pubblicato da in data 9 Giugno 2019

La coop del Birrificio Messina punta a utile con 'Cristalli di sale'

(Adnkronos)

Pubblicato il: 10/06/2019 13:36

(di Laura Valentini) – Sull’orlo del pareggio di bilancio, il birrificio Messina tenta il grande salto, verso quello che sarebbe il primo utile dopo tre anni di sacrifici dei suoi quindici operai-imprenditori: salvata e rilanciata da questi “15 pazzi”, secondo la definizione del presidente della cooperativa Domenico ‘Mimmo’ Sorrenti, la storica realtà produttiva siciliana ha stretto un accordo con Heineken e dato il via a un nuovo marchio, Birra Messina Cristalli di sale con il quale saliranno volumi e (si spera) gli incassi.

“L’accordo è per la produzione di 25mila ettolitri, per noi sono tantissimi”, spiega Sorrenti sullo sfondo del nastro trasportatore delle bottiglie di birra dell’impianto che continua anche a produrre la storica ‘Birra dello Stretto’. “Con Heineken abbiamo sempre avuto un buon rapporto (il marchio olandese provo’ a salvare lo stabilimento dopo la crisi del 2011 ma tutto si incaglio’ per problemi di aree e permessi n.d.r.) e quando quest’anno hanno bussato alla nostra porta – prosegue – abbiamo fatto un accordo commerciale di 5 anni per la produzione della Cristalli di sale e per la distribuzione in tutta Italia della birra Messina, che in questo modo dovrebbe arrivare nella Gdo” ovvero nei supermercati dove oggi è presente ma come prodotto di nicchia e solo in alcuni store più grandi.

La Cristalli di sale, già sul mercato, è fatta con il sale raccolto a mano delle saline di Trapani “ma non è salata” assicura Sorrenti durante una visita al birrificio. Gli altri soci spuntano qua e là con le loro magliette ‘griffate’ birrificio Messina: sono tutti over 50 e allo stabilimento è scoccata l’ora dei figli. Gli addetti allo stabilimento attualmente sono venti: quindici operai soci della coop e cinque ragazzi, tre maschi e due femmine puntualizza Sorrenti, che sono entrati a lavorare rispettando una sorta di graduatoria messa a punto ‘ad hoc’. “Conta l’età ovviamente – dice Mimmo- ma anche la volontà di fermarli se vogliono andare all’estero perché qui in Sicilia non trovano lavoro”.

“Dopo la lettera di licenziamento arrivata nel 2011 non ci siamo arresi, abbiamo bloccato la vendita del terreno dello stabilimento ma a un certo punto abbiamo abbandonato le speranze che qualcuno si facesse avanti e allora abbiamo deciso di formare una cooperativa”, racconta spiegando che non tutti i 40 dipendenti allora in cassa integrazione se la sono sentita di fare il salto che metteva in discussione una vita di lavoro, con tfr impegnati e richiesta di prestiti. La storia del birrificio Messina è una storia di impegno, coraggio e anche di investimenti sulla buona volontà: “Abbiamo fatto un piano finanziario e abbiamo ristrutturato dei capannoni che all’inizio erano stalle. Lavorando giorno e notte abbiamo dato via alla produzione nel 2016 con Doc15 che è stato un successo , poi abbiamo fatto la birra dello Stretto”.

Se tutto andrà bene forse i 15 ‘capitani coraggiosi’ siciliani potranno tirare un definitivo sospiro di sollievo e godersi i frutti di tanto lavoro: intanto la birra Messina ha varcato i confini non solo dell’isola ma anche dell’Italia. “Oggi siamo presenti in 15 stati del Nord America, e siamo anche in Australia”.


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