Debito e procedura, secondo step  

Pubblicato da in data 10 Giugno 2019

Debito e procedura, secondo step

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Pubblicato il: 11/06/2019 10:37

Avanza l’iter della procedura per debito nei confronti dell’Italia. In programma a Bruxelles una riunione del Comitato Economico e Finanziario (Efc in gergo) del Consiglio Ue, che dovrebbe dare la propria opinione sul rapporto della Commissione europea ex articolo 126.3 del Trattato sul funzionamento dell’Ue (Tfue), il secondo step verso l’avvio della procedura vera e propria, che per ora è solo “giustificata”, secondo quanto scritto dalla Commissione, ma non ancora “aperta”.

E’ probabile che il Comitato, che è un organo tecnico, avalli la conclusione della Commissione, come già aveva fatto lo scorso 29 novembre, in un passaggio che è previsto dal trattato (articolo 126.4): allora l’esecutivo Ue aveva concluso che una procedura per debito era “giustificata” sulla base di dati prospettici, mentre ora la conclusione è basata su dati a consuntivo, certificati da Eurostat. Nel novembre scorso l’Efc aveva messo per iscritto che “ulteriori elementi” sarebbero potuti emergere “dal dialogo in corso tra la Commissione e le autorità italiane”.

Non è certo che un inciso simile sia inserito anche stavolta, e dipenderà probabilmente dai segnali che arriveranno da Roma, da dove negli ultimi giorni sono giunti a Bruxelles segnali contrastanti.

Alla bipartizione tra il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia Giovanni Tria, da una parte, e i vicepresidenti del Consiglio Matteo Salvini e Luigi Di Maio dall’altra, si è aggiunta anche la vicenda dei mini-Bot, in sé e per sé un mezzo per saldare i debiti arretrati della Pubblica amministrazione nei confronti delle imprese.

Ai mini-Bot tuttavia, come ha notato il capo economista di Unicredit Research Erik Nielsen, alcuni esponenti della maggioranza “sono riusciti ad appiccicare un enorme stigma”, giocando “pubblicamente sul piano dell’ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis per lasciare l’euro introducendo una moneta parallela e suggerendo anche che i mini Bot potrebbero venire emessi e poi funzionare come valuta parallela”. Non a caso Tria, molto attento alla percezione che i mercati hanno del nostro Paese, che su quei mercati deve finanziarsi, dal Giappone li ha bocciati pubblicamente.

Il ministro, in ogni caso, è atteso alla riunione dell’Eurogruppo e dell’Ecofin di giovedì e venerdì prossimi a Lussemburgo, dove lo step ulteriore della procedura non dovrebbe essere formalmente sul tavolo, anche perché prima la Commissione dovrebbe stilare un’opinione (126.5) e una proposta (126.6); solo dopo questi passaggi la palla passa all’Ecofin, che deve decidere se passare agli stadi superiori della procedura.

Teoricamente il passaggio in Ecofin, a maggioranza qualificata, dovrebbe avvenire il 9 luglio prossimo, perché il Consiglio deve pronunciarsi entro quattro mesi dal primo aprile, quindi entro il primo agosto, e pertanto all’Ecofin di luglio, ultima riunione prima della pausa estiva.

Sempre in teoria, però, esistono i margini per allungare i tempi, dato che la normativa prevede che il Consiglio decida “sull’esistenza di un deficit eccessivo in accordo con l’articolo 126.6 del trattato, sulla base di una raccomandazione della Commissione, di regola entro quattro mesi” dal primo aprile, vale a dire entro il primo agosto. In quel “di regola” si annidano spazi di possibile mediazione sui tempi della procedura; ad oggi l’ipotesi non è sul tavolo, ma dipenderà da come si evolveranno le cose e dall’atteggiamento che terrà il governo italiano.

Come ha detto il presidente della Bce Mario Draghi, che nel corso della sua carriera ha presieduto anche il Comitato Economico e Finanziario, dal giugno 2000 al settembre 2001, quando era direttore generale del Tesoro, “all’Italia non è stato chiesto un calo rapido del rapporto” tra debito e Pil, salito al 132,2% nel 2018. Ma serve un piano “credibile” per ridurlo nel “medio termine”, ha sottolineato.

In tutto questo, per adesso i mercati finanziari restano tutto sommato abbastanza tranquilli: lo spread Btp-Bund è sempre elevato, a 258 punti, ma sotto i massimi, con il rendimento sul decennale al 2,36%; resta negativo il rendimento del Bund, a -0,22% su dieci anni. Il fatto che la pressione esterna dei mercati non si faccia sentire più di tanto, come ha spiegato il direttore del Ceps Daniel Gros, potrebbe rafforzare i ‘falchi’ all’interno dell’Ue: in assenza di un rischio contagio (la Spagna paga a dieci anni appena lo 0,6%, il Portogallo lo 0,68%), i Paesi ‘rigoristi’ potrebbero non vedere grandi controindicazioni ad usare la ‘mano pesante’ con l’Italia, visto che l’Eurozona, almeno per ora, sembra immune al rischio tricolore.

Non tutti i Paesi Ue, tuttavia, sono propensi a sposare la linea dura nei confronti di Roma: la Francia, che ha sforato la soglia del 3% tra deficit e Pil, e la Spagna, che è appena uscita da una procedura per deficit eccessivo, hanno storicamente un atteggiamento diverso da quello di Germania e Olanda. Come ha detto il premier Giuseppe Conte, le regole Ue vanno cambiate, ma con quelle in vigore bisogna fare i conti. Se invece la linea sarà quella di non rispettare le regole punto e basta, magari guardando alla relativa calma dei mercati finanziari, allora anche le ‘colombe’ a Bruxelles avranno pochi spazi di manovra.

Intanto, arrivano sempre più evidenze che l’incertezza sulla linea del governo pesa sull’economia reale, che è necessario rilanciare se si vuole abbassare il rapporto tra debito e Pil: “La ripresa della domanda interna connessa all’impatto del bilancio 2019 sul reddito disponibile – afferma Luca Mezzomo, responsabile Analisi macroeconomica di Intesa SanPaolo – può essere compensata dall’aumento dell’incertezza sulle condizioni finanziarie e sull’orientamento di bilancio nel 2020, a causa di un notevole divario tra le norme dell’Ue e le promesse di allentamento fiscale attualmente fatte dai partiti di governo. Pertanto, le prospettive oltre il secondo trimestre rimangono caratterizzate da un livello insolitamente elevato di incertezza”.


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