Usa: lascia Sarah Sanders, si allunga la lista degli ‘ex fedeli’ a Trump  

Pubblicato da in data 13 Giugno 2019

Lascia Sarah Sanders, si allunga la lista degli 'ex fedeli' a Trump

Sarah Sanders (Foto AFP)

Pubblicato il: 14/06/2019 11:56

Con le dimissioni della portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders, che lascerà il suo incarico a fine mese, arriva a 29 il numero dei collaboratori dell’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che si sono dimessi o sono stati licenziati da quando il tycoon è entrato in carica nel gennaio 2017.

Sanders è stata una delle più vicine e fidate collaboratrici di Trump fin dalla campagna elettorale. E a dare l’annuncio delle sue dimissioni è stato lo stesso presidente Usa su Twitter: “E’ una persona speciale con uno straordinario talento, che ha fatto un lavoro incredibile. Spero decida di candidarsi come governatore dell’Arkansas, sarebbe fantastico”, ha scritto.

Vediamo il lungo elenco di ‘silurati’ e non della presidenza.

SALLY YATES – Il 30 gennaio 2017, appena insediato, Trump rimuove il ministro della Giustizia ad interim, Sally Yates a causa della sua opposizione alle sue politiche sull’immigrazione. L’ultima superstite dell’era Obama paga il mancato sostegno al Muslim Ban presidenziale.

MICHAEL FLYNN – Il 13 gennaio 2017 si dimette il Consigliere per la sicurezza nazionale, in carica solo da 23 giorni. Flynn paga il coinvolgimento nel Russiagate. A dicembre, Flynn verrà incriminato dal procuratore speciale Robert Mueller per aver reso “volontariamente e consapevolmente” delle “dichiarazioni false, fittizie e fraudolente” all’Fbi riguardanti le sue conversazioni con l’ex ambasciatore russo a Washington, Sergei Kislyak.

KATIE WALSH – Il 30 marzo, dopo appena 70 giorni, il vice capo dello staff della Casa Bianca lascia per andare a lavorare per un gruppo di sostenitori del Partito Repubblicano, America First Policies.

JAMES COMEY – Il 9 maggio, improvvisamente, il presidente licenzia James Comey, direttore dell’Fbi. “Non stava facendo un buon lavoro. E’ molto semplice, non stava facendo un buon lavoro” dice Trump rispondendo alle domande sulla decisione.

MIKE DUBKE – Il 30 maggio esce di scena Mike Dubke, responsabile della Comunicazione della Casa Bianca. Il rapporto con il presidente non decolla e dopo 3 mesi arriva il passo indietro.

WALTER SHAUB – Il 6 luglio sbatte la porta Walter Shaub, numero 1 dell’Ufficio etico federale. Impossibile trovare un punto d’incontro con Trump.

MARK CORALLO – Il portavoce del team legale che rappresenta Trump per le vicende del Russiagate si dimette il 20 luglio. Lascia anche uno dei legali del team, Mark Kasowitz.

SEAN SPICER – Il presidente nomina Anthony Scaramucci – figura proveniente dal mondo finanziario e ritenuta vicina a Trump – nuovo responsabile della Comunicazione della Casa Bianca. Il portavoce Sean Spicer decide di abbandonare l’incarico il 21 luglio.

MICHAEL SHORT – Passano pochi giorni e svuota i cassetti anche l’assistente portavoce Michael Short, che il 25 luglio decide di anticipare i tempi rispetto al licenziamento annunciato da Scaramucci a ‘Politico’.

REINCE PRIEBUS – Il 28 luglio finisce l’avventura di Reince Priebus, capo dello staff. Tra voci di dimissioni e spifferi sul licenziamento, Priebus nega che il presidente gli abbia chiesto di dimettersi dicendo: “sarò sempre un fan di Trump”. A prendere il suo posto l’ex generale John Kelly.

ANTHONY SCARAMUCCI – L’ex banchiere di Wall Street, noto anche come “il Mooch”, dura solo dieci giorni come direttore delle comunicazioni. Viene congedato dal nuovo capo dello staff della Casa Bianca, l’ex generale John F. Kelly. dopo una telefonata con un giornalista del New Yorker in cui insultava diversi collaboratori del presidente tra cui Reince Priebus, definito un “paranoico schizofrenico” e derideva l’allora consigliere presidenziale Steve Bannon.

STEVEN BANNON – Dal 18 agosto Steven Bannon non è più lo stratega della Casa Bianca. “Siamo grati del suo servizio e gli auguriamo il meglio” si legge nella dichiarazione dell’ufficio stampa della Casa Bianca. Dimissioni? Licenziamento? ”Quando è stato licenziato non ha perso solo il lavoro. Ha perso la testa” ha twittato Trump a inizio anno, quando le anticipazioni del libro ‘Fire and Fury’ hanno compromesso – forse definitivamente – i rapporti tra il presidente e il guru dell’alt-right.

TOM PRICE – Sotto accusa per l’uso di costosi jet privati per le missioni governative, il 29 settembre si dimette il ministro alla Sanità Tom Price.

DINA POWELL – L’8 dicembre se ne va Dina Powell, numero 2 del Consigliere alla sicurezza nazionale HR McMaster, di origine egiziana. La collaborazione con l’amministrazione Trump finisce senza scossoni e senza polemiche.

ROB PORTER- La prima uscita di scena del 2018 è quella del segretario dello staff della Casa Bianca, Rob Porter, il 7 febbraio. Si dimette dopo che emergono accuse di gravi maltrattamenti domestici da parte delle sue due ex mogli. A causa di questa vicenda, Porter non aveva la “clearance” necessaria per accedere alle informazioni riservate.

DAVID SORENSEN – Il 9 febbraio lo speech writer David Sorensen lascia l’incarico in seguito ad accuse di maltrattamenti da parte dell’ex moglie.

HOPE HICKS – Il 28 febbraio si dimette il direttore delle Comunicazioni della Casa Bianca, la 29enne Hope Hicks. Il giorno prima aveva ammesso davanti ai deputati della Commissione sul Russiagate di aver detto qualche bugia a fin di bene su Trump. Ex modella, fidanzata con Porter, la Hicks era considerata molto vicina al presidente, con cui aveva lavorato in precedenza.

GARY COHN – Il 6 marzo si dimette Gary Cohn, consigliere economico della Casa Bianca e direttore del Consiglio Economico Nazionale. Cohn è in disaccordo con i dazi su acciaio e alluminio annunciati da Trump.

JOHN MCENTEE – Il 12 marzo l’assistente personale di Trump perde il lavoro alla Casa Bianca dopo che un’indagine ha scoperto che era un giocatore d’azzardo abituale, cosa che rappresentava un rischio per la sicurezza. Tuttavia, McEntee, che era stato con Trump dalla sua campagna elettorale, è immediatamente assunto per la sua campagna di rielezione.

REX TILLERSON – Il 13 marzo, infine, il presidente destituisce il segretario di Stato Rex Tillerson. Al suo posto viene nominato il capo della Cia Mike Pompeo, che viene sostituito dalla sua numero due, Gina Haspel, che diventa così la “prima donna scelta” per guidare l’agenzia di intelligence.

HR MCMASTER – Dopo mesi di speculazioni, il 22 marzo Trump annuncia che sostituirà il suo consigliere per la sicurezza nazionale, con il quale si sarebbe scontrato ripetutamente. Al suo posto arriva l’ex ambasciatore Usa all’Onu, John Bolton.

DAVID SHULKIN – Il 28 marzo Trump silura il suo segretario per i reduci, David Shulkin, in una mossa che era attesa da settimane, in seguito polemiche di natura etica su viaggi pagati con fondi pubblici. Al suo posto propone il suo medico, l’ammiraglio Ronny Jackson.

SCOTT PRUITT – Il 5 luglio si dimette il capo della Environmental Protection Agency dopo una serie di scandali, che includevano, tra molti altri, presunti abusi dei fondi dei contribuenti.

NIKKI HALEY – Il 9 ottobre ​​l’ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite afferma che lascerà il suo incarico alla fine dell’anno. Diplomatica qualificata, ragionevole e fortemente voluta, Haley a volt, andava oltre le politiche dichiarate del presidente, in particolare per quanto riguarda le sanzioni contro la Russia.

JEFF SESSIONS – Il procuratore generale si dimette il 7 novembre su richiesta di Trump. Tra i primi sostenitori del tycoon nel 2016, era nel mirino del presidente da mesi a causa della sua astensione alle indagini sul Russiagate.

JOHN KELLY – L’8 dicembre Trump annuncia che il capo dello staff della Casa Bianca lascerà il suo incarico entro la fine dell’anno. A settembre, nel libro del giornalista veterano del Washington Post, Bob Woodward, si leggeva che Kelly avrebbe definito Trump “un idiota” e la Casa Bianca ‘Crazytown’, una gabbia di matti. Commenti subito smentiti, ma le voci sul fatto che il rapporto tra lui e il presidente fosse sofferente si rincorrevano da mesi.

JIM MATTIS – Il segretario della difesa si dimette il 20 dicembre sostenendo che Trump merita un capo della difesa “più in linea” con le sue opinioni. La partenza di Mattis arriva appena il giorno dopo che Trump ha annunciato una decisione ampiamente criticata di ritirare le forze americane dalla Siria.

KIRSTJEN NIELSEN – L’8 aprile 2019, Trump con un tweet ha annunciato la fine dell’incarico di Kirstjen Nielsen come segretario della Homeland Security, il corrispettivo del ministro dell’Interno. Al suo posto ha nominato l’avvocato Kevin McAleenan. Alla base della decisione, la crisi migratoria al confine messicano.


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