Mostre: Plessi a Caracalla, ‘viaggio evocativo nelle viscere di Roma’  

Pubblicato da in data 16 Giugno 2019

Plessi nelle viscere di Roma

Pubblicato il: 17/06/2019 15:02

“Un viaggio evocativo ed emozionale nelle viscere di Roma, nella sua storia”. Ed è grande l’amore di Fabrizio Plessi per la città eterna. La sua mostra ospitata nei sotterranei delle Terme di Caracalla, appena restituiti al pubblico dopo un lungo intervento di restauro, fa immergere lo spettatore nel ‘segreto del tempo’. Fatto di acqua, fuoco, lava, vento, tutti elementi della poetica dell’artista, tra i protagonisti della videoarte. Un percorso che si snoda tra ruderi e rovine sotto l’esedra del Calidarium per far brillare (dall’oscurità) la storia che fu ma in prospettiva futuristica. Sono 12 le videoinstallazioni che si incontrano accompagnate dalle musiche di Michael Nyman.

“Ci si immerge nella pancia di Roma per toccare il suo cuore – sottolinea Fabrizio Plessi all’Adnkronos – Quando mi hanno proposto di fare questa mostra, ho immaginato che la città dovesse essere raccontata in modo diverso. Più che descrittivo, ho cercato di mettere in moto un meccanismo emozionale. La mia idea è stata quello di rendere un’opera che nelle sue intenzioni vuol suscitare nello spettatore un’emozione quasi fisica; un’opera in cui il visivo, il sonoro, l’ambiente, la grande umidità che c’è nelle viscere di Roma e i suoi misteri lo avvolgessero totalmente. Mi piacerebbe – confessa l’artisa – che il pubblico provasse le stesse emozioni che ho provato io nel creare questo progetto”. Plessi ha ideato 12 stazioni a forma di portali che parlano attraverso il suo linguaggio.

“Un capitello che si scioglie, un panneggio di pietra che si muove, un mosaico che danza nella luce: sono tutti elementi che traducono questo grande amore che io ho verso Roma in azione, senza descriverlo”. Il camminamento comincia con un capitello di ghiaccio che piano piano “si trasforma in realtà e diventa pietra”: è il punto d’arrivo. Nel percorso c’è poi tutto Plessi: i lavori, la poetica, la storia, proiettati tra le pagine di un libro grande sei metri che si foglia virtualmente. Fuori dalla consueta e “noiosa”, dice lui, biografia descrittiva, “ho cercato un artificio per renderla più piacevole lasciando che quarant’anni di attività – in cui ne ho fatte tante – scorressero leggere. E’ un po’ come andare al cinema”. E’ soddisfatto di questo suo omaggio a Roma? “Sì, sono felice e spero che i romani vi si possano riconoscere”, conclude. La mostra, curata da Alberto Fiz, resterà aperta per tutta l’estate.


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