Come funziona il salario minimo  

Pubblicato da in data 17 Giugno 2019

Come funziona il salario minimo

Immagine di repertorio (Fotogramma)

Pubblicato il: 18/06/2019 10:09

di Federica Mochi

L’Ocse lo boccia: “Non è la soluzione al mercato del lavoro italiano ed è solo mediamente efficace contro la povertà e la povertà lavorativa”. Di Maio, invece, accelera: “Va fatto subito”. Il salario minimo, misura bandiera del Movimento Cinque Stelle, è considerato dal vicepremier grillino “il prossimo passo” per “restituire dignità a circa 3 milioni di lavoratori sottopagati. Ma come funziona e chi potrebbe usufruirne?

COS’E’ E COME FUNZIONA – Per salario minimo orario si intende la più bassa remunerazione o paga oraria, giornaliera o mensile che i datori di lavoro devono per legge corrispondere ai propri lavoratori dipendenti impiegati e operai. Attualmente un disegno di legge a firma Movimento Cinque Stelle è in discussione in commissione Lavoro al Senato e ha l’obiettivo di fissare un tetto minimo di 9 euro “al lordo degli oneri contributivi e previdenziali” alla paga oraria per aiutare alcune categorie di lavoratori, in particolare i cosiddetti working poors, i lavoratori poveri che vivono al di sotto della soglia di povertà.

Tra i punti fondamentali del provvedimento grillino si prevede “una definizione certa, uguale per tutti i rapporti di lavoro subordinato, e cogente del trattamento economico che integra la previsione costituzionale della retribuzione proporzionata e sufficiente, attraverso l’obbligo che non sia inferiore a quello previsto dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali più rappresentative”.

A CHI SPETTEREBBE – Il salario minimo interesserebbe la categoria dei working poors, ossia tutte le categorie come “giardinieri, camerieri, autisti, pizzaioli, guardie notturne, centralinisti” che ad oggi hanno minimi contrattuali inferiori ai 9 euro lordi, la soglia indicata nella proposta di legge grillina. Per l’Istat la platea degli interessati sarebbe di circa 3 milioni di persone per un incremento medio annuo di retribuzione di 1.000-1.073 euro. La platea degli interessati al netto degli apprendisti scende invece a 2,4 milioni.

IN ITALIA – In Italia esistono pensioni minime, mentre il salario minimo non è previsto da leggi nazionali. Sono infatti i singoli Ccnl a stabilire lo stipendio che il datore di lavoro è tenuto a rispettare.

NEGLI ALTRI PAESI – Introdotte per la prima volta in Nuova Zelanda, Australia e Regno Unito, le leggi sul salario minimo sono state via via adottate in altri Paesi, tra cui gli Stati Uniti. Nell’Unione Europea sono 22 gli Stati che hanno leggi sul salario minimo che non è però previsto in Danimarca, Italia, Cipro, Austria, Finlandia e Svezia. In questi Paesi, nonché in Islanda, Norvegia e Svizzera, le retribuzioni minime sono fissate tramite contrattazione collettiva per una serie di settori specifici.

Nel gennaio 2018 (fonte Eurostat), l’entità delle retribuzioni minime negli Stati membri dell’Ue variava tra un minimo di 261 euro (Bulgaria) e un massimo di 1.999 euro al mese (Lussemburgo). In Bulgaria, Lituania, Romania, Lettonia, Ungheria, Croazia, Repubblica ceca e Slovacchia le retribuzioni minime sono inferiori ai 500 euro al mese.

Le retribuzioni minime superiori ai 500 euro ma inferiori ai mille al mese riguardano invece Estonia, Polonia, Portogallo, Grecia, Malta, Slovenia e Spagna. Nel Regno Unito, Germania, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Irlanda e Lussemburgo il salario minimo varia tra i 1.000 e i 1.999 euro.


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