Sea Watch: “Migranti hanno bisogno di sbarcare subito”  

Pubblicato da in data 17 Giugno 2019

Sea Watch: Migranti hanno bisogno di sbarcare subito

(Foto Afp)

Pubblicato il: 18/06/2019 12:13

“Dopo oltre 6 giorni dal soccorso, #Sea Watch 3 è ancora bloccata con a bordo 43 naufraghi, di cui 6 donne e 3 minori non accompagnati, uno di soli 12 anni: hanno bisogno di sbarcare subito“. E’ quanto scrive su Twitter Sea Watch Italy, chiedendo “con forza che si faciliti la disponibilità delle città tedesche pronte ad accoglierli”.

La nave della Ong tedesca, che l’11 giugno ha salvato 53 persone al largo della Libia, e a cui è stato vietato l’ingresso nelle acque territoriali italiane, resta ferma al largo di Lampedusa con 43 persone a bordo dopo che due giorni fa è stato autorizzato lo sbarco di 10 persone, tre minori, tre donne di cui due incinta e due accompagnatori, due uomini malati.

Sul caso la Procura di Agrigento ha aperto una nuova inchiesta per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. In particolare, il procuratore aggiunto Salvatore Vella, che coordina le indagini sull’immigrazione clandestina, ha aperto un fascicolo per ora contro ignoti e gli uomini della Squadra mobile stanno ascoltando i migranti sbarcati alla ricerca di eventuali scafisti.

POLEMICHE IN GERMANIA – Nell’immobilità di Berlino e dei Paesi dell’Unione Europea, oltre 50 comuni tedeschi hanno infatti manifestato la propria disponibilità ad entrare a far parte di una rete di accoglienza dei richiedenti asilo salvati nel Mediterraneo: ad annunciarlo è stato un portavoce del ministero dell’Interno di Berlino, precisando che le città che si sono rese disponibili lo hanno comunicato per iscritto. Il trasferimento, tuttavia, è al momento ostacolato dal ministro Horst Seehofer (CSU), che si è detto contrario. Per il settimanale ‘Der Spiegel’, tuttavia, “non si esclude una soluzione”. Il prerequisito per Seehofer è “la partecipazione più ampia possibile degli Stati membri dell’Ue e l’assunzione del coordinamento da parte della Commissione europea”.

Sea-Watch ha criticato il governo tedesco, accusandolo di restare immobile in attesa di una soluzione europea. “La Germania è chiamata” in causa, ha dichiarato il portavoce Ruben Neugebauer, accusando il ministro dell’Interno Horst Seehofer di bloccare il raggiungimento di una soluzione. Neugebauer ha poi esortato gli altri stati europei ad impegnarsi sul caso con il coordinamento della Commissione.

IL MONITO CONSIGLIO UE – Intanto un monito per l’approccio degli Stati europei alla migrazione nel Mediterraneo è arrivato dal Consiglio d’Europa. “Si è troppo incentrati sull’obiettivo di impedire ai rifugiati e ai migranti di raggiungere le coste europee e troppo poco sugli aspetti umanitari e dei diritti umani. Tale approccio ha conseguenze tragiche“, ha dichiarato Dunja Mijatovic, commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, pubblicando oggi una raccomandazione in cui individua le carenze di questo approccio e mira ad aiutare gli Stati membri a riformulare la loro risposta in conformità alle norme sui diritti umani.

“Una serie di Stati ha adottato norme, politiche e pratiche contrarie ai relativi obblighi giuridici di garantire efficaci operazioni di ricerca e soccorso, uno sbarco rapido e sicuro e la cura delle persone soccorse, nonché la prevenzione della tortura e di trattamenti inumani o degradanti”, ha denunciato la Commissaria. “Sebbene abbiano il diritto di controllare i propri confini e di garantire la sicurezza, gli Stati hanno anche il dovere di proteggere efficacemente i diritti sanciti dalle normative marittime e in materia di diritti umani e rifugiati“, ha dichiarato Mijatovic.

Le 35 raccomandazioni contenute nel documento hanno lo scopo di aiutare gli Stati membri del Consiglio d’Europa a trovare il giusto equilibrio tra questi imperativi. Si articolano attorno a cinque aree principali: garantire un efficace coordinamento di ricerca e soccorso; garantire lo sbarco sicuro e tempestivo delle persone soccorse; cooperare in modo efficiente con le ong; prevenire le violazioni dei diritti umani collaborando con paesi terzi; e fornire rotte accessibili, sicure e legali verso l’Europa.


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