Depistaggio Borsellino, spunta un video  

Pubblicato da in data 18 Giugno 2019

Depistaggio Borsellino, spunta un video

Immagine di repertorio (Fotogramma)

Pubblicato il: 19/06/2019 18:19

C’è anche un video 8 mm, marca Sony, con su scritto ‘Pianosa’, tra le cassette su cui sono stati eseguiti oggi pomeriggio gli accertamenti al Racis dei Carabinieri, contenenti le intercettazioni dell’ex pentito Vincenzo Scarantino. Secondo quanto apprende l’Adnkronos, tra le 19bobine c’è anche “un nastro in bobina da 13 cm di diametro marca Basf Dp26, sulla custodia a corredo è riportata la scritta ‘Pianosa Island'”, come si legge nel verbale finale. Il nastro in bobina presente nel plico “è stato riavvolto in modo non corretto”, scrivono i consulenti. Ecco perché la circostanza “non permette allo stato la fruizione come avvenuto per gli altri nastri”. Per questo supporto sarà necessario “procedere con le dovute cautele a ripristinare la corretta posizione del nastro”. “Anche per ciò che riguarda il nastro video 8 non è possibile verificarne il contenuto per mancanza, allo stato, di idonea strumentazione”, come si apprende.

Per intere ore è un fiume in piena, seppure tra tanti “non ricordo”, ma non si tira mai indietro. Quando, però, si tratta di rispondere alle domande sui magistrati che coordinarono l’inchiesta sulla strage di via D’Amelio si irrigidisce e fa scena muta. E davanti all’insistenza del difensore di uno dei tre imputati sbotta: “Avvocato, mi avvalgo della facoltà di non rispondere sulle domande dei magistrati. Punto e basta!”. E lo ripete per almeno tre volte. Il falso pentito Vincenzo Scarantino, che con le sue dichiarazioni fece condannare all’ergastolo nove innocenti, poi scagionati, non parla dei pm che coordinarono l’inchiesta sulla strage di via D’Amelio e che oggi sono indagati. Ancora un passo indietro, o di lato, del falso pentito, che in passato ritrattò più volte le sue dichiarazioni. Al processo sul depistaggio sull’attentato che costò la vita al giudice Paolo Borsellino e ai cinque agenti della scorta, che vede alla sbarra tre poliziotti, Scarantino non vuole parlare dei due ex pm indagati per calunnia aggravata in concorso aggravata dall’avere favorito Cosa nostra, Annamaria Palma e Carmelo Petralia. Nel corso dell’udienza di oggi, che ha concluso il controesame dell’ex pentito, che da tempo è fuori dal servizio di protezione, Scarantino, che ha parlato per quattro lunghe udienze, ha risposto alle domande degli avvocati Giuseppe Seminara e Giuseppe Panepinto, legali dei tre imputati Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, accusati di calunnia aggravata in concorso. Lo stesso reato contestato ai due pm dalla Procura di Messina. A rappresentare l’accusa è il Procuratore aggiunto di Caltanissetta Gabriele Paci. E mentre Scarantino, tra tanti “non so ” e “non ricordo” risponde alle domande dei due legali, a mille km di distanza, nella sede del Racis sono stati eseguiti gli accertamenti delle 19 bobine contenenti delle intercettazioni dello stesso ex pentito di mafia. Un accertamento irripetibile, ecco perché erano presenti anche i difensori sia dei due pm indagati che delle parti offese, cioè le persone accusate ingiustamente da Scarantino. Secondo quanto apprende l’Adnkronos, il campione delle cassette ascoltate dai consulenti “è in buono stato“. Adesso il contenuto delle registrazioni verrà riversato in digitale e poi trascritto e inviato alla Procura di Messina, che coordina l’inchiesta sui due indagati per calunnia aggravata. L’ex picciotto della Guadagna, continua intanto la sua scena muta davanti alle domande sui pm indagati. Alla domanda dell’avvocato Giuseppe Seminara, che difende i poliziotti Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei, e che gli chiede se nel 1995 e 1996, quando l’ex pentito collaborava con i magistrati, i verbali degli interrogatori venivano a lui consegnati da Mattei attraverso la ex pm Annamaria Palma, Scarantino risponde più volte: “Non mi ricordo”. Salvo poi aggiungere: “Sono affetto da una vecchiaia precoce e non mi ricordo, avvocà…”. L’avvocato Seminara chiede all’ex pentito di ricordare l’episodio di Genova quando Scarantino, dopo un alterco con il poliziotto Mario Bo, si incontrò con il magistrato Carmelo Petralia. Anche in questo caso, però, il teste si avvale della facoltà di non rispondere. Durante il controesame Scarantino, che ribadisce le sue accuse ai tre poliziotti, mentre non parla dei pm, tiene anche a sottolineare: “Io ero un collaboratore e non un pentito. Il pentito si pente delle cose. Loro (gli inquirenti ndr) attraverso me volevano che nascessero altri pentiti. Per me queste torture sono state insopportabili”. E parla anche degli imputati accusati ingiustamente, scarcerati dopo 18 anni: “Queste persone hanno avuto la forza di sopportare queste torture, e oggi hanno avuto giustizia…”. Solo dopo 18 anni di carcere sono stati scagionati. Si tratta di Cosimo Vernengo, Giuseppe La Mattina, Gaetano Murana, Gaetano Scotto e Natale Gambino, che sono parte offesa nel processo sul depistaggio. Gli ex imputati chiedono un risarcimento di un milione di euro ciascuno. Nelle motivazioni della sentenza dell’ultimo processo sulla strage di via d’Amelio i giudici parlarono del “depistaggio più grave della storia repubblicana”. Alla sbarra Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, i funzionari di polizia, che appartenevano al pool che indagò sulla strage e che, secondo la Procura di Caltanissetta, avrebbero imbeccato i pentiti tra cui Scarantino. Che poi ha ritrattato tutto. Scarantino oggi ribadisce anche il motivo per il quale nel 1994 decise di collaborare con gli inquirenti: “A causa del terrorismo psicologico che subivo in carcere a Pianosa. Tutto il terrorismo che mi hanno fatto, non solo mentale ma anche fisico. E’ stato un cumulo di tante cose”. Negli anni successivi Scarantino, poi condannato per calunnia, ha ritrattato diverse volte le sue accuse. E oggi ha ripetuto ancora molti “non ricordo”.

A inizio udienza l’avvocato Rosalba Di Gregorio, che rappresenta Murana, Vernengo e La Mattina, gli ex imputati falsamente accusati, ha prodotto il documento su cui Scarantino, che oggi prosegue con il controesame, viene definito come “Reattività nevrosiforme persistente in neurolabile”. Insomma, aveva problemi mentali. E domani, terminato il controesame di Scarantino, si continua con la deposizione del colonnello Giovanni Arcangioli, l’ufficiale dei Carabinieri che ha tenuto in mano, poco dopo la strage di via D’Amelio, la borsa di cuoio del giudice Borsellino, contenente, forse, l’agenda rossa.


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