Nuovi vice ai Servizi Segreti  

Pubblicato da in data 19 Giugno 2019

Nuovi vice ai Servizi Segreti

(Fotogramma)

Pubblicato il: 20/06/2019 15:59

Il generale di Corpo d’Armata dell’Arma dei Carabinieri Angelo Agovino e il superpoliziotto Vittorio Pisani sono i nuovi vicedirettori della nostra Intelligence. Agovino, brillante ufficiale dell’Arma con una lunga carriera alle spalle al Comando Generale di viale Romania, diventa il numero due dell’Aise guidato dal generale Luciano Carta. Pisani, responsabile dell’immigrazione e già noto per aver arrestato i boss dei Casalesi Iovine e Zagaria, è il nuovo braccio destro del generale Parente all’Aisi, l’intelligence ‘interna’ del nostro Paese. Due nomi di assoluto prestigio sui quali hanno concordato tutti gli esponenti di governo, per entrambi un giusto riconoscimento a una brillante carriera, sempre in prima linea nella lotta al crimine.

Il generale Angelo Agovino, 61 anni, è originario di Salerno. Nella sua carriera è stato tra l’altro comandante provinciale a Latina e Torino, oltre che comandante della Legione Lazio. Presso il Comando Generale ha guidato, tra l’altro, il 5° Reparto Relazioni esterne e comunicazione e il 1° Reparto Organizzazione delle Forze. Nella sua carriera anche il Comando del Cutfaa (Comando Unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare).

Vittorio Pisani, che nel 2010, da capo della Squadra Mobile di Napoli, aveva condotto le indagini che portarono alla cattura di Antonio Iovine, superlatitante del clan dei Casalesi, finì sotto inchiesta a causa delle dichiarazioni calunniose di un collaboratore di giustizia. Un collaboratore di giustizia ed ex boss, Salvatore Lo Russo, lo accusò di aver favorito alcuni imprenditori impegnati in attività di riciclaggio in alcuni ristoranti. In seguito alle sentenze che lo riabilitarono e lo scagionarono da tutte le accuse, Vittorio Pisani nel 2016 è stato promosso al ruolo di dirigente superiore, con decorrenza dal 2011, cioè dall’anno dell’inizio della vicenda giudiziaria che lo aveva coinvolto a causa dell’accusa, poi rivelatasi falsa, del boss pentito.


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