Allarme di Conte  

Pubblicato da in data 20 Giugno 2019

Allarme di Conte

(Foto Afp)

Pubblicato il: 21/06/2019 07:58

Evitare che venga lanciata una procedura per deficit eccessivo “è molto difficile, ma faremo tutti gli sforzi possibili”. Così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte fa il punto, rientrato intorno alle due e mezza del mattino all’hotel Amigo, nel cuore dell’Ilot Sacré, il cuore del centro storico di Bruxelles, dopo il Consiglio europeo. Appare preoccupato il premier per il quale “dobbiamo lavorare sull’assestamento, perché è ingiusto che ci venga richiesto altro. E’ ingiusto”.

Prima dei vertici con gli omologhi europei la partita sembrava più aperta: solo una volta arrivato, Conte si è reso conto di quanto i margini di trattativa per evitare la procedura siano davvero risicati. Con l’esecutivo Ue “i rapporti sono sempre buoni, ma abbiamo una Commissione che sta andando via. E’ una situazione un po’ difficile: non è detto che giochi necessariamente a nostro favore”. “E’ una situazione un po’ singolare, un po’ strana – aggiunge il premier – ci sono commissari che stanno andando via. In una logica fisiologica si entra in un periodo bianco, in cui si fa l’ordinaria amministrazione. C’è un certo fair play, per cui non assumi determinazioni che siano di una portata rilevante o addirittura straordinaria: e una procedura non è ordinaria amministrazione. Purtroppo c’è un clima per cui questo fair play non viene compreso”, conclude.

Quando aveva parlato qualche ora prima, a margine del Consiglio europeo, Conte era di certo apparso più ottimista. Ha parlato di quel “binario tecnico che va avanti” e dei conti che vanno “meglio del previsto”. “Non serve dire ‘non rispettiamo queste regole, non ce le applicate’. Fino a quando non le cambiamo, sono queste”, aveva rimarcato il presidente del Consiglio che nel frattempo ha anche inviato la lettera ai 27 Stati membri dell’Unione europea, al presidente della Commissione Ue Juncker e al presidente del Consiglio europeo Tusk sui conti pubblici italiani. Lettera in cui Roma precisa come non intende sottrarsi ai vincoli “né intendiamo reclamare deroghe o concessioni rispetto a prescrizioni che, finché non saranno modificate secondo le ordinarie procedure previste dai Trattati, sono in vigore ed è giusto che siano tenute in conto dai governi di tutti gli Stati membri” scrive il premier. “E, tuttavia, con la medesima determinazione, avvertiamo l’urgenza e la necessità di stimolare una discussione che miri a ridefinire la governance economica dell’Eurozona e dell’Unione, che non si è dimostrata adeguata ad assolvere i compiti per i quali era stata pensata. È necessaria una profonda revisione, forse anche un’autentica conversione, delle regole euro-unitarie per pervenire a un sistema integrato di governo che possa perseguire effettivamente, in modo stabile e duraturo, il benessere economico e sociale dei popoli”.

Il fatto è che “il patto – aveva detto ancora Conte in giornata – è di molta stabilità e poca crescita. Dobbiamo invertire un attimo queste regole. Vogliamo un dialogo su questo fronte: riteniamo che si debba lavorare per contrastare la disoccupazione. Riteniamo che ci sia da lavorare per la crescita, non solo economica, ma anche per lo sviluppo sociale. Sono questi i temi che vogliamo ridiscutere”. “E’ chiaro che, se ci sono Paesi che accumulano risparmio, anziché riversare questa ricchezza a beneficio di tutti e di se stessi, è un altro contributo a un quadro che non ci facilita”, sottolineava. “Se siamo in un sistema integrato – continuava – dobbiamo competere con le sfide del mondo globale, ma all’interno dell’Ue le regole devono essere uguali per tutti. E’ chiaro che se ci sono zone in cui c’è una concorrenza fiscale che ci svantaggia, è chiaro che se delle aziende italiane vanno all’estero, questo significa qualcosa. Io voglio competere, ma a parità di armi”.


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