Nomine Ue, tutto rinviato al 30 giugno  

Pubblicato da in data 20 Giugno 2019

Nomine Ue, tutto rinviato al 30 giugno

Da sinistra Emmanuel Macron, Donald Tusk e Angela Merkel (Foto Afp)

Pubblicato il: 21/06/2019 08:58

Niente di fatto al vertice dei leader europei sulle nomine dei vertici dell’Unione. Così i capi di Stato e di governo dell’Ue si riuniranno di nuovo domenica 30 giugno a Bruxelles, dalle 18, ha annunciato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, rientrato a tarda notte all’hotel Amigo. “Purtroppo dobbiamo stare lì e dobbiamo chiudere. Il 30 facciamo l’alba sicuro, venite riposati”, ha detto il premier ai giornalisti, affermando che nella riunione del Consiglio europeo sulle nomine “abbiamo dato mandato a Donald Tusk di ritornare a parlare con i rappresentanti in Parlamento per superare il criterio” degli Spitzenkandidaten, cioè i candidati di punta indicati dai partiti per la presidenza della Commissione europea. “Se avessimo proceduto stasera brutalmente – ha aggiunto Conte – poi avremmo rischiato di trovarci a mal partito in Parlamento, dove serve la maggioranza. Adesso Tusk, che è un presidente di grande esperienza, deve condurre questa interlocuzione con il Parlamento per superare il dispiacere” dell’Aula “per il fatto che il principio degli Spitzenkandidaten sia superato. Una volta superato, poi ritorniamo da noi e scegliamo”, conclude.

Nessuno dei tre ‘spitzenkandidaten’ gode del consenso necessario tra i 28 leader Ue per assumere quell’incarico, ha sottolineato il presidente francese Emmanuel Macron, parlando nella notte. “I tre spitzenkandidaten, i tre nomi sono stati testati dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk – ha detto Macron – e lui ha valutato di non aver trovato la maggioranza su nessuno di questi tre nomi”.

I candidati di punta sono il popolare tedesco Manfred Weber, il socialista olandese Frans Timmermans e la liberale danese Margrethe Vestager. In particolare, il presidente francese ha sottolineato come “sia apparso chiaramente che non c’è alcuna maggioranza per Weber”, il candidato della cancelliera tedesca Angela Merkel. Macron ha poi risposto ad una domanda sulle tensioni tra Parigi e Berlino sul tema: “Io non ho nulla contro una candidatura tedesca, l’ho detto e non è uno scherzo, se la cancelliera fosse candidata, la sosterrei, perché penso che abbia le qualità e le competenze per essere un bravo presidente della Commissione. Non è quello che vuole lei e la rispetto profondamente”. (

A far “saltare” il principio degli Spitzenkandidaten è stata “l’impulsività” di “alcuni” protagonisti delle trattative, ha spiegato Conte. Nella riunione a cena “non abbiamo fatto nomi, perché li avremmo bruciati. A quel punto, quando il criterio dello Spitzenkandidat non va, allora…”. Quanto allo Spitzenkandidat del Ppe Manfred Weber “ci sarà rimasto malissimo, ma non l’ho chiamato”. Ad affossare il principio sono stati i veti incrociati tra i partiti: “E’ chiaro – ha continuato il premier – che il principio degli Spitzenkandidaten salta: perché se non va bene Manfred Weber, allora non va bene Frans Timmermans e neppure Margrethe Vestager”, perché ciascuno brucia i candidati dell’altro. “Se vogliamo ricostruirla – ha aggiunto senza scendere troppo nei dettagli – c’è una certa impulsività, da parte di alcuni, nell’approcciare e affrontare il tema delle nomine. Questa impulsività e queste reazioni un po’ impulsive hanno condotto e stanno portando a far saltare il criterio degli Spitzenkandidaten”. “E’ chiaro che nel momento in cui, anziché giocare con un certo fair play, dici brutalmente ‘no, questo no’, allora gli altri ti dicono che neanche il tuo va bene. Ora il problema è che il criterio è quello preferito dal Parlamento, bisogna andarci cauti”, ha sottolineato.

In ogni caso la caduta del principio degli Spitzenkandidaten “è quello che francamente mi auguravo anch’io, anche se non mi ero esposto a ‘bruciare’ il principio degli Spitzenkandidaten. E’ una prospettiva migliore anche per gli interessi nostri”, perché ora “valutiamo le personalità”, ha spiegato ancora Conte aggiungendo: “Abbiamo bisogno di una persona che abbia una visione politica, che colga il segno dei tempi e capisca anche le criticità che questa casa comune ha, non di qualcuno che stia lì appollaiato solo perché espressione di una famiglia e di un’affiliazione. Dev’essere un candidato forte, una persona autorevole con visione politica e strategia, che capisca di cosa ha bisogno l’Europa. Io ce l’ho, ma non faccio il nome. Nessuno ha fatto un nome – ha poi concluso – perché chiaramente ognuno tenterà di tirare l’acqua al suo mulino”.


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