Salario minimo, Del Conte: ‘è propaganda, rischio retribuzioni più basse’  

Pubblicato da in data 21 Giugno 2019

Salario minimo, Del Conte: è propaganda, rischio retribuzioni più basse

Pubblicato il: 22/06/2019 15:47

(Di Luana Cimino) – Il salario minimo è una misura “propagandistica” che “sfascia il sistema”, legittimando per giunta adeguamenti salariali “peggiorativi”. E oltre al danno ci sarebbe la beffa, visto che “non contrasta il lavoro nero“. Maurizio Del Conte, professore di Diritto del Lavoro in Bocconi, già presidente dell’Anpal, l’agenzia delle politiche attive del Lavoro, in un’intervista all’Adnkronos boccia nettamente la misura-bandiera del Movimento 5 Stelle e mette in guardia contro il rischio di riduzioni salariali autorizzate per legge.

“Il salario minimo fissato a 9 euro è solo una misura propagandistica, visto che sfascia inutilmente il sistema dei contratti collettivi, pure con l’aggravante di legittimare alibi per aggiustamenti salariali peggiorativi rispetto al contratto nazionale”, sottolinea Del Conte.

Il giuslavorista che sotto i governi del Pd è stato l’artefice delle prime misure di politica attiva anti-disoccupazione, osserva inoltre come il salario minimo non sia neanche lo strumento per il contrasto del lavoro nero. “L’unica forma di contrasto contro il lavoro nero è un pesante intervento ispettivo perché chi vive del nero per definizione non applica nessuna norma, quindi violerebbe anche le norme sul salario minimo”. Norme che per altro in Italia non servono visto che la retribuzione minima “è da sempre fissata dal contratto collettivo che in Italia, a differenza di molti altri paesi, ha una copertura molto alta”.

In Italia infatti circa il 25% dei contratti è al di sotto dei 9 euro, non si può confrontare con la Germania, dove i salari medi sono molto superiori a quelli italiani anche rapportati al potere di acquisto. Per fare un esempio, il contratto Volkswagen prevede un salario minimo fisso doppio a quello Fiat”, spiega Del Conte, avvertendo che “se si introduce la legge sul salario minimo a 9 euro le poche imprese che hanno salari orari inferiori chiuderebbero immediatamente e lascerebbero la gente per strada”.

Allo stesso tempo, prosegue, “le imprese di altri settori dove il lavoro è retribuito di più, la chimica per esempio, potrebbero essere indotte ad uscire dal ccnl e ridurre le retribuzioni con il beneplacito della legge”. Il tutto con un costo per le imprese tra i 5 e i 7 miliardi.

“Ecco perché fissare la soglia a 9 euro è sbagliato e bisogna lasciare il tema al contratto collettivo che trova il giusto equilibrio in quanto 9 euro sarebbero troppo pochi per alcuni settori ma tanto per altri”, insiste. “Quello che invece servirebbe all’Italia è una legge per il contrasto dei ‘contratti pirata’ – conclude – una legge che chiarisca i criteri della rappresentanza per avere contratti che siano frutto di una contrattazione da parte di una vera rappresentanza, contrastando certi livelli di salario inaccettabili concordati da sindacati in qualche modo conniventi con aziende sfruttatrici”.


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