Carige: Fitd pronto a fare da sé, ‘sollecita’ partner pubblici e privati  

Pubblicato da in data 23 Giugno 2019

Carige: Fitd pronto a fare da sé, 'sollecita' partner pubblici e privati

Pubblicato il: 24/06/2019 18:30

di Vittoria Vimercati – Le banche italiane al posto di Apollo o di qualsivoglia altro fondo americano – su cui il sistema sarebbe ormai molto freddo – per ricapitalizzare in fretta Carige, vendere i suoi crediti deteriorati alla Sga e, una volta ripulita dalle attività ‘non core’, favorire la sua aggregazione con un’altra banca italiana. E’ questo, grossomodo, l’intervento che commissari e Fondo interbancario starebbero studiando per risolvere una volta per tutte la crisi della banca, da ormai troppi mesi al centro di offerte o bozze di offerte mai del tutto definitive o vincolanti.

Il sistema bancario potrebbe essere pronto, in consorzio, a fare la sua parte con altri 120-150 milioni per arrivare alla ricapitalizzazione di 630 milioni prevista dal piano, di cui gran parte gran parte delle risorse arriverebbero dal Fitd con la conversione di 312 milioni del bond subordinato e dagli attuali azionisti, tra cui Vittorio Malacalza, che nei giorni scorsi si era mostrato molto restio ad accettare la proposta di intervento di Apollo.

Sia il consiglio del Fitd che quello dello Schema volontario oggi hanno rigettato l’ipotesi di intervento del “private equity” e sono, diversamente, pronti a intervenire con “fermo intendimento” e con “la disponibilità a valutare – nell’ambito dei propri organi e in coerenza con le disposizioni statutarie – proposte di intervento che prevedano la partecipazione degli attuali azionisti e di partners pubblici o privati”.

Chi sarebbero i partner pubblici? E’ possibile che questo sia un riferimento alla ricapitalizzazione precauzionale della banca da parte dello Stato, eventualità per cui il Governo a gennaio aveva già stanziato per decreto fino a un massimo di 1,3 miliardi di euro a favore dell’istituto, di cui 1 miliardo per la sottoscrizione di nuove azioni. Tuttavia, “una ricapitalizzazione precauzionale secca in questo scenario sarebbe complicata, soprattutto dal punto di vista politico”, osserva una fonte finanziaria vicina al dossier.

Diversamente, nel caso di partners privati, la soluzione di sistema sarebbe solo temporanea, non comporterebbe l’intervento dello Stato e sarebbe prodromica a un intervento misto della Sga – che aveva già presentato un’offerta vincolante su 1,9 mld di npl della banca – e, subito dopo, di un altro partner industriale (bancario) che rilevi l’istituto. In questo caso, se il Fondo interbancario acquistasse il bond da 318 mln dallo Schema volontario, come prospettato dal presidente Salvatore Maccarone qualche giorno fa, potrebbe anche superare il 50% del capitale della banca.

Da domani, comunque, sia lo Schema che il Fitd avvieranno “un’analisi approfondita degli assetti tecnici e organizzativi della banca per definire il fabbisogno di capitale e le connesse proiezioni economiche-pluriennali, idonee a sostenere un piano industriale efficace e credibile”. Le nuove proposte di intervento dovranno essere valutate dalla Bce, che attenderebbe sviluppi concreti sul dossier entro la fine di giugno.


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