Il consulente: “Cucchi non è morto di epilessia” 

Pubblicato da in data 25 Giugno 2019

Il consulente: Cucchi non è morto di epilessia

(Fotogramma)

Pubblicato il: 26/06/2019 14:04

“E’ insostenibile l’ipotesi di una morte per Sudep (‘Sudden Unexpected Death in Epilepsy’, ovvero morte improvvisa e inattesa di soggetti che soffrono di epilessia) di Stefano Cucchi. Inoltre non è plausibile una morte da inanizione. Escludo che quest’ultima possa uccidere in cinque giorni”. A dirlo il neurologo Alessandro Rossi, consulente della famiglia di Stefano Cucchi, nel corso dell’udienza al processo in corte d’assise. Il consulente spiegando i fattori di rischio nei pazienti che possono sviluppare la tendenza alla Sudep, ha sottolineato che “nessuno dei pazienti rientra nelle condizioni di Stefano Cucchi. L’ipotesi della Sudep per Stefano si basa quindi solo su opinioni”.

“Per otto anni Cucchi, affetto da epilessia, non ha avuto crisi epilettiche, se non in un periodo in cui si sospetta la scarsa aderenza alla terapia. La Sudep può avvenire a distanza di un giorno circa da una crisi tonico clonica che però non è stata descritta durante il periodo di detenzione di Stefano”, ha spiegato ancora. “La Sudep può essere ipotizzata solo quando non è associata ad altre cause di morte, in quanto queste ultime sarebbero oggetto di esclusione della stessa Suped”.

“La progressione della bradicardia è legata al trauma sacrale che aveva”, ha quindi spiegato Vittorio Fineschi, consulente della parte civile nel corso dell’udienza, ricostruendo la “catena causale” che avrebbe portato alla morte Cucchi: un trauma lombo-sacrale, una disfunzione vescicale, e la bradicardia. “Il trauma è stato produttivo di due fratture, una a livello sacrale e una scomposta discosomatica lombare. La disfunzione vescicale che aveva era paragonabile a un utero gravidico. Per quanto riguarda la bradicardia, poi, Cucchi aveva un elettrocardiogramma del 2003 che dimostra una funzionalità cardiaca normale. Dopo il trauma al suo ingresso all’ospedale Pertini, l’Ecg mostra una anomalia interpretabile come un blocco del sistema dei nervi che ha esaltato la funzione del nervo vago che ha funzione bradicardizzante sul cuore”, ha spiegato. Per il consulente “non c’è nessun substrato che possa consentire di sostenere una morte per inanizione”.


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