“No a choc fiscale”, monito Corte Conti 

Pubblicato da in data 25 Giugno 2019

No a choc fiscale, monito Corte Conti

(Foto Fotogramma)

Pubblicato il: 26/06/2019 12:25

Serve una riforma fiscale ma non uno choc. A sottolinearlo è stato il procuratore generale della Corte dei Conti Alberto Avoli, che, nella sua requisitoria alla cerimonia di presentazione della Relazione sul Rendiconto Generale dello Stato 2018, ha spiegato: “Alcuni economisti propongono addirittura misure radicali, chiamate a fini mediatici come shock fiscale, in realtà, una massiccia azione di decremento delle aliquote dell’imposizione diretta in favore di imponibili medio-bassi”.

“Dai dati contabili emerge con chiarezza la grave situazione di indebitamento che grava sul nostro Paese, indebitamento che ha origini lontane e che, nella sostanza, continua a crescere”, segnala ancora Avoli sottolineando: “L’indebitamento ha un costo finanziario ”gigantesco”, in senso di corresponsione di interessi, di perdita di credibilità del sistema Paese, di ostacolo alle politiche di sviluppo”. Poi il monito: “Il debito attuale finirà con il colpire le generazioni future, forse addirittura tre o quattro, violando quel patto intergenerazionale che la Corte costituzionale ha avvertito essere un preciso valore tutelato dalla medesima Carta”.

“Il nostro Paese ha certamente le capacità per fronteggiare la grave situazione finanziaria e di bilancio” ma “queste capacità hanno bisogno di scelte coraggiose, coerenti con una strategia che preveda una serie di misure fra loro interconnesse, sapientemente cadenzate nel tempo e articolate in una pluralità di passaggi intermedi”, è l’indicazione che arriva da Avoli che, richiamandosi all’impegno che occorre per scalare montagne alte come le Dolomiti, quindi distribuendo “forza, impegno” e utilizzando “cautela”, sottolinea come “il debito diventa sostenibile se accompagnato da scelte che diano certezza al Paese e agli investitori chiamati a sostenerlo, in attesa che si produca la ricchezza necessaria”.

Quanto all’autonomia ci sarebbero “effetti assai deleteri” se portasse crescita “solo in alcune regioni”. “L’autonomia trainante – ha aggiunto Avoli – può avere un senso istituzionale proprio se ed in quanto si erge come locomotiva per tutte le autonomie ordinarie, ponendosi come volano di crescita e di sviluppo”. “Assai deleteri sarebbero, invece, – ha argomentato il Procuratore generale della Corte dei Conti – gli effetti delle autonomie trainanti, se essi finissero per far crescere solo alcune Regioni, chiuse in una visione territoriale puramente localistica, fra l’altro a lungo andare perdente in un contesto europeo e mondiale sempre più incentrato su aggregazioni trasversali, economiche, finanziarie ed anche sociali e culturali”.


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