Il caschetto per rallentare la Sla  

Pubblicato da in data 26 Giugno 2019

Il caschetto per rallentare la Sla

Il caschetto che sarà usato per il trial

Pubblicato il: 27/06/2019 16:46

Uno speciale caschetto che rilascia ‘mini-scosse’ indolori e mirate per la stimolazione magnetica statica della corteccia cerebrale, con l’obiettivo di ridurre la progressione della sclerosi laterale amiotrofica (Sla). Si basa sull’elettroceutica la nuova sperimentazione italiana che ha l’obiettivo di rallentare la progressione della malattia e che coinvolgerà 40 pazienti, di cui la metà trattati con un placebo. A sviluppare il progetto pilota sono l’Università Campus Bio-Medico di Roma e l’Istituto Auxologico Italiano Irccs di Milano, grazie al sostegno della Fondazione Nicola Irti per le opere di carità e di cultura.

La ricerca è stata presentata oggi a Roma, presso l’Aula magna Trapezio dell’Università Campus Bio-Medico, alla presenza del presidente del Campus Bio-Medico, Felice Barela, del presidente dell’Istituto Auxologico Italiano, Michele Colasanto, e del presidente della Fondazione Nicola Irti, Natalino Irti. La Sla, hanno ricordato i ricercatori, è una patologia neurodegenerativa a progressione rapida e una prognosi infausta che coinvolge il primo e il secondo neurone di moto. Ad oggi non esistono terapie in grado di modificare in modo significativo il decorso di malattia, anche se la comunità scientifica è attivamente impegnata nella ricerca pre-clinica e clinica.

A partire dal 2004 una serie di studi preliminari condotti da Vincenzo Di Lazzaro, direttore dell’Unità operativa complessa di Neurologia del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma, suggerisce che è possibile rallentare significativamente la progressione della Sla utilizzando tecniche di stimolazione magnetica cerebrale non invasiva. Elemento innovativo della sperimentazione è l’applicazione della stimolazione elettroceutica non in ospedale, ma direttamente al domicilio del paziente, per valutare l’efficacia di una stimolazione ripetuta e protratta.

“Oggi – spiega Di Lazzaro – abbiamo finalmente a disposizione una metodica di stimolazione che i pazienti possono utilizzare facilmente a casa loro tutti i giorni. La nostra speranza – aggiunge lo studioso, che all’AdnKronos Salute si dice ottimista – è che una stimolazione cerebrale transcranica prolungata possa avere una maggiore efficacia nel ridurre la progressione della Sla. Da molti anni abbiamo dimostrato che la stimolazione magnetica effettuata per brevi cicli sembra determinare una lieve riduzione della velocità di progressione della malattia. Con questa nuova sperimentazione – aggiunge – faremo per la prima volta il salto da una forma di stimolazione episodica in ospedale a una stimolazione protratta e prolungata che i pazienti potranno gestire autonomamente venendo in ospedale solo per i periodici controlli”.

“La Sla – aggiunge Vincenzo Silani, ordinario di Neurologia all’Università degli Studi di Milano e direttore dell’Unità operativa di Neurologia e del Laboratorio di ricerche di neuroscienze dell’Istituto Auxologico Italiano – vive un momento molto speciale e intenso, perché il livello di conoscenza relativo alle basi patogenetiche della malattia si è incredibilmente arricchito negli ultimi anni con le nuove scoperte genetiche (oltre 30 geni causali), la definizione di inediti meccanismi di malattia, l’apprestamento di topi transgenici per testare nuovi farmaci, la scoperta dei primi biomarcatori di malattia e, infine, l’utilizzo di cellule staminali ottenute dalla cute o dal sangue dello stesso paziente per studiare molecole di impiego clinico. A completare il quadro, le prime terapie personalizzate per la correzione di difetti genetici sono in corso: sia per il gene Sod1 che per il C9orf72. E’ prevedibile una primavera terapeutica – sottolinea – per una malattia finora drammaticamente incurabile che può rappresentare, però, il riferimento per tutta la patologia neurodegenerativa”.

Per lo studio pilota saranno reclutati 40 pazienti affetti da Sla, di età compresa tra i 18 e i 75 anni, con un esordio di malattia da meno di 24 mesi e un’evidenza clinica di progressione rapida ma con una preservata funzione respiratoria. Successivamente saranno divisi in due gruppi da 20 persone ciascuno: il primo verrà trattato con la stimolazione magnetica statica reale, il secondo con una stimolazione placebo. La sperimentazione durerà 6 mesi e avverrà presso il domicilio del paziente.

“Questa iniziativa è ulteriore testimonianza della proficua collaborazione che può realizzarsi tra enti privati e strutture sanitarie, al fine di promuovere la ricerca e lo sviluppo delle terapie mediche”, afferma Natalino Irti, presidente della Fondazione Nicola Irti per le opere di carità e di cultura, che dal 2011 si propone di conseguire finalità di carattere culturale e di carattere sociale e medico.


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