Strage Bologna, “non esclusa esplosione accidentale”  

Pubblicato da in data 26 Giugno 2019

Strage Bologna, non esclusa esplosione accidentale

(Foto Fotogramma)

Pubblicato il: 27/06/2019 23:20

“Dai risultati analitici e dalla disamina delle perizie precedenti” il collegio peritale che ha redatto la nuova perizia sulla strage di Bologna “sostiene che l’ordigno esploso il 2 agosto 1980 alla Stazione di Bologna era costituito essenzialmente da Tritolite e/o Compound B (TNT + RDX o T4) di sicura provenienza da scaricamento di ordigni bellici (seconda Guerra Mondiale23) e da una quantità apprezzabile di cariche di lancio (che giustifica la presenza di Nitroglicerina e degli stabilizzanti rinvenuti)”. E’ quanto scrivono i componenti del collegio di esperti che hanno redatto la nuova periziasulla strage di Bologna.

“Pentrite e Tetrile rinvenuti in alcuni campioni -si legge nel documento- possono essere riconducibili alla presenza dei booster relativi agli ordigni stessi. I booster che in varie deposizioni degli indagati dell’epoca (Calore, Aleandri) vengono menzionati come utili per la detonazione di esplosivi sordi, come l’ANFO, e definiti come “preinnesco” o “innesco secondario”. Inoltre, non si può escludere completamente la presenza di una percentuale di gelatinato (civile o militare) a base di nitroglicerina”.

Quanto al possibile uso di un temporizzatore chimico o di un timer elettrico, “sulle basi esclusivamente probabilistiche si ritiene che, se c’era un dispositivo tra la sorgente di alimentazione e l’innesco, questo poteva essere un timer meccanico. Non si esclude però, in via ipotetica, che l’interruttore di trasporto fosse difettoso o danneggiato tanto da determinare un’esplosione prematura/accidentale dell’ordigno“.

Con l’esplosivo detonato a Bologna “viaggiava almeno un detonatore. L’involucro (una valigia o una borsa da viaggio) conteneva già tutto quanto serviva per fare un ordigno”. E la deformità riscontrata nell’interruttore rinvenuto “lo fa ritenere molto vicino all’esplosione. In una sala d’attesa ferroviaria, secondo chi scrive, non aveva alcuna ragione di esserci”. Per quanto riguarda il sistema di innesco, “a livello solo probabilistico, riteniamo che l’ordigno potesse essere collegato ad un timer di tipo meccanico, quale un temporizzatore da forno oppure una banale sveglia meccanica o anche un orologio da polso”.

Tornando all’oggetto emerso da questa nuova perizia, è molto simile a detonatori già utilizzati in passato dai terroristi legati al gruppo di ‘Carlos’. “Un dato è certo. Con l’esplosivo viaggiava almeno un detonatore. Fra le macerie di Prati di Caprara, è stato rinvenuto un interruttore – scrive il collegio di esperti nella nuova perizia sulla strage di Bologna- La levetta di on/off pare essere di tipo comune. Non riporta alcuna scritta identificativa ed è simile ad alcune usate nell’industria automobilistica per attivare, ad esempio, luci o tergicristalli. Il fatto che sia montata su un supporto la rende meno ”automobilistica”. Va detto che un attentatore può usare qualsiasi tipo di interruttore, proveniente da qualsiasi settore industriale o artigianale”. “La sua deformità lo fa ritenere molto vicino all’esplosione. In una sala d’attesa ferroviaria, secondo chi scrive, non aveva alcuna ragione di esserci. La levetta è danneggiata e non scatta più ma traballa da un estremo all’altro della sua corsa. La qualità del prodotto originale è molto bassa. Dispositivi simili – si sottolinea nella perizia – risultano essere stati presenti nell’ordigno destinato a Tina Anselmi e anche a quello trasportato da Christa Margot Frohlich quando fu arrestata a Fiumicino” (appartenente al gruppo terrorista guidato da ‘Carlos’, ndr.)


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