G20, al lavoro per un accordo  

Pubblicato da in data 27 Giugno 2019

G20, al lavoro per un accordo

(Afp)

Pubblicato il: 28/06/2019 18:52

dall’inviato Massimo Germinario

La risposta alle grande domanda se il G20 di Osaka riuscirà a evitare l’escalation di una guerra commerciale arriverà – come d’abitudine – solo all’ultimo momento, verosimilmente dopo il bilaterale in calendario domani tra il presidente cinese Xi Jinping e quello americano Donald Trump.

Intanto nella notte giapponese – anche in questo caso come da tradizione – gli sherpa lavoreranno alacremente per limare il documento finale che dovrebbe essere approvato al termine del summit. Un lavoro – spiega all’Adnkronos una fonte vicina ai lavori – “che grazie al pragmatismo e alla serietà della presidenza giapponese va avanti con grande intensità, con una evidente volontà di provare a superare le note difficoltà”, soprattutto su tariffe e clima.

Sul primo punto difficile attendersi grandi svolte: l’ipotesi è di una qualche ‘tregua’, che però prolungherebbe l’incertezza. Quanto ai cambiamenti climatici Trump e il presidente brasiliano Bolsonaro potrebbero bloccare la definizione di impegni vincolanti, deludendo i padroni di casa che confidavano in una dichiarazione più ‘forte’.

Ma siccome anche in diplomazia i gesti possono valere più di mille parole, di sicuro la prima giornata del vertice giapponese ha mostrato – negli atteggiamenti dei protagonisti – prossimità e distanze dal chiaro sapore politico. Anche in questo caso, la chiave di tornasole è nelle mosse di Trump, piuttosto rilassato e sorridente, dai pugni incrociati con Abe e Modi alla pacca sulla spalla di Putin (con tanto di invito scherzoso a ‘non immischiarsi nelle elezioni americane’). Ben altra cosa rispetto alla gelida stretta di mano fra Theresa May (al suo addio come premier britannico) e Putin, o all’isolamento – anche in questo caso rotto solo da Trump – verso il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, accusato di essere il mandante dell’omicidio Kashoggi.

Un isolamento che potrebbe diventare un problema nel prossimo G20, quando proprio Riad dovrebbe ospitare il summit, in una atmosfera ben diversa da quella di Osaka, dove solo un pugno di cittadini di Hong Kong ha inscenato una pacifica protesta contro la contestata legge sull’estradizione verso la Cina.

Altri gesti significativi, le intense chiacchierate a margine dei lavori fra il francese Macron e la tedesca Merkel (che non ha dato segni di malesseri fisici), a conferma di un confronto ininterrotto in vista della partita sulle nomine chiave europee. Una partita nella quale – ha spiegato il nostro presidente del Consiglio – ogni giorno “saltano fuori mille nomi. Ovviamente ci sono molte candidature, alcune più probabili altre meno, ma stiamo lavorando tutti insieme. C’è un buon clima costruttivo”.

Per l’Italia, nella prima giornata del G20, tanto lavoro, qualche riconoscimento e qualche piccola delusione. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha tenuto una serie di bilaterali, mentre a margine dei lavori ha parlato con Xi e ha registrato l’attenzione e la simpatia di Trump. Un lavoro diplomatico che conferma nei fatti l’approccio espresso dal premier prima dell’inizio dei lavori, in un’intervista a uno dei principali giornali giapponesi, quando Conte era tornato a difendere un “multilateralismo giusto e davvero efficace” come “unico modo per difendere gli interessi dell’intera comunità internazionale”.

Ma -anche a Osaka – in realtà l’Italia è sotto i riflettori per il rischio di procedura di infrazione, per la quale si potrebbe prospettare un rinvio. Conte – che è affiancato dal ministro dell’Economia Tria – ha avuto in mattinata un incontro con i partner europei, quindi il lavorio sotterraneo è andato avanti a più livelli, lasciando il premier “fiducioso” di “portare a casa il risultato”.

L’ipotesi di un rinvio a ottobre per l’eventuale procedura è tutt’altro che allontanata, ma il negoziato è sempre in salita. Come ha dimostrato l’attacco lanciato dall’olandese Rutte, che in un’intervista televisiva, ha sottolineato di non avere “finora visto niente che indichi la possibilità che l’Italia sfugga alla procedura di infrazione”. Una Italia che i necessari sacrifici “semplicemente non li sta facendo”, e che da novembre potrebbe non contare più su una presidenza Bce ‘attenta’ visto che sempre Rutte si è auspicato che la poltrona di Draghi “non vada a un paese dell’Europa del Sud”. Parole al veleno delle quali domani Conte potrebbe chiedere conto, ben sapendo però che è solo sui fatti che i partner europei potrebbero rinnovare all’Italia quella “fiducia” che il premier olandese fatica a giustificare.


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