Cybersecurity: Aws ‘re:Inforce’, nel cloud si vince tutti uniti/Adnkronos  

Pubblicato da in data 29 Giugno 2019

're:Inforce 2019', Aws rafforza i rapporti coi partner: Nel cloud si vince tutti uniti

Pubblicato il: 30/06/2019 14:41

Nel continuo e rapido cambiare del mondo delle tecnologie, una delle sfide attuali è quella che riguarda il cloud, con la sua crescita e la sua sicurezza. Partendo da questi due punti, Amazon Web Services si gioca la carta dei partner, consolidando con loro accordi e impegni, così da affermarsi leader in un mercato dove i competitor sono aziende del calibro di Oracle e Microsoft. L’occasione per fare il punto e guardare al futuro è stata quella della prima edizione di ‘re:Inforce 2019‘, il grande evento che Amazon Web Services ha organizzato a Boston, in una due giorni – il 25 e 26 giugno – molto intensa, alla quale hanno partecipato migliaia di esperti e società specializzate in cybersecurity e cloud.

Ad aprire i lavori, dal palco del Boston Convention Center, è stato Steve Schmidt, chief information security officer (Ciso) di Aws. E ha subito lanciato un avvertimento: “Entro il 2025 saranno connessi al web circa 75 miliardi di dispositivi. Molti di questi saranno oggetti IoT, per cui andrà garantita la loro sicurezza come mai è stato fatto fino a oggi”. anche perché, come la storia della cybersecurity insegna, dove girano soldi girano gli interessi dei criminali. E poiché, ha ricordato il top manager, il mercato di questi 75 miliardi di dispositivi “si attesterà a circa 11mila miliardi di dollari” c’è un motivo in più per pensare che oggi “siano tutti sono coinvolti nel garantire la sicurezza dei dispositivi e dei dati. Dobbiamo mettere in conto – ha spiegato – che non è più una questione che riguarda solo gli addetti al settore. Interessa anche gli sviluppatori e tutti dobbiamo lavorare per garantirla“.

Nella visione di Aws, una delle parole chiave per garantire questo futuro sicuro nel cloud, e di conseguenza maggiore attenzione per i dati in esso contenuti, è ‘automazione‘. Cioè, ha detto ancora Schimdt, dovranno essere i software a gestire i processi, sfilandoli progressivamente dalle mani degli esseri umani: “Va trasformato tutto quello che è carta, appunti, operazioni manuali, in automazione”. Un principio che si riflette non solo nel virutale e non solo nella sicurezza informatica, ma che abbraccia ampi spettri della vita di tutti i giorni. E così, Schmidt ha portato al pubblico del Boston Convention Center un paio di esempi: c’è Celgene, società statunitense che studia gli impatti sulle persone derivati dall’assunzione di droghe. “Oggi, grazie all’automazione e la potenza offerte dal cloud, bastano 4 ore per sviluppare un modello che prima richiedeva almeno 2 mesi di lavoro“.

Oppure, un’applicazione del cloud che può risultare utile nella lotta contro corruzione e terrorismo è quella nel contrasto al riciclaggio di denaro. “Oggi c’è molta frammentazione nei processi che portano ad effettuare controlli sul denaro sporco. Con l’applicazione di soluzioni cloud si può arrivare a un sistema unico che possa monitorare le attività e tracciare le anomalie. Così – ha ribadito Schmidt – potranno essere eliminati numerosi passaggi inutili e in futuro le minacce e i comportamenti illegali potranno essere scoperti in automatico da un sistema che si attiva da solo e interviene“.

Sceso dal palco, Schimdt ha incontrato i giornalisti presenti all’evento, ribadendo il senso di ‘re:Inforce 2019’. “Oggi sicurezza e conformità sono argomenti sempre più popolari. Per questo pensiamo ci sia bisogno di una consulenza concreta per gli sviluppatori. Ma al contrario di molti eventi, dove si fa leva sulle paure dei clienti o dove si parla solamente di vendite, noi abbiamo voluto fare qualcosa di diverso: vogliamo allenare i programmatori per farli migliorare e fornire esempi concreti su come implementare la sicurezza nelle loro soluzioni“, ha spiegato.

“Fare leva sulle paure o sulle vendite – ha aggiunto – è inutilmente negativo, non è il modo in cui dovrebbe lavorare l’industria del cloud e della sicurezza informatica. Per questo la partecipazione al nostro evento è enorme“. E infatti, numeri alla mano (anche se non ufficiali) parlano di oltre 10mila partecipanti.

Per arrivare a una condivisione tra fornitori di infrastrutture, sviluppatori, società specializzate in sicurezza, il passo necessario è quello di “creare un ecosistema, in cui si lavora sempre con i partner. Serve un modello di sicurezza che sia condiviso: i clienti devono sapere cosa devono fare e cosa stiamo facendo noi per loro. Così è possibile che uno dica all’altro se stia lavorando bene o no”, ha spiegato ancora Schmidt.

Tante, a Boston, le aziende e i partner di Aws che hanno partecipato alla prima edizione dell’evento. Tra queste c’è McAfee, con il suo vice president of product for the McAfee cloud business, Vittorio Viarengo. Ligure di nascita, vive in California oramai da anni, nella Silicon Valley. E’ lui, tra un evento e l’altro al centro convegni, a fare il punto all’Adnkronos per quanto riguarda il futuro del cloud. “Oggi, guardando ai nostri dati, c’è una minaccia ogni 100 milioni di eventi nel cloud. E’ come trovare un ago in un pagliaio. Con l’arrivo del 5G sarà ancora più difficile, perché ci saranno ancora più dispositivi collegati alla rete con una banda dati enorme”, ha spiegato.

“Nel futuro, la sicurezza informatica dovrà essere orientata non solo alla trasparenza, ma anche alla capacità di far intervenire la tecnologia solo quando ce ne sarà bisogno“. Guardando poi a quei 75 miliardi di dispositivi connessi, “si tratterà – ha sostenuto Viarengo – di una nuova ondata di oggetti collegati al cloud. Difficile pensare che quelli che avranno importanza nel futuro, come le autovetture a guida automatica, non avranno la sicurezza integrata”. Ma, al contrario, oggi c’è un enorme platea di dispositivi smart connessi e poco protetti: “Bisognerà trovare un metodo per proteggerli, perché oggi la nuova architettura del mondo è avere il ‘backend’ nel cloud e i dispositivi che ci collegano”, ha ricordato il top manager di McAfee.

Per garantire il massimo della sicurezza nel cloud, “McAfee – ha ricordato ancora Viarengo – ha effettuati grandi investimenti nel settore. Il nostro amministratore delegato due anni fa ha visto lungo e ora la nostra strategia è ‘cloud first’. Del resto, c’era da immaginarselo, è proprio il cloud il business che cresce più rapidamente nella nostra azienda. Se non ti reinventi, il mercato ti rende obsoleto”.

Un concetto, quest’ultimo, che sembra aver preso piede tra le imprese: “E’ bello vedere che il mercato si è spostato verso il cloud. Secondo i nostri dati, l’87% delle aziende giustificano il suo utilizzo come ‘business agility’, e questo dimostra come non venga scelto per i costi ridotti. Inoltre, il 52% delle società pensa che i dati sul cloud siano più al sicuro di quelli contenuti nei computer in azienda. Senza dimenticare – ha proseguito – che tutti quelli che combinano le policy di sicurezza aziendali con le risorse contenute sul cloud hanno performance aziendali del 15% superiori agli altri. E’ evidente che il cloud accelera il business e aumenta la sicurezza“, ha concluso Viarengo.


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