Putin e la maledizione dei sommergibili  

Pubblicato da in data 2 Luglio 2019

Putin e la maledizione dei sommergibili

Il presidente russo Vladimir Putin (Afp)

Pubblicato il: 03/07/2019 16:55


di Marco Liconti

L’incidente al sommergibile russo AS-12 Losharik ha inevitabilmente riportato alla mente la tragedia del Kursk, che si consumò quasi 19 anni fa nel Mare di Barents, e quella forse meno nota del K-152 Nerpa, del 2008. E ancora una volta tocca a Vladimir Putin assistere a un nuovo fallimento della Marina russa, della quale con ingenti sforzi finanziari sta tentando di ripristinare la perduta ‘grandeur’ sovietica. Sulla vicenda del ‘Losharik’ e dell’incendio che ha ucciso 14 marinai, è stato imposto il segreto di Stato. Ufficialmente, le autorità non confermano nemmeno il nome dell’unità, rivelato da alcuni media russi.

Sul Kursk e sul Nerpa si sa invece molto, se non quasi tutto. Era certamente un Vladimir Putin diverso, con una presa assai meno salda sul potere russo, quello che nell’agosto del 2000 affrontava la prima, difficilissima prova, della sua presidenza. E non ne uscì bene. La contestazione subita in patria e la riprovazione suscitata all’estero per i ritardi (e le bugie) con la quale venne affrontata l’emergenza del Kursk rischiarono di travolgere la sua presidenza, inaugurata pochi mesi prima.

Le diverse versioni fornite dalle autorità sulle circostanze e i tempi delle due esplosioni che causarono la morte dei 118 membri dell’equipaggio, l’iniziale rifiuto di accettare gli aiuti offerti dall’estero, l’impreparazione con la quale la Marina russa dell’epoca affrontò l’emergenza, costarono al neo presidente una clamorosa contestazione da parte delle famiglie delle vittime.

Le cronache parlano di un durissimo faccia a faccia durato ore, nella base navale di Vidyayevo, tra Putin e centinaia di famigliari dei marinai del Kursk, che chiedevano notizie sui loro cari. Al presidente era già stato contestato il ritardo di giorni con il quale aveva lasciato la residenza estiva di Sochi, per recarsi a Mosca a gestire l’emergenza. “Probabilmente sbagliai”, ammise a denti stretti in un’intervista qualche mese dopo.

Il giornalista Andrey Kolesnikov, presente all’incontro, raccontò successivamente quei momenti in un documentario del 2015 dedicato a Putin. “Sinceramente pensai che lo avrebbero fatto a pezzi. C’era un’atmosfera pesantissima, una cappa di odio, disperazione e dolore. Non avevo mai assistito a nulla di simile in tutta la mia vita. Tutte le domande erano indirizzate a quest’unico uomo”.

Putin sopravvisse a quella tragedia e ai passi falsi compiuti. Otto anni dopo, nel novembre del 2008, l’alternanza al potere con Dmitry Medvedev, imposta dal limite di mandati dettato dalla Costituzione, vide Putin assistere nel ruolo di primo ministro ad un altro grave incidente a un sommergibile nucleare. L’attivazione accidentale del sistema antincendio a bordo del K-152 Nerpa, impegnato in alcuni test nel Mar del Giappone, causò la morte per asfissia di 20 persone e l’intossicazione di altre 41.

A bordo del Nerpa si trovavano numerosi tecnici civili per partecipare ai test. Lo sviluppo del progetto, accantonato dopo il crollo dell’Urss, era stato finanziato dall’India, che in seguito cancellò gli ordinativi, per poi ripristinarli. Toccò a Medvedev in quell’occasione gestire l’emergenza, con Putin sullo sfondo. Un po’ per via del ruolo che esercitava in quel momento, un po’ forse per non essere nuovamente accostato ad un incidente di quel tipo.

Stavolta, con il Losharik, Putin non ha voluto ripetere gli stessi errori fatti 19 anni fa. Immediata riunione di emergenza a Mosca, annullamento di ogni evento in programma, priorità assoluta al recupero dell’unità. Basterà a far dimenticare il Kursk?


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