Caso Ragusa, Logli nelle mani della Cassazione  

Pubblicato da in data 9 Luglio 2019

Caso Ragusa, Logli nelle mani della Cassazione

(Foto Fotogramma)

Pubblicato il: 10/07/2019 08:10

Antonio Logli, marito di Roberta Ragusa, misteriosamente sparita nel nulla sette anni fa, conoscerà oggi il suo destino: la Corte di Cassazione dovrà infatti decidere se confermare o meno i 20 anni di carcere, dopo due condanne in primo grado e in appello, per l’accusa di omicidio volontario della moglie e distruzione di cadavere. Logli non sarà presente in aula, dove sarà rappresentato dal suo avvocato Roberto Cavani, e attenderà a casa la sentenza, che potrebbe arrivare in serata. Roberta Ragusa è scomparsa dalla sua abitazione di Gello di San Giuliano Terme, in provincia di Pisa, nella notte tra il 13 e il 14 gennaio del 2012. Roberta aveva 44 anni, Insieme al marito Antonio gestiva una scuola-guida che si trovava vicino alla loro abitazione.

La sentenza di primo grado, con rito abbreviato, era stata emessa dal Gip del Tribunale di Pisa, Elsa Iadaresta, il 21 dicembre 2016 per omicidio volontario e distruzione di cadavere. La Corte d’assise d’appello ha emesso la sentenza il 14 maggio 2018, ritenendo valida la ricostruzione dell’accusa secondo cui Logli, la notte in cui scomparve la moglie, fu scoperto al telefono con la sua amante e ne nacque un litigio sfociato poi in un omicidio e nella distruzione del cadavere di lei. Nelle motivazioni della sentenza di condanna di primo grado, emessa il 21 dicembre del 2016, il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Pisa, Elsa Iadaresta, ha scritto che “Antonio Logli è un bugiardo e ha reiteratamente e pervicacemente tentato di mistificare la realtà fornendo in più occasioni una versione degli accadimenti non corrispondente al vero e spesso smentita dagli esiti investigativi”, “mentendo anche sulla profonda crisi che attraversava da tempo il suo matrimonio”.

Secondo il giudice di primo grado, Logli mentì anche sulla “relazione extraconiugale con Sara Calzolaio, iniziata nel 2004 e che ha riferito solo il 16 gennaio 2012, allorché la donna lo mise alle strette”, e “ha mentito anche dopo avere rivelato la relazione, riferendo di avere effettuato una sola telefonata alla Calzolaio, quando in realtà ve ne sono state tre consecutive, l’ultima delle quali alle 00.18 di appena 28 secondi” nella notte in cui la moglie svanì nel nulla. La difesa di Logli, invece, ha sempre chiesto l’assoluzione perché l’imputato non ha commesso il fatto, e ha presentato anche una memoria del figlio Daniele, a sostegno dell’innocenza del padre.

Sarebbero stati soprattutto i motivi economici a spingere Logli a uccidere la moglie Roberta. Ne sono convinti i giudici della Corte d’assise d’appello di Firenze, che nel maggio 2018 hanno confermato per l’uomo la condanna a 20 anni di reclusione per omicidio e distruzione di cadavere. Come si legge nelle motivazioni della sentenza di secondo grado, infatti, secondo i giudici Roberta Ragusa “aveva preso in considerazione l’ipotesi della separazione” visto l'”irreversibile stato di crisi matrimoniale” causato dalla “protratta relazione del marito”, ma Logli aveva paura di questa ipotesi, poiché “ne temeva i contraccolpi economici nonostante fosse pressato anche dall’amante”. Tra l’altro, si legge ancora, “gli interessi economici dei coniugi erano strettamente intrecciati e non facilmente districabili vista la partecipazione in forma societaria all’attività di famiglia alla cui conduzione la Ragusa era principalmente dedita”.


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