Rifiuti, Milano chiama Roma  

Pubblicato da in data 9 Luglio 2019

Rifiuti, Milano chiama Roma

(Adnkronos)

Pubblicato il: 10/07/2019 21:11

La spazzatura a Roma? Si risolve adottando il modello Milano. L’assessore milanese all’Ambiente, Marco Granelli, non lo dice apertamente, ma parlando con l’Adnkronos fa capire che per eliminare una volta per tutte il problema dei rifiuti, Roma dovrebbe guardare alla capitale finanziaria d’Italia. Tre i passaggi chiave: costruire un termovalorizzatore, premere sulla differenziata e far sparire i cassonetti. Anche Milano, d’altronde, ha vissuto un periodo di crisi nella gestione dei rifiuti. Ma ne è uscita con un sistema collaudato e funzionale. A cui si sono ispirate poi altre città europee e non, vedi New York.

Il modello milanese è relativamente semplice. Dal 2010 la spazzatura viene raccolta porta a porta da Amsa, società del gruppo A2A. Dal 2014 la raccolta porta a porta riguarda anche l’umido. Dunque ormai da cinque anni i cassonetti – “fonte di degrado”, secondo Granelli – sono spariti da Milano: i cittadini espongono i sacchetti la mattina del giorno prefissato e gli operatori provvedono a portarli via. “Questo meccanismo è il nostro punto di forza – spiega –, un meccanismo che necessita di una capacità aziendale significativa e che però responsabilizza anche i cittadini”. Poi c’è la raccolta differenziata. L’anno della svolta è stato proprio il 2014, quando la città ha scelto di coinvolgere anche l’umido nella raccolta porta a porta: “In quell’anno abbiamo fatto un salto del 20% nella raccolta differenziata, per arrivare oggi a quota 61,8% di rifiuti differenziati. Un risultato che ci mette al primo posto, insieme a Vienna, tra le città europee con oltre un milione di abitanti”. E poi si lavora sulla riduzione tout court degli scarti: a questo puntano le varie iniziative plastic free, le campagne di sensibilizzazione contro l’usa e getta e la promozione dei materiali biodegradabili. E a Milano, in effetti, secondo i dati del Rapporto rifiuti urbani Ispra 2018 si producono 494,7 chilogrammi di spazzatura all’anno, contro i 587,2 di Roma.

Ma dove finiscono poi i rifiuti raccolti? La quota non differenziata va al termovalorizzatore Silla 2 di A2A, nella zona Nord-Ovest del capoluogo. “È un impianto di qualità, moderno, che continua a migliorare le proprie performance – spiega ancora l’assessore della giunta di Giuseppe Sala –. E poi produce energia pulita per il teleriscaldamento: oggi ci permette di risparmiare 450mila tonnellate all’anno di CO2”. Quasi nulla va in discarica, meno dell’1% della spazzatura complessiva della città. Un dato importante, secondo Granelli, “perché le discariche sono pericolose per l’ambiente: anche dopo che si è smesso di utilizzarle vanno avanti a produrre gas e a inquinare le falde, restando delle bombe ecologiche per altri 20 o 30 anni”. La parte differenziata, invece, viene inviata agli impianti specializzati in base al tipo di rifiuto. Impianti che si trovano su tutto il territorio provinciale e regionale, alcuni gestiti direttamente da A2A oppure dati in concessione a soggetti terzi. “L’umido, per esempio – continua Granelli – viene usato per produrre quel biometano che serve poi a far circolare i mezzi utilizzati da A2A per la raccolta dei rifiuti: un esempio di economia circolare”. Plastiche e metallo vengono invece mandati in impianti che separano i diversi materiali e poi spediti nei centri di produzione per il recupero della materia. Solo una parte residuale finisce nel termovalorizzatore. Stessa sorte per carta, vetro e anche per i rifiuti ingombranti, che secondo Granelli “sono la parte più difficile da gestire”. Per quanto riguarda i Raee, i Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, all’interno del carcere di Bollate, alle porte di Milano, è appena stato presentato un impianto per il loro trattamento che sarà gestito da cinque detenuti.

“Se il nostro modello è replicabile a Roma? In altre città europee funziona – dice l’assessore milanese all’Ambiente –. Credo che Roma abbia bisogno di fare una programmazione a lungo termine. La raccolta differenziata ha bisogno anche di termovalorizzatori, con le discariche non si va avanti. Per prima cosa bisogna tenere pulita la città, poi si parla di differenziare”. Altrettanto importante, poi, è il tipo di società a cui è affidato il compito il servizio. “Per funzionare bene – spiega Granelli – c’è bisogno di una società con personale e mezzi numerosi e con un sistema di controllo interno. Noi per esempio abbiamo un doppio controllo: Amsa controlla a campione i propri operatori, assegnando premi e penalità, e noi controlliamo l’operato di Amsa attraverso la nostra società in house”. Ispezioni che servono anche nei confronti dei cittadini: Milano in un anno ha raccolto un milione di euro in sanzioni. Ma, ribadisce l’assessore, la priorità è quella innanzitutto di avere un posto dove portare i rifiuti. “Altrimenti – dice – si rallenta tutta la raccolta, la spazzatura resta per strada, la gente non ci crede più, si genera sfiducia e si ingenera un circolo vizioso. Anche a Milano c’è stata una crisi dei rifiuti nei primi anni Duemila: in quel periodo la città portava altrove i rifiuti da smaltire e, nel frattempo, si è messa a costruire il termovalorizzatore Silla 2 che oggi utilizziamo”. Certo, una situazione come quella della capitale non si risolve nel giro di qualche mese: “Servono anni a lavorare con determinazione e pazienza, consapevoli che non si può avere tutto subito”.


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