“Perché audio Savoini non è uscito quando Putin era a Roma?” 

Pubblicato da in data 11 Luglio 2019

Perché audio Savoini non è uscito quando Putin era a Roma?

Il l filosofo russo Aleksandr Dugin

Pubblicato il: 12/07/2019 17:33

“Savoini? Lo conobbi 20 anni fa al seguito della Pivetti, lo rivedo 20 anni dopo al seguito di un politologo, Aleksandr Dugin. I miei personali rapporti con lui sono legati a un progetto di carattere artistico, ovvero quello di innervare due opere di Dugin, la ‘Quarta teoria’ e il ‘Soggetto radicale’, attraverso le forme d’arte. Quanto al resto, i rapporti di lavoro di Savoini nella sua quotidianità io non li conosco”. A parlare all’Adnkronos è Rainaldo Graziani, figlio di Clemente e leader di Meridiano Zero negli anni ’90, tra gli organizzatori del tour italiano del filosofo russo Aleksandr Dugin considerato l’ideologo di Putin.

Sull’inchiesta milanese per corruzione internazionale che vede indagato il presidente dell’Associazione Lombardia-Russia Gianluca Savoini, Graziani non intende intervenire, ma non si sottrae a dare una sua lettura sulla vicenda degli audio pubblicati dal sito americano Buzzfeed, una vicenda che definisce uno “scandalo mediatico”. “A mio avviso ci sono alcune domande da porsi, in primis come mai questa boutade che si conosceva già da tempo e gli stessi audio sono usciti dopo che Putin è stato in Italia e non quando il presidente russo era qui. Paradossalmente – sottolinea – c’è stato del buon senso. Quello che c’è da chiedersi però a questo punto è: ‘cui prodest?’. Tanto più se si considera che sono usciti i nomi di battesimo ma non i cognomi degli ‘intercettati’. E avere i nomi, è chiaro, equivale ad avere i cognomi”.

L’organizzatore del tour di Dugin in Italia considera “asimmetrica la relazione tra politica e geopolitica” e di questi tempi, dice, “la geopolitica è lungamente più importante della politica”. A parere di Graziani, dunque, la circostanza che la notizia sia uscita dopo il viaggio di Putin va letta secondo una logica politica più che geopolitica.

“Mi sembra un elemento equilibratore all’interno di logiche di governo – spiega – Significa riequilibrare le forze in un partito che oggi è accreditato intorno al 40%. Anche perché, per come la vedo io, nella Lega ci sono anime differenti, c’è chi è filo-atlantista e chi filo-russo”.

Un altro particolare da mettere in evidenza secondo Graziani è relativo alla cifra della presunta corruzione internazionale: “Stiamo parlando di una somma che corrisponde a malapena al cartellino di un calciatore che gioca nella primavera della Roma…”. Insomma, un’operazione finanziariamente ininfluente. “Setaccia setaccia cosa resta?”.


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