Rigopiano, in aula i familiari delle vittime  

Pubblicato da in data 15 Luglio 2019

Rigopiano, udienza rinviata

(foto Adnkronos)

Pubblicato il: 16/07/2019 09:54

di Silvia Mancinelli

Udienza rinviata al 27 settembre alle 9.30 per valutare le costituzioni di parte civile e per consentire ai difensori degli imputati di interloquire sulle costituzioni di parte civile. Momenti di tensione si sono registrati in aula, al tribunale di Pescara, dove è terminata l’udienza preliminare per il disastro dell’hotel Rigopiano. Il giudice ha chiesto un parere alle parti per decidere una nuova data, compatibilmente agli impegni di tutti e, mentre le date slittavano, Giampaolo Matrone è intervenuto alzando la voce: “Sono due anni e mezzo che aspettiamo. Che sia il prima possibile”. I parenti delle vittime si erano presentati in aule con magliette bianche sulle quali ognuno ha fatto stampare l’immagine del proprio familiare morto.

A rischiare il processo 24 imputati, tra i quali l’ex prefetto di Pescara Francesco Provolo, l’ex presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco e il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, ai quali si aggiunge la società Gran Sasso Resort Spa.

Dal crollo o altri disastri colposi all’omicidio e lesioni colpose, all’abuso d’ufficio e al falso ideologico i reati ipotizzati a vario titolo dalla Procura. Al centro dell’inchiesta dei carabinieri forestali, coordinata dal procuratore capo Massimiliano Serpi e dal sostituto Andrea Papalia, la mancata realizzazione della carta valanghe, le presunte inadempienze relative alla manutenzione e allo sgombero delle strade di accesso all’hotel, il tardivo allestimento del centro di coordinamento dei soccorsi.

LE TESTIMONIANZE – “Finalmente siamo arrivati qui, dopo 2 anni e mezzo in cui se ne è parlato in tutti altri luoghi rispetto a un’aula di tribunale. Da oggi inizierà un cammino che spero non sia lunghissimo e porti alla giustizia. Chi ha sbagliato deve pagare, una tragedia come questa non può rimanere impunita”, ha commentato all’Adnkronos Marco Foresta, 31 anni, unico figlio di Tobia e Bianca Iudicone.

“Ho tante aspettative – gli fa eco Francesco, fratello di Gabriele D’Angelo, morto a 31 anni nella valanga – sperando non sia un grande bluff e che la legge sia uguale per tutti. E’ l’inizio di una grande battaglia. La nostra vita è stravolta, mia mamma oggi si è fatta forza ed è la prima volta che viene in udienza, pretendiamo giustizia”.

“La mamma di Marinella è rimasta a casa, si è chiusa, siamo venuti qui io, il padre e la sorella. Non ci dà soddisfazione niente, ma chiedo solo che a questa gente tolgano il posto dove sono, posti di responsabilità che non meritano. Ancora sono dove erano, non è successo niente”, ha continuato Giuliana, zia di Marinella Colangeli, 30enne responsabile del resort Rigopiano morta insieme ad altri 28 “angeli”, come scritto nelle magliette dei loro familiari in aula.

“Mio genero è più forte, ha voglia di combattere e vuole giustizia. Io la vedo difficile”, dice all’Adnkronos Vincenzo Cecioni, padre di Valentina morta a 32 anni. Indossa la maglietta bianca con la foto della figlia e scrolla le spalle, ormai distrutto dalla perdita. La donna, in vacanza insieme al marito Giampaolo, sopravvissuto insieme ad altre 10 persone e oggi in aula al Tribunale di Pescara, ha lasciato una bambina di 7 anni, Gaia. “Oggi tanta emozione e commozione – commenta Giampaolo Matrone – non so nemmeno io da ieri come mi sento, non vedo l’ora che finisca positivamente. Domani si ricomincia, sempre guardando al prossimo obiettivo, all’udienza che verrà. Andiamo avanti, la mia forza è Gaia, mia figlia. Combatto per lei e per la mamma che le è stata tolta”.

“Ci aspettiamo venga fatta giustizia” dicono ancora all’Adnkronos Mariangela e Pina, mamma e zia di Ilaria Di Biase, morta a soli 22 anni nell’hotel, dove lavorava come cuoca. Stringono una foto della ragazza mentre gli occhi si fanno sempre più lucidi: “Devono pagare tutti, dal primo all’ultimo. E’ stata una tragedia che si sarebbe potuta evitare. Noi stiamo male, sempre peggio, con tanta rabbia e tanto dolore, queste persone – aggiunge la mamma di Ilaria rivolgendosi agli imputati – secondo me non hanno coscienza di cosa accaduto, nemmeno ci pensano”.

“E’ solo l’inizio di una lunga lotta, ma oggi siamo qui a chiedere giustizia. Una giustizia che non ci ridarà indietro i nostri familiari, ma che potrà servire affinché tragedie come quella di Rigopiano non succedano più. Ci dobbiamo credere”, dice Annamaria, sorella di Silvana Angelucci morta a 48 anni con il marito Luciano Caporale, di 52.


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