Stipendi doppi e carriera, così la Germania ‘seduce’ giovani medici  

Pubblicato da in data 19 Luglio 2019

Stipendi doppi e carriera, così la Germania 'seduce' giovani medici

(Luca Matarazzo, Milano – 2013-07-22) p.s. la foto e’ utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e’ stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

Pubblicato il: 20/07/2019 15:09

Appena laureati e già con lo stetoscopio nella valigia pronti a partire. Sono i giovani medici italiani che, stanchi delle difficoltà e degli ostacoli della formazione post laurea, vanno all’estero dove vengono accolti da porte aperte, stipendi più alti e quelle gratificazioni professionali che in Italia latitano. Un rapporto dell’Istat ha calcolato che tra il 2013 e il 2017 oltre 244 mila italiani con più di 24 anni sono emigrati all’estero. Il 64% di loro, cioè 156 mila, erano laureati e diplomati.

Secondo le stime della Consulcesi ogni anno 1000 medici (tra i 28 e i 39 anni) vanno a lavorare all’estero, a questi vanno aggiunti 1.500 laureati in Medicina che optano per fare la specializzazione in un altro Paese. Dal 2005 al 2015 sono oltre 10 mila i dottori che dall’Italia sono ‘scappati’ sopratutto in Germania, Svizzera, Francia, Inghilterra e Spagna.

“Ho fatto tirocini in ospedali a Berlino e Monaco, è un altro mondo rispetto all’Italia. Se vuoi specializzarti in chirurgia hai la possibilità di metterti subito alla prova, in Germania quasi ti ‘lanciano’ sul paziente. Sei rispettato e anche gratificato dalle responsabilità che ti vengono date – ad affermarlo all’Adnkronos Salute è Giovanna Piva, laureata in Medicina lo scorso anno a Parma e dopo l’abilitazione volata in Germania investendo sul proprio futuro – Ho fatto un tirocinio, una specie di Erasmus-training, in un reparto di traumatologia e ortopedia a Berlino, potevo assistere e aiutavo i medici, ero considerata come uno studente di Medicina tedesco al sesto anno”. A far scappare i nostri giovani laureati in Medicina è il famoso imbuto formativo, ovvero il numero di posti per le scuole di specializzazione che è inferiore al numero di laureati, circa 9000 ogni anno.

Da quest’anno qualcosa sta cambiando, tra allarmi per la carenza dei medici (sopratutto specialisti) negli ospedali, frutto del blocco del turnover di molte Regioni, pensionamenti e della riforma pensionistica ‘quota 100’, il Governo e le associazioni di categoria stanno affrontando il problema. Rispetto alle 6.934 borse assegnate lo scorso anno ora sono 8.935, con ben 2.001 in più, pari al +29%. Nel decreto Calabria, voluto dal ministro della Salute Giulia Grillo, prevede che gli specializzandi possano essere assunti in corsia negli ultimi due anni di corso, per poter supplire alle gravissime carenze di organico del Ssn. Ma forse negli anni a far perdere l’appeal alla formazione post laurea in Medicina sono anche le condizioni di lavoro.

“In Germania la figura del medico è ancora rispettata, non parlo solo dal punto di vista economico – racconta Giovanna – Io lavoro, ci metto l’anima, faccio tutto ma non posso trovarmi a guadagnare una miseria e con ulteriori tasse universitarie e assicurazioni da pagare. In Italia ti ritrovi a dover vivere con mamma e papà, ma se devi andare a Milano a fare la specializzazione con quello che prendi con la borsa non ce la fai a sopravvivere. In Germania lo stipendio di uno specializzando è quasi il doppio di quello italiano e con gli straordinari arrivi a due volte e mezzo”.

Mi piacerebbe tornare in Italia? Certo – prosegue la dottoressa – ma non vedo spiragli la politica sta sbagliando molto, sento ipotesi di togliere il numero chiuso a Medicina, ma qui il problema è il test nazionale della specializzazione. Io mi sono laureata con il massimo dei voti, ho pubblicato ricerche ma nel mio percorso universitario mi rendo conto che manca la pratica. Così ho deciso di vivere una esperienza diversa, investendo soldi miei in un corso di lingua tedesca per poi lavorare da medico in Germania”.

C’è anche chi, giocando a calcio mentre studiava Medicina, ha messo da parte i soldi per poter avere una possibilità in più se il concorso per la specializzazione fosse andato male. Filippo, nome di fantasia perché preferisce rimanere anonimo, ha 29 anni e dopo la laurea è volato in Germania “perché voglio fare il chirurgo plastico”, racconta. Ha studiato la lingua all’Internationales Sprachzentrum Dialogo (Isd) di Friburgo e ha superato l’esame di abilitazione per poter lavorare.

“Ho un contratto di lavoro a tempo determinato in una clinica vicino Friburgo – spiega il giovane – Qui ti valutano durante il percorso e poi decidono di tenerti. Il mercato del lavoro tedesco è molto diverso rispetto a quello italiano. Ad esempio, un primario è difficile che inizi e finisca la carriera sempre nella stessa struttura. Al primo anno si riesce ad attivare a 2600 euro netti, uno stipendio molto più alto rispetto ad uno strutturato in Italia”.

Andrea Bertini, 31 anni, laureato in Medicina ad Ancona, è da un anno e mezzo in Germania dove si sta specializzando come otorinolaringoiatra. “In Italia ho lavorato come guardia medica dopo essermi laureato mentre aspettavo di fare il concorso per la specializzazione – racconto – facevo anche ricerca e andavo volontario in un reparto di Otorinolaringoiatria. La mia scelta era, dedicare una altro anno al concorso o investire su un anno all’estero. Ho optato per la seconda e sono volato in Germania con la mia compagna. Mentre frequentavo il corso di lingua ho mandato dei curricula, il 70% delle strutture mi ha risposto e il 50% mi ha offerto un posto per fare la specializzazione lavorando. Perché in Germania tu viene assunto dall’ospedale, dopo 3 settimane ero già in sala operatoria. In Italia te lo sogni – sottolinea il ragazzo – Certo qui hai tre mesi di prova e possono mandarti via, mentre la borsa di specializzazione in Italia non te la toglie nessuno. Le prime tre settimane sono state dure ma dopo anche i colleghi tedeschi mi hanno aiutato”.

Il giovane medico che entra nel mondo professionale tedesco è considerato da subito medico a tutti gli effetti e quindi responsabilizzato, pur all’interno di una organizzazione gerarchica, che in Germania, a differenza che in Italia, esiste ancora e che distingue tra ‘Assistenzarzt’ (medico assistente) ‘Oberarzt’ (medico capo reparto) e ‘Chefarzt’ (primario). Anche la Germania ha avuto la sua carenza di medici e il Governo da febbraio 2017 ha deciso di aprire un bando per l’accredito di scuole di lingua specializzate in corsi di tedesco medico-scientifico per stranieri.

La scelta del Governo permette di promuovere corsi gratuiti (durata 400-600 di unità didattiche, valore circa 3.000 euro) per medici e infermieri di altri Paesi che conoscono l’idioma ma devono perfezionarlo. Per lavorare negli ospedali tedeschi è necessario superare l’esame di lingua C1-Medico. Questo certificato serve per il passo successivo: ottenere il riconoscimento della laurea italiana da parte di un ufficio preposto. L’esame consiste in una prova scritta e orale, una anamnesi del paziente, la presentazione del caso clinico davanti ai colleghi e la redazione di una lettera di dimissioni.

“Il sistema italiano non permette a questi giovani di realizzare il sogno per cui hanno faticano anni e anni sui libri, fare il medico – spiega Paolo Andreocci, direttore Internationales Sprachzentrum Dialogo (Isd) di Friburgo – Ogni settimana mi contattano 20-30 medici dall’Italia e ho una vasta panoramica di storie e speranze. Qui chi fa la specializzazione è inquadrato come un medico e ha le stesse responsabilità, quindi anche uno stipendio adeguato. In Italia non è così. Al colloquio in un ospedale tedesco ti devi portare il camice e lo stetoscopio e vai subito in corsia, poi alla fine della giornata ti fanno il colloquio. Così ti fanno sentire subito ‘un medico’ e questo fa la differenza”.

Andreocci è da molti anni in Germania e l’istituto che dirige prepara centinaia di medici e infermiere all’esame di lingua tedesco. A settembre e ottobre ha in programma degli incontri a Milano per far conoscere l’istituto. “In Germania un medico fa 10 volte di più quello che potrebbe fare in Italia – aggiunge – Così quando hai 40 anni sei un dottore esperto e non più il ‘dottorino’ e questo invoglia i giovani italiani appena laureati a partire e mollare l’Italia. Le specializzazione più richieste al momento dalle cliniche tedesche sono: psichiatria, medicina interna, chirurgia generale e neurologia”.

C’è però l’altro lato della medaglia, “noi nel nostro istituto non prendiamo tutti, c’è una selezione perché vogliamo seguire per bene tutti gli studenti e per farlo non possiamo avere più di un numero di frequentanti. E io li seguo personalmente – conclude il direttore – sono italiano e ci tengono che facciano bene in Germania”.


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