Omicidio Marianna, la disperazione del testimone al risveglio da coma  

Pubblicato da in data 22 Luglio 2019

Omicidio Marianna, la disperazione del testimone al risveglio da coma

Pubblicato il: 23/07/2019 18:44

di Roberta Lanzara

Le grida di disperazione al momento del risveglio dal coma farmacologico di Paolo Zorzi, il padovano di 45 anni testimone chiave dell’omicidio dell’amica e collega Marianna Sandonà avvenuto lo scorso 8 giugno in provincia di Vicenza, “rientrano nella norma. Il risveglio nel trauma è abbastanza consueto perchè il ricordo più ricorrente è sempre ciò che lo ha provocato”. A dirlo all’Adnkronos è Fulvio De Nigris, direttore del Centro studi per la ricerca sul coma ‘Gli amici di Luca’, membro dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità e tra i fondatori della ‘Casa dei Risvegli Luca De Nigris’, unità ospedaliera ad alta specializzazione neuroriabilitativa (codice 75) della Azienda Usl di Bologna, in convenzione con l’Associazione Onlus ‘Gli Amici di Luca’.

“Il coma farmacologico è un coma da cui ci si può svegliare; ciò non avviene sempre ma, essendo un coma indotto, la persona si può riprendere ed è attendibile che possa testimoniare, ricordare, rivivere provando le stesse senzazioni avute al momento del trauma”, come il senso di impotenza e disperazione di Paolo Zorzi, riferiti dal ‘Corriere della Sera’, quando assistette senza riuscire a proteggere l’amica alle 19 coltellate dell’ex convivente, il camionista vicentino Luigi Segnini, contro Marianna.

Ma perchè si ricorda l’evento traumatico? “Non posso dirlo con certezza”, risponde De Nigris, che fondò l’associazione nel 1997 per provvedere, attraverso un appello alla solidarietà, alle cure necessarie per risvegliare il figlio, Luca, ragazzo di 15 anni in coma per 240 giorni e purtroppo scomparso nel 1998. “Accade di solito – prosegue – che chi esce dal coma ricordi subito ciò che ha vissuto quando è entrato in coma o in stato di non coscienza, talvolta rammentando anche ciò che riuscì a percepire all’esterno senza però poterlo comunicare”.

“Sono numerosi i casi in cui chi si risveglia ha potuto testimoniare”, spiega il promotore della Casa dei Risvegli, unità ospedaliera fortemente appoggiata in varie iniziative di raccolta fondi anche da Fabrizio Frizzi che la inaugurò insieme a Gianni Morandi e Alessandro Bergonzoni.“La testimonianza è possibile perchè contrariamente a quanto si legge sui giornali il risveglio non è quasi mai miracoloso”, ma quasi sempre progressivo, “molto complicato, privo di scorciatoie, lento e necessita di molti sostegni, assistenza familiare e multidisciplinare”, afferma.

“Ci sono parametri di valutazione come la Scala di Glasgow (una scala di valutazione neurologica utilizzata da personale medico ed infermieristico per tenere traccia dell’evoluzione clinica dello stato del paziente in coma – ndr), abbastanza attendibili”, spiega De Nigris. Se poi, dopo il risveglio la ricostruzione attraverso i ricordi è piena anche di dettagli, come nel caso di Zorzi addirittura la lista degli oggetti che l’amica voleva restituire all’ex convivente, allora, conclude l’esperto, “il riscontro oggettivo si costruisce anche attraverso altri tipi di testimonianza”.


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