Grandi federazioni contro Malagò, l’ultima guerra dello sport italiano 

Pubblicato da in data 30 Luglio 2019

Grandi federazioni contro Malagò, l'ultima guerra dello sport italiano

(Afp)

Pubblicato il: 31/07/2019 19:21

Ma che succede al Coni? Perché sta esplodendo l’istituzione dello sport italiano? Perché le 5 maggiori federazioni (Calcio, Tennis, Basket, Volley e Nuoto) si rivoltano contro il presidente Malagò che a loro dire si sarebbe messo di traverso alla ‘rivoluzione’ voluta dal governo con la nascita di “Sport e Salute”? E perché sempre Malagò a pochissime ore dall’ultimo passaggio politico sulla trasformazione del Coni ha ipotizzato ripercussioni da parte del Comitato olimpico internazionale salvo poi, stamattina, fare marcia indietro dopo le accuse del sottosegretario Valente e del presidente del basket Petrucci (uno dei cinque firmatari dell’appello a Malagò a firmare il contratto di servizio con Sport e Salute)?

La vicenda parte da lontano e viaggia in parallelo su due binari: il primo è collegato al testo noto da tempo che arriva in Senato per l’approvazione della riforma del Coni approvata alla fine dello scorso anno, il secondo si ricollega appunto al contratto di servizio che vede allo stesso tavolo Malagò e Sabelli per definire gli assetti del nuovo Coni anche a livello di personale perché ci sarebbero ‘aree’ che starebbero a metà tra il Coni e Sport e Salute.

Malagò rivendica il diritto di difendere la tradizione e l’autonomia del Coni che a suo dire sarebbero messe a serio rischio dalla riforma, tradizione e autonomia che per il presidente del Coni rappresentano il dna degli altri comitati olimpici. I detrattori del presidente invece sostengono l’esatto opposto e fanno ricadere su di lui la responsabilità di aver alzato un polverone quando si era ormai in dirittura d’arrivo (“perché la querelle con il Cio non l’ha sollevata due mesi fa quando si è conosciuto il testo ma l’ha tirata fuori solo a pochi giorni dall’approvazione finale?” si domanda un presidente di federazione) al solo scopo di far saltare il tavolo. E questo, specificano gli accusatori di Malagò, sarebbe avvenuto nella sua contestata audizione allorché il presidente ha attaccato la riforma spiegando che non sarebbe conforme alla Carta olimpica.

Un affondo che molti hanno interpretato come una minaccia, arrivata dal Cio, di sospendere il Comitato olimpico italiano. Da qui l’ira dei presidenti delle federazioni che rinfacciano a Malagò il tentativo di coinvolgere la massima istituzione internazionale dello sport in questioni politiche interne. Insomma, un caos. Chi si dice contrario all’attivismo del presidente nelle ore cruciali della rivoluzione dello sport italiano, ipotizza che Malagò stia giocando le sue ultime carte sperando di allungare i tempi, comunque oltre la scadenza prevista, approfittando magari della situazione politica in continua evoluzione e a rischio di caduta del governo. Malagò ovviamente rispedisce indietro ogni accusa spiegando di lavorare solo ed esclusivamente per il bene dello sport tricolore.

Il paradosso è che sullo sport italiano oggi si è consumata una pagina non proprio edificante: praticamente in contemporanea nella sala della Giunta c’era Malagò con i rappresentanti delle olimpiadi invernali di Milano e Cortina (il governatore Fontana ha rinunciato a scendere a Roma e ha mandato il suo assessore Rossi), e nella sala d’onore del Coni, al piano di sopra, Giorgetti e Sabelli hanno incontrato i presidenti delle federazioni per illustrare la nuova governance del Coni. A quest’ultimo appuntamento il presidente Malagò non è stato invitato, Gravina e gli altri hanno invece applaudito la relazione di Sabelli. Al di là delle dichiarazioni di circostanza e dei tentativi di appianare i dissidi con l’annuncio del presidente di Sport e Salute, Rocco Sabelli che “a giorni arriverà la firma sul contratto di servizio con il Coni, non capisco le polemiche”. E chi vuol capire, capisca.


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