L’allarme: “Recessione sud nel 2019” 

Pubblicato da in data 31 Luglio 2019

L'allarme: Recessione sud nel 2019

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Pubblicato il: 01/08/2019 12:44

Nel 2019 il pil del sud calerà dello 0,3% mentre il resto del paese crescerà dello 0,3% aumentando la divaricazione che, “all’interno di un paese fermo porta il Mezzogiorno in recessione”. Lo afferma il direttore dello Svimez, Luca Bianchi, in occasione dell’anticipazioni e del rapporto ‘L’economia e la società del mezzogiorno. “Questo alimenta grande preoccupazione anche per l’impatto sulla dinamica dell’occupazione, già negativa al sud e che può peggiorare ulteriormente”.

L’Italia nel corso dell’anno farà registrare una sostanziale stagnazione, con incremento lievissimo del pil del +0,1% e una crescita zero dell’occupazione (considerando nella stima il peso crescente della cassa integrazione). Il pil del Centro-Nord dovrebbe crescere poco, di appena lo +0,3%. Nel Mezzogiorno, invece, l’andamento previsto è negativo, una dinamica recessiva: -0,3% il pil. Nell’anno successivo, il 2020, la Svimez prevede che il pil meridionale riprenderà a salire segnando però soltanto un +0,4% (anche l’occupazione tornerà a crescere, se pur di poco, con un +0,3%). Migliore l’andamento delle più importanti variabili economiche nel Centro-Nord, con un incremento del prodotto interno lordo pari a +0,9%, ma comunque non in grado di riportare l’Italia su un sentiero di sviluppo robusto (nel 2020, l’aumento del PIL nazionale sarà del +0,8% e dell’occupazione del +0,3%).

Le cause di queste prospettive poco incoraggianti per l’economia italiana, spiega lo Svimez, ”vanno ricercate in primo luogo nella decelerazione del commercio mondiale, sottoposto a pressioni crescenti, dall’improvvisa fiammata protezionistica alle forti tensioni in diverse parti del mondo”.

Secondo il rapporto, inoltre, l’aumento dell’iva il prossimo anno, per effetto delle clausole di salvaguardia, pesarebbe in misura maggiore al sud rispetto al resto del paese. Lo Svimez stima una traslazione sui prezzi al consumo pari all’85% nel mezzogiorno rispetto al 63% del nord. Svimez ha calcolato l’impatto negativo sul pil conseguente a un’eventuale aumento dell’iva, per effetto della mancata sterilizzazione delle clausole di salvaguardia: se pesano per un -0,33% sull’economia nazionale, questa cifra si scompone territorialmente in un -0,30% al Centro-Nord e in un -0,41% al Sud. L’impatto maggiore al Sud dell’aumento dell’iva è legato a due ordini di fattori. Il primo è l’effetto regressivo che una manovra sull’iva determina maggiormente nel Mezzogiorno, dove i redditi sono strutturalmente più bassi e la capacità di spesa reale dei consumatori è minore.

Il secondo attiene alla trasferibilità dell’incremento dell’iva sui prezzi finali, che è maggiore al Sud rispetto al resto del Paese: infatti, mentre a livello nazionale, la Svimez stima una traslazione dell’incremento dell’Iva sui prezzi al consumo intorno al 70%, l’incidenza è territorialmente diversa e scende al 63% nel Centro-Nord, mentre sale all’85% al Sud. Questo aumento, se attuato, ”azzererebbe la prevista crescita del Mezzogiorno nel 2020”.

“L’indebolimento delle politiche pubbliche al sud incide significativamente sulla qualità e dei servizi erogati ai cittadini” in particolare sul fronte sicurezza, scuola e sanità, rileva quindi lo Svimez, che spiega inoltre come il divario “è dovuto soprattutto a una minore quantità e qualità delle infrastrutture sociali e riguarda diritti fondamentali di cittadinanza”.


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