tute blu pronte a rinnovo contratto, aumentare minimi salario +8%  

Pubblicato da in data 31 Luglio 2019

Tute blu pronte a rinnovo contratto, aumentare minimi salario +8%

Pubblicato il: 01/08/2019 17:42

Dopo oltre 10 anni di divisioni, Fim Fiom e Uilm archiviano incomprensioni e divergenze ed aprono ad una nuova stagione unitaria presentando una piattaforma condivisa con cui sedersi insieme al tavolo di trattativa che porterà al rinnovare del contratto nazionale per il triennio 2020-2022 in scadenza il 31 dicembre prossimo. Un documento che sarà girato a Federmeccanica per l’avvio del confronto a stretto giro di posta non appena avrà incassato il voto dei circa 1,4 milioni di tute blu occupate nel Paese. Obiettivo, spiegano i sindacati, recuperare il potere d’acquisto che i lavoratori hanno continuato a perdere causa crisi anche in questi ultimi anni: per questo, tra le richieste avanzate dai sindacati spicca quella di un aumento dei salari minimi dell’8% che si tradurrebbe in un incremento delle buste paga di non meno di 153 euro al mese calcolati sul 5^ livello.

“I metalmeccanici denunciano i salari minimi più bassi d’Europa”, denunciano Fim Fiom e Uilm che associano alla richiesta anche la conferma dell’attuale meccanismo dei flexible benefits ma con una maggiorazione dell’importo a 250 euro e un aumento a 700 euro annui dell’elemento perequativo a beneficio di quei lavoratori che non fanno contrattazione di secondo livello. Tra le altre richieste l’avvio di una staffetta generazionale; il tetto percentuale massimo per l’utilizzo di tutti i rapporti di lavoro a tempo, quello determinato, in somministrazione, compreso lo staff leasing e la riduzione del periodo massimo di lavoro a termine per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro. A questo si associa anche la richiesta di un incremento della percentuale dei part-time e di un adeguamento della maggiorazione del lavoro supplementare; l’impegno delle imprese a negoziare progetti per la conciliazione vita-lavoro e per il sostegno ai genitori.

Focus da parte dei metalmeccanici anche sul lavoro 4.0: di fronte ai processi di ristrutturazione e di riorganizzazione e in caso di maggior utilizzo degli impianti, chiedono i sindacati, va previsto “l’esame congiunto in sede aziendale” per valutare gli effetti della maggiore produttività sul lavoro, a partire dall’occupazione, sugli orari. per questo il lavoro agile e telelavoro andrebbe definito all’interno del contratto nazionale quale modalità flessibile di esecuzione della prestazione di lavoro, utile alle diverse e nuove esigenze dei lavoratori e delle aziende, prevedendo uno schema quadro per facilitarne l’applicazione.

Soddisfatti i leader sindacali che ritornano insieme al confronto con Federmeccanica: “è il momento di aumentare i salari e costruire un contratto che abbia a cuore le competenze dei lavoratori. E’ ora che Federmeccanica accolga la sfida nei contratti e non solo nei convegni. Non si può valorizzare il lavoro con i minimi salariali più bassi d’Europa. Scommettiamo insieme sul lavoro industriale”, commenta il leader Fim, Marco Bentivogli.

Piattaforma “importante” anche e soprattutto per la Fiom:” è la prima piattaforma unitaria dei metalmeccanici dal 2006. Una piattaforma che si pone l’obiettivo di rispondere alla giusta richiesta dei lavoratori di un aumento consistente delle retribuzioni e di fare i conti con i cambiamenti intervenuti in questi anni nel mondo del lavoro e nei modelli organizzativi delle imprese. È importante aver definito il vincolo del percorso democratico con il voto dei lavoratori sulla piattaforma e sull’eventuale accordo”, spiega il segretario generale Francesca Re David.

Soddisfatto anche il leader Uilm, Rocco Palombella: “se nel rinnovo 2016 abbiamo puntato su un rafforzamento del welfare contrattuale, in questo del 2020 abbiamo concentrato le nostre richieste su rilevanti incrementi salariali nelle retribuzioni minime. Infatti, la nostra richiesta si pone l’obiettivo di colmare un deficit negativo che è stato provocato dai lunghi anni di crisi e da un calo del potere di acquisto dovuto anche all’alta tassazione che grava sul lavoro dipendente.”


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