Strage Bologna, spuntano 2 note Sismi: ‘minacce palestinesi’ prima della bomba  

Pubblicato da in data 2 Agosto 2019

Strage Bologna, spuntano 2 note Sismi: prima di bomba 'minacce palestinesi'

(Fotogramma)

Pubblicato il: 03/08/2019 14:14

All’indomani della ricorrenza per la strage di Bolognaspuntano due documenti del Sismi che riaprono quella “pista palestinese” sempre sconfessata dal presidente dell’associazione delle vittime, Paolo Bolognesi, e archiviata di recente dalla procura felsinea. Sono due note con classificazione “riservatissimo” che parlerebbero delle minacce di attentati all’Italia da parte del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp) a ridosso delle stragi di Bologna e Ustica, e che potrebbero fare parte – il condizionale è d’obbligo – di quelle annotazioni del Sismi compulsate da alcuni parlamentari di vari partiti di cui è vietata la divulgazione perché coperte dal segreto.

I parlamentari che hanno chiesto alla Camera l’immediata desecretazione di questi atti fanno capire di aver letto cose clamorose sulla bomba di Bologna ma di essere vincolati al segreto perché le massime istituzioni dello Stato, a quasi 40 anni dall’attentato alla stazione, ancora non si decidono ad aprire gli archivi. Uno di questi parlamentari, l’ex deputato Carlo Giovanardi, si è addirittura spinto oltre citando le date degli atti coperti dal segreto.

Di fatto questi due documenti sono diventati improvvisamente “pubblici” perché finiti chissà come nei faldoni giudiziari di un’altra inchiesta per strage, quella per l’esplosione di Piazza della Loggia a Brescia avvenuta il 28 maggio 1974. A scoprirli, fra milioni di pagine depositate, lo storico-ricercatore Giacomo Pacini, autore di un saggio (“Il lodo Moro, l’Italia e la politica mediterranea, appunti per una storia”) inserito nel libro “Aldo Moro e l’intelligence” (editore Rubbettino) dove per l’appunto affronta il tema del presunto accordo fra palestinesi e Italia per non compiere attentati nel nostro Paese in cambio di una libertà di movimento e di transito delle armi, ribattezzato “Lodo Moro”.

Ma cosa racconterebbero i documenti inediti del Sismi citati da Pacini nel libro e pubblicati integralmente sulle pagine Facebook di più ricercatori e studiosi degli anni di piombo? Riporterebbero i disperati tentativi del capocentro di Beirut dei nostri servizi segreti, colonnello Stefano Giovannone (nome in codice Maestro), di convincere i referenti italiani a soddisfare le richieste del Fronte popolare per la liberazione della Palestina onde evitare stragi e incursioni terroristiche in Italia. Le richieste/minacce dei palestinesi riferite dai nostri 007 – stando a quanto ritrovato nel fascicolo di Brescia da Pacini – vertevano sull’assoluzione del giordano Abu Saleh, residente a Bologna, capo della cosiddetta Sezione-Italia del Fplp, fiduciario dell’organizzazione palestinese in contatto proprio con il colonnello del Sismi, Giovannone.

Il nome di Saleh venne fuori dopo che nel novembre 1979 i carabinieri, a Ortona in Abruzzo, fermarono tre esponenti dell’Autonomia operaia romana con due missili terra aria tipo Strela nascosti in un furgone. Uno di questi autonomi, militante del “collettivo policlinico” risultò infatti collegato a Saleh.

Nelle due note del Sismi, l’Fplp chiederebbe energicamente la liberazione di Saleh e la riduzione della condanna inflitta agli autonomi pena ritorsioni. I due documenti degli 007 analizzati da Pacini e pubblicati dai ricercatori sui social (uno risalente al 24 aprile 1980 e l’altro al 12 maggio successivo) arrivano a riportare tra virgolette le minacce di ritorsioni gravissime da parte del Fronte, spiegando che qualora non fosse stata data risposta positiva al loro ultimatum l’Fplp “avrebbe ripreso dopo 7 anni la propria libertà d’azione nei confronti dell’Italia, dei suoi cittadini e dei suoi interessi con operazioni che potrebbero coinvolgere anche innocenti“.

A questi due documenti ne potrebbero seguire molti altri, se si dà per buona la rivelazione di Giovanardi che ha riferito d’aver visto note successive agli appunti in questione, l’ultima delle quali risalirebbe al 27 giugno 1980, giorno della strage di Ustica.

La rivelazione da parte dei ricercatori di questi documenti segretissimi sì inserisce nelle polemiche scaturite dalla richiesta di una commissione d’inchiesta sui fatti del terrorismo avanzata l’altro giorno alla Camera da rappresentanti di vari partiti, da Forza Italia a M5S, da Fratelli d’Italia al Pd fino alla Lega. Polemiche scaturite dalle rivelazioni fatte da Gasparri, Giovanardi e Gero Grassi del Pd relativamente ai contenuti delle note del Sismi sulle quali è ancora opposto il segreto lasciando intendere che la verità su Bologna potrebbe non essere quella processuale.

Le parole di Grassi, ex parlamentare del Pd, hanno scatenato la reazione di Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime del 2 agosto. “Di nuovo viene tirata in ballo la pista palestinese per intralciare indagini e confondere l’opinione pubblica. Vuol dire che quelli che hanno intralciato la verità sono ancora attivi e in campo. E’ normale – attacca Bolognesi – che lo facciano gli avvocati degli imputati, ma quando si cimenta in questa operazione gente che si dice di sinistra, ecco, sappiate che non guarderemo in faccia a nessuno e andremo avanti per la nostra strada, faremo in modo che nostri avvocati perseguano questi personaggi, di qualsiasi partito siano”. Bolognesi ha anche aggiunto di concordare con la descretazione degli atti, purché fatta “in modo globale partendo da piazza Fontana, non separatamente, perché potrebbe essere un altro modo per depistare. La visione deve essere complessiva, perché una visione parziale non è utile”.

“NOTE SISMI TROVATE PER CASO IN ATTI PROCESSO PIAZZA DELLA LOGGIA” – “La nota ‘riservatissima’ del Sismi sull’ultimatum palestinese all’Italia del 1980? L’ho trovata per caso, insieme a un’altra, un appunto risalente al 24 aprile: faceva parte degli atti digitalizzati del processo di Piazza della Loggia, la strage compiuta a Brescia il 28 maggio 1974, un processo monstre in cui era entrato di tutto. Ci sono incappato per una fatalità e leggerli è stato sconvolgente: contengono un crescendo di minacce, sono chiari, sono espliciti” dice il ricercatore Giacomo Pacini, che all’Adnkronos racconta come è entrato in possesso degli appunti choc che sarebbero stati redatti dai nostri 007 a Beirut tra l’aprile e il maggio 1980.

“Come questi appunti siano finiti agli atti è veramente un mistero, perché io li ho trovati in maniera assolutamente casuale – spiega Pacini – stavo facendo una ricerca sull’ufficio affari riservati, quindi su tutta un’altra cosa, alla Casa della memoria di Brescia, e in uno dei faldoni digitalizzati a un certo punto ho trovato questi documenti, che sicuramente facevano parte dei famosi documenti del centro Sismi di Beirut e che poi ho messo nel mio saggio. In uno dei due, il più importante, quello del 12 maggio, ci sono le minacce esplicite dell’Fplp all’Italia”.

“Si tratta di documenti pubblici, liberamente consultabili – tiene a sottolineare Pacini – Fanno parte del fascicolo del pm di Brescia relativo a un processo ormai chiuso, nel cd che mi hanno consegnato ci sono quasi due milioni di documenti depositati. Certo, non c’entrano niente ovviamente con la strage di piazza della Loggia, ma in quel processo, ripeto, è entrato davvero di tutto…”.


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