Sabelli: “Così riporto allo Stato la politica sportiva”  

Pubblicato da in data 26 Agosto 2019

Sabelli: Così riporto allo Stato la politica sportiva

Rocco Sabelli

Pubblicato il: 27/08/2019 09:48

“Mi attendevo reazioni a un’esperienza che intende essere fortemente innovativa. Non c’è dubbio che si tratti di una svolta, che va affrontata con realismo, che riporta allo Stato, a una sua società, appunto Sport e Salute, la politica sportiva, e dà al Coni la sua missione originaria, quella della preparazione olimpica, analoga a quella di molti altri importanti comitati olimpici”. Lo dice il presidente e amministratore delegato di Sport e Salute, Rocco Sabelli, nel corso di un’intervista al ‘Corriere della Sera’.

Il 65enne manager indica poi le urgenze da affrontare nei primi 100 giorni alla guida di Sport e Salute. “Avviare la valorizzazione di quegli asset di cui disponiamo: i progetti che riguardano lo stadio Olimpico di Roma, la rivalutazione del Foro italico, definire la joint venture con la Federtennis nella gestione delle finali Atp a Torino, un grande evento. Seconda urgenza: la gestione delle risorse che il governo ha dato a Sport e Salute, come assegnare e distribuire quei soldi, circa 410 milioni. Sviluppare il piano ‘Sport e Periferie’ già avviato dal Coni, ora di nostra competenza, vale a dire utilizzare circa 300 milioni rivolti allo sport di base, a migliorare e sviluppare l’impiantistica polisportiva di cui il Paese ha assolutamente necessità”.

Sabelli preferisce non commentare le polemiche sul passaggio di competenze e responsabilità da Coni servizi alla sua Sport e Salute. “Mi sono astenuto dal partecipare al dibattito, dal rilasciare interviste, dal fare polemiche, anche perché non ho bisogno di strillare per cercare consensi. Non fa parte della mia cultura, in passato quando ho dovuto gestire e affrontare situazioni complesse, nel settore del trasporto aereo o in quello delle telecomunicazioni, mi sono sempre attenuto ai fatti, alla volontà degli azionisti. Perché sono gli azionisti che scelgono i manager, mai dimenticarlo”.

Sulla crisi di governo in atto non prende posizione. “Da privato cittadino non faccio il tifo per nessuno, mi muovo come sempre ho fatto in vita mia in relazione alla visione personale della realtà. Da manager e sotto il profilo professionale sto ai fatti e i fatti dicono che c’è un piano normativo nuovo, sufficientemente chiaro e solido, c’è una legge dello stato che sta producendo dei cambiamenti, baserò l’attività della società che presiedo su questo percorso. Non ho ansie particolari. Comprendo le resistenze, i freni, posso anche capirli, ma la legge approvata fissa degli obiettivi che io devo perseguire”.


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