Lamy: “imprevedibilità Trump? è il suo metodo di negoziare”  

Pubblicato da in data 27 Agosto 2019

Lamy: imprevedibilità Trump? è il suo metodo di negoziare

Pascal Lamy, ex direttore generale del Wto ed ex Commissario Ue al Commercio

Pubblicato il: 28/08/2019 16:57

(di Emmanuel Cazalé) – “Questa volatilità, questa doccia scozzese, è il modo in cui Trump fa le sue trattative. E’ il suo metodo di negoziazione. Lo ha scritto anni fa in un libro. Durante la conferenza stampa del G7 lo ha detto chiaramente rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano di questo modo di agire: ‘è il modo in cui faccio le trattative’. E’ l’arte del promotore immobiliare. Riuscire a fare un bel deal, fregare il proprio interlocutore. E’ il suo modo per fare delle pressioni, è il suo metodo e lo applica. ‘Non vi piace il mio metodo?’ dice Trump. ‘Non fa niente sono io il presidente degli Stati Uniti. Sono io che faccio le trattative'”. Così all’Adnkronos l’ex direttore generale del Wto ed ex Commissario Ue al commercio, Pascal Lamy commentando le tensioni commerciali tra gli Stati Uniti e la Cina.

Per il presidente emerito dell’Institut Jacques Delors su questo tema “ci sono tre dimensioni per affrontare il nocciolo del problema attuale: c’è la dimensione geostrategica, quella economica e quella psicologica. La dimensione geostrategica – sottolinea Lamy – vede la rivalità tra gli Stati Uniti e la Cina, una rivalità che non nasce oggi ma trent’anni fa. Ultimamente il quadro è cambiato”. Finora, osserva l’ex direttore generale del Wto dal 2005 al 2013, “eravamo in un approccio alla Kissinger (l’ex segretario di Stato americano Henry Kissinger ndr) nel senso che finora per gli Stati Uniti la Cina veniva considerata una grande potenza, che poteva influenzare gli interessi degli Stati Uniti, ma che si poteva gestire con il dialogo e i sistemi di regole”.

Oggi, spiega, “non è il presidente Donald Trump che fa cambiare il paradigma ma c’è un consensus politico a Washington che dice che oggi la Cina è una minaccia per gli Stati Uniti e che c’è una finestra di opportunità da utilizzare per fare in modo che la minaccia scompaia. Quindi siamo passati dal ‘containment’ al ‘push back’. Questa è la realtà geostrategica e politica che bisogna avere in mente, Trump o non Trump. E questa realtà ovviamente crea problemi consistenti all’Ue dal punto di vista geostrategico in questo momento”.

In questa questione c’è anche una dimensione economica del problema delle tensioni commerciali tra gli Usa e la Cina. “Gli Stati Uniti – sottolinea Lamy – hanno un importante deficit commerciale nei confronti della Cina. Quello che Donald Trump considera a torto un problema. Pensa che gli Stati Uniti siano stati derubati. E’ assurdo, completamente idiota e non ha alcun senso. Vede il commercio estero come un business ‘win-lose’ o ‘lose-win’. L’idea del ‘win-win’ non lo sfiora neanche e non lo capisce. A livello di teoria economica è assurdo”. E’ chiaro, rileva ancora l’ex direttore generale del Wto, “che non è inesatto che non ci sia un problema cinese, ad esempio, dal punto di vista delle sovvenzioni al settore statale che rappresenta il 30% dell’economia cinese”.

Ed è altrettanto evidente per Lamy che debbano essere riviste le regole commerciali. “E’ chiaro – sottolinea – che c’è qualcosa di assurdo nelle condizioni delle regole commerciali che andrebbero riviste. La Cina è entrata nel Wto molto tempo fa, quando era ancora una paese in via si sviluppo. Le regole all’interno del Wto legate alle sovvenzioni statali sono molto limitate, sulla produzione sono mediocri. Insomma le regole da anni non sono state migliorate, anche perché il Doha round non si è concluso. Le modifiche a queste regole ne facevano parte. E ricordiamoci che il Doha Round non si è concluso per le reticenze Usa sui temi legati all’agricoltura”.

E poi quindi c’è la dimensione psicologica del problema che è rappresentato dal metodo con cui Trump intende affrontare i negoziati. Queste tre dimensioni, rileva Lamy, “fanno sì che la situazione attuale sia particolarmente incerta, in particolare se si aggiunge il calo della crescita economica in Germania e il Brexit. Trump ha fatto svanire un punto e mezzo di crescita. Questa situazione crea incertezza che quindi provoca instabilità sui mercati e crea problemi alle imprese. Da questa situazione ci sono effetti depressivi su investimenti e crescita”.

Per quanto riguarda l’attuale situazione economica e in particolare il rallentamento economico in Germania che nel secondo trimestre ha registrato un calo del pil dello 0,1%, Lamy sottolinea che “in Europa ci sono delle fragilità, lo sappiamo. Siamo a fine ciclo, ci sono ancora le politiche monetarie accomodanti legate alla crisi del 2008 con tassi di interessi bassi. Le banche centrali ormai non hanno molte munizioni. Siamo in una situazione fragile, ma non dico pericolosa. E’ vero che l’Europa è più sensibile rispetto agli Usa o alla Cina ad una riduzione della crescita mondiale. Ma non siamo alla vigilia di evento drammatico, probabilmente stiamo entrando in una fase di rallentamento”.

“L’economia tedesca – sottolinea Lamy – è basata molto sulle esportazioni, troppo. Deve superare questa fase. Il fatto che la Bdi, la Federazione delle industrie tedesche, voglia più investimenti pubblici è un fatto molto raro ed è quindi molto significativo. Penso che la Germania ora vorrà meno rigore. In Germania il livello di risparmio è troppo elevato e non investe abbastanza”, spiega ancora il presidente emerito dell’Istituto Jacques Delors. Ogni paese europeo, aggiunge, “ha un problema diverso rispetto agli altri. Ma ci sono anche elementi convergenti. La Germania ha sempre eccessivamente spinto nella direzione del rigore dei conti pubblici. Il quadro generale sta cambiando e quindi penso che le cose anche a livello europeo cambieranno”.

Per quanto riguarda la situazione politica in Italia, l’ex direttore generale del Wto rileva che “il risultato dell’alleanza tra due forze populiste, tra una diciamo più di sinistra e una di destra, non è stato molto impressionante. E infatti oggi si devono rimescolare le carte”. L’Italia, osserva Lamy, “è un paese membro dell’Ue e i partiti populisti hanno capito andando al governo che non possono non tenerne conto: siamo in una comproprietà, c’è un regolamento che fissa alcune regole comuni e vanno rispettate“, sottolinea ancora. E finora, aggiunge Lamy, “non mi sembra che l’opinione pubblica italiana sia favorevole all’uscita dall’Ue”.

In tutta Europa, rileva ancora, “quello che vediamo è effettivamente una spinta populista. Nell’ultimo test, quello delle elezioni europee, abbiamo visto che la spinta si era un po’ indebolita rispetto alla precedenti elezioni”. Tuttavia, osserva l’ex Commissario Ue, “anche in altri paesi europei ci sono difficoltà politiche. Basta vedere quello che succede in Spagna e le difficoltà a formare un governo. E si arriva così alla costituzione di governi strani. Chi avrebbe mai detto che il Pd e il M5S avrebbero provato a costituire un governo insieme: un po’ di tempo fa sarebbe sembrato stravagante“.

Attualmente, aggiunge, “viviamo in un periodo pieno di turbolenze. Le cose cambiano. Non c’è niente di definitivo. Tutto è un po’ provvisorio. Perciò spesso si assiste ad un rimescolamento delle carte sul tavolo”. La situazione in Italia come in Spagna “è molto complicata e certo non aiuta. L’instabilità non favorisce l’economia. Ma devo dire che troppa stabilità non è proficuo. In Germania siamo alla fine di un ciclo politico”.

Brexit. “Continuo a pensare che ci sia molto bluff” nell’atteggiamento del premier britannico Boris Johnson quando parla dell’ipotesi di Hard brexit. “Rinunciare al mercato interno e tornare ad un mercato gestito dal Wto è come spararsi sui piedi. E’ come passare dalla serie A alla serie D senza passare dalla serie B. Non ha nessun senso, è un bluff politico. E’ nella consuetudine di Johnson”, spiega ancora l’ex direttore generale del Wto ed ex Commissario Ue al commercio sottolineando che la prospettiva di un eventuale ‘no deal’ non farà bene all’economia europea e avrà effetti depressivi. “La Brexit e di conseguenza anche il rischio di un hard Brexit – sottolinea ancora Lamy – non è un fattore positivo per nessuno. E’ molto negativo per il Regno Unito e lo stiamo già vedendo: in tre anni la crescita economica è rallentata e gli investimenti sono diminuiti. Ma non è buono per noi in Europa. Il peso economico del Regno Unito per l’Europa è del 15% ed è quindi chiaro che l’uscita dall’Ue peserà sulle imprese e sul commercio”.


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