Da Trenta a Toninelli, i ministri ‘silurati’  

Pubblicato da in data 4 Settembre 2019

Da Trenta a Toninelli, i ministri 'silurati'

Da sinistra gli ex ministri Giulia Grillo, Danilo Toninelli ed Elsiabetta Trenta (Fotogramma)

Pubblicato il: 05/09/2019 09:50

Fuori tutti: Trenta, Toninelli, Bonisoli, Grillo, Moavero Milanesi, Tria, Lezzi. Nasce il governo giallorosso ma per loro non c’è posto. “Continuerò sempre a credere che ci sia la possibilità del cambiamento. Lo devo a mio figlio, a voi e a me stessa. Buon lavoro al nuovo Governo che seguirò dal Senato” scrive su Fb l’ormai ex ministra per il Sud Barbara Lezzi, rimpiazzata da Giuseppe Provenzano. E come lei sono diversi i ministri del primo governo Conte ai quali non sarà concesso il bis.

Esce a sorpresa l’ex ministra della Salute, Giulia Grillo, che cede il ministero a Roberto Speranza di Leu. Su Fb ringrazia “chi è stato con me in questi lunghi mesi spesso in salita, condividendo le ansie e gli entusiasmi” e poi ammette: “essere ministro è stato un privilegio e un onore”. Un onore che come lei hanno avuto anche altri colleghi prima di trasformarsi in esclusi di primissimo livello. Come Elisabetta Trenta, che non è riuscita a rientrare in squadra e cede ora il posto a Lorenzo Guerini.

“Sapevo che il Movimento non mi avrebbe lasciato al ministero – confessa l’ex titolare della Difesa al ‘Messaggero’ -. Non sono contenta, non meritavo tutto questo. Sono stata una delle persone che ha lottato più di tutti contro Salvini. Voglio stare zitta perché in questo momento potrei dire di tutto e contro tutti”. Trenta lascia con l’amaro in bocca ma prima dell’apertura della crisi il suo nome aveva fatto capolino tra i sacrificabili per un eventuale rimpasto gialloverde.

Sacrificabile – e di fatto sacrificato – anche Danilo Toninelli, rimpiazzato alle Infrastrutture da Paola De Micheli del Pd. L’amarezza non la lascia trapelare ma su Fb Toninelli si lascia andare a un post fiume in cui dice di aver “donato tutto me stesso, a volte anche sbagliando, come può capitare, ma comunque nella convinzione di aver agito, giorno dopo giorno, per l’esclusivo interesse dei cittadini”. Immancabile la lista di obiettivi realizzati: dal Ponte Morandi allo sblocca cantieri, fino allo “sforzo per il rilancio del porto di Gioia Tauro”. E la Tav? Non pervenuta. Ma tant’è.

Il club degli esclusi annovera altri nomi eccellenti. In via XX Settembre non resta in sella Giovanni Tria ma arriva Roberto Gualtieri. Romano, prof di storia col pallino per la chitarra, approda alla guida del Tesoro dopo ben tre mandati al Parlamento europeo. Che dire di Moavero Milanesi? Esce dalla Farnesina e cede i galloni a Luigi Di Maio che a sua volta lascia Mise e Lavoro nelle mani dei fedelissimi Stefano Patuanelli e Nunzia Catalfo.

Per non parlare di Alberto Bonisoli, ‘silurato’ dai Beni Culturali, dove torna Dario Franceschini, tra i primi a spingere per un’alleanza M5S-Pd. Il nuovo ministro mette in tasca anche il Turismo ma la sua nomina lascia a bocca asciutta, Anna Ascani, renziana doc, che fino a ieri mattina risultava ancora in lizza ai Beni Culturali.


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