Nassiriya, Stano: “Mi sento abbandonato da forze armate”  

Pubblicato da in data 10 Settembre 2019

Nassiriya, Stano: Mi sento abbandonato da forze armate

(IPA/Fotogramma)

Pubblicato il: 11/09/2019 20:18

(di Patrizia Perilli) –

“Le sentenze si devono accettare e non si possono commentare, ma penso di non avere alcuna responsabilità. Mi sono sempre comportato da soldato prima che da comandante, come la mia etica militare mi impone, difendendo tutti i miei dipendenti, qualunque sia la casacca”. Il generale Bruno Stano è ancora disorientato. All’indomani della sentenza della Corte di Cassazione che lo condanna a risarcire le famiglie delle vittime della strage di Nassiriya, avvenuta il 12 novembre 2003 e nella quale morirono 19 italiani (12 militari dell’Arma, cinque dell’Esercito e due civili), l’ufficiale, che nel 2003 era comandante del contingente italiano in Iraq, parlando con l’Adnkronos afferma: “Non mi sento in colpa”. Questi anni di processo sono stati “un dolore continuo e costante. Non è possibile immaginare cosa ho vissuto e con me la mia famiglia”.

Stano confida di sentirsi “abbandonato, non solo dalla mia forza armata ma da tutte le forze armate. Questa sentenza crea un precedente importante. Cosa succederà al comandante in carica – osserva l’ufficiale – se dovesse verificarsi un attentato, in Italia o nei teatri operativi? Questa non è una questione che riguarda solo Stano, ma riguarda tutti i comandanti”. Si tratta, secondo l’ex comandante del contingente italiano in Iraq, di “una cosa assurda che può succedere solo in Italia. Non credo che in altri Paesi un comandante possa subire 16 anni di processo, consapevole di aver dato tutto. Dopo l’attentato non c’è stato un solo ragazzo dell’Esercito che volle tornare in Patria. Come è possibile – si chiede – che dopo 16 anni sia stato condannato solo io? In quella base c’erano anche altri comandanti, la linea di comando era lunga ma chiara, loro non hanno nessuna colpa?”

“Ci sono documenti molto espliciti: immediatamente dopo aver preso le consegne dal generale Lops, ho chiesto rinforzi. Già il 31 ottobre avevo ordinato, non consigliato, ma ordinato di predisporre ulteriori difese in tutte le basi”, afferma Stano accusato, secondo la sentenza, di aver sottovalutato il pericolo in cui si trovavano i militari italiani. “Mi accusano di non aver organizzato difese attive e passive adeguate, non mi sembra che sia corrispondente alla realtà di Nassiriya”, sottolinea. “Quando sono arrivato – racconta – ho trovato una situazione precaria, si viveva un clima diverso da quello iniziale. Ho subito chiesto rinforzi, quindi ho chiesto mezzi corazzati, elicotteri d’attacco e unità delle forze speciali ma non mi è stato dato niente, nemmeno dopo l’attentato. Quasi che far vedere mezzi corazzati fosse considerato inopportuno”.

“Tra le anomalie che ho trovato, ad esempio – rileva Stano – il contingente dei carabinieri dislocato in due basi al centro della città. Per noi dell’Esercito una cosa simile non è proprio conforme alle regole. Le città, durante le operazioni, si controllano dall’esterno verso l’interno”. L’ex comandante a Nassiriya scandisce momento per momento le fasi precedenti e successive all’attentato come a cercare ancora i motivi, le spiegazioni che lo hanno portato alla condanna. “Solo durante il processo ho scoperto che i sacchetti non contenevano sabbia ma sassolini”.

“Il Parlamento ci aveva mandato in Iraq con un codice militare di guerra, quando una Nazione manda i propri uomini in zone di guerra ci si attiene a disposizioni che in zone di pace non esistono. Posizionare le basi dentro la città, come avvenuto per la ‘Maestrale’, forse è stata una scelta infelice, in una zona di guerra non può andar bene”.


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